cinemaE’ nelle sale cinematografiche in questo momento “La sposa bambina”, film prodotto nel 2015 dalla regista e produttrice Khadija Al-Salami. La storia vera di Nojoom, bambina di 10 anni costretta a sposarsi, è raccontata attraverso flashback che spiegano la drammatica realtà dei matrimoni precoci nello Yemen. Già il nome Nojoom (che significa “le stelle”), viene cambiato dal padre in Nojoud (“nascosta”) e, pur amandola, deciderà di consegnarla ad un uomo molto più adulto di lei, seguendo le regole non scritte della cultura di appartenenza.

La pellicola ripercorre la storia attraverso gli occhi di una bambina che si ritrova moglie inconsapevole, strappata dalla sua famiglia e costretta a subire violenze e a diventare adulta in fretta, senza capire fino in fondo ciò che sta accadendo. Lo spettatore è toccato nel cuore e nella coscienza e sostiene dalla poltrona del cinema il coraggio di Nojoom/Nojoud.

Ma viene anche presentato il punto divista del padre e le motivazioni che spingono i genitori a compiere questa scelte. Si perchè da una parte troviamo il padre che combina le nozze e vende la figlia, dall’altra la madre che assiste e collabora, sottostando alle regole e al volere del marito e della società. Le violenze subite dalla bambina la spingono con grande coraggio, però, a combattere una guerra con le armi della legge e a chiedere il divorzio, a soli 10 anni.

Il film racconta la vita povera e ai limiti vissuta da contadini yemeniti e della loro cultura, nella quale si ripetono tradizioni legate all’ignoranza. Quando marito e padre vengono portati in tribunale ed interrogati la prima risposta è “quale crimine abbiamo commesso? Noi seguiamo ciò che da sempre succede nelle nostre tribù, e c’è stato un accordo fra noi”. Posta l’attenzione sui rapporti sessuali, la convinzione dei due uomini è legata alla drammatica considerazione “è mia moglie, quindi in quanto tale deve concedersi e avere rapporti con il marito”. Profonde convinzioni e agghiaccianti verità, dal punto di vista degli uomini e della cultura di appartenenza. La religione (nel film viene citata più volte la Sunna come garante del corretto comportamento) diventa il pretesto per consolidare e legittimare il desiderio di supremazia e il potere di sottomettere le donne.

Il tema difficile trattato in questo film rispecchia un problema ad oggi irrisolto: sono 70.000 secondo le Nazioni Unite le vittime ogni anni di lesioni e parti precoci a causa dei matrimoni combinati in tenera età. La regista pone l’attenzione su questo argomento avendo lei stessa dovuto subire un matrimonio a 11 anni.

Questo film/documentario rappresenta la denuncia di una realtà sconosciuta e ignorata. Ci ricorda drammaticamente che l’istruzione, la libertà, l’infanzia sono diritti fondamentali, ma che al giorno d’oggi non sono rispettati in tutto il mondo. Vi invitiamo a guardare il film e a parlarne! L’unica strada possibile per cambiare le cose è la conoscenza.

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