A cura della dott.ssa Cinzia Lusa (del Servizio Serd Ulss di Feltre)

L’avventura del tabacco ha inizio con la scoperta dell’America: la pianta, una solanacea sconosciuta in Europa, era diffusa in America dove gli indigeni ne fumavano e masticavano le foglie. Il fumare la foglia di tabacco non era solo una personale abitudine, ma rientrava sovente nel rituale di ogni riunione civile e religiosa di quei popoli. La parola “tabacos” era il termine che gli indigeni usavano per indicare l’erba secca che, arrotolata e bruciata, poteva essere aspirata.

Il tabacco ben presto cominciò a diffondersi in Europa, accompagnato dalla fama di possedere notevoli virtù terapeutiche. Nel 1560 Jean Nicot, ambasciatore francese a Lisbona, lo fece conoscere alla Corte di Francia, portandolo come omaggio alla Regina Caterina de’ Medici; in Italia fu introdotto nel 1579 dai Cardinali Santa Croce e Tornabuoni e inizialmente l’abitudine al fumo si diffuse molto anche tra i religiosi. Ma già agli inizi del 1600 l’atteggiamento nei confronti di questa abitudine cambiò e si passò ad una violenta persecuzione; in molti paesi vennero introdotti divieti e i trasgressori severamente puniti.

La stessa Chiesa, inizialmente tollerante, nel 1642 decretò la scomunica per i fumatori. Ma nonostante le proibizioni, il tabacco continuò ad essere utilizzato e talmente era diffuso che divenne impossibile applicare le sanzioni, tant’è che le misure repressive piano piano vennero abrogate o sostituite da forme di tassazione. Nel 1725 Papa Benedetto XIII, pure lui amante del tabacco, annullò la scomunica per i fumatori.

L’uso del tabacco si diffuse in tutti gli strati sociali, dal popolo all’aristocrazia, prima come tabacco da fiuto, poi sottoforma di tabacco da pipa o da sigaro.

La prima sigaretta di fabbricazione industriale venne realizzata in Francia nel 1843. Ciò favorì la diffusione dell’abitudine al fumo, che vide la sua massima espansione nei paesi industrializzati nel periodo tra le due guerre mondiali.

fumo

E’ solo a partire dai primi anni ’50 che cominciano i primi studi sulla pericolosità del fumo, ma ci vorranno almeno altri 40 anni perchè venga provata senza ombra di dubbio la responsabilità diretta del fumo nella genesi di alcuni tumori e di altre gravi patologie.

L’OMS definisce il fumo di tabacco la prima causa di morte facilmente evitabile ed è un importante fattore di rischio per molte malattie.

La gravità dei danni fisici dovuti all’esposizione al fumo di tabacco è direttamente proporzionale all’entità complessiva del suo abuso. Più precisamente sono determinanti: l’età di inizio, il numero di sigarette giornaliere fumate, il numero di anni di fumo, l’inalazione più o meno profonda del fumo.

Non dimentichiamo, inoltre, che l’abitudine al fumo crea dipendenza e se iniziare a fumare è facile non lo è altrettanto smettere.

Nonostante la diminuzione del numero di fumatori nei paesi industrializzati, resta preoccupante la percentuale di fumatori giovani. In tutto il mondo, in base ai dati dell’OMS, ogni giorno tra gli 80.000 e i 100.000 giovani iniziano a fumare ed è proprio l’Europa che ha la prevalenza più alta di uso del tabacco tra i ragazzi, in particolare tra le femmine.

In Italia il numero di fumatori in generale nel 2015 è di circa 10,9 milioni, che rappresenta il 20,8% della popolazione; 6,3% milioni sono uomini e 4,6% milioni sono donne. L’analisi della prevalenza del fumo di sigaretta tra gli uomini e le donne di varia età mostra che la parcentuale di fumatori è ancora superiore a quella delle fumatrici in tutte le fasce di età.

Si inizia a fumare mediamente a 17,9 anni con un gap tra uomini e donne di due anni circa (17 anni gli uomini e 19,1 le donne). Circa il 73% dei fumatori ha iniziato a fumare tra i 15 ed i 20 anni e il 12,9%anche prima dei 15 anni. La motivazione principale all’iniziazione al fumo di sigaretta rimane, costantemente nel tempo, l’influenza del gruppo dei pari. Rispetto alla tipologia di prodotti del tabacco acquistati si osserva una conferma, rispetto al 2014, della percentuale di fumatori che scelgono le sigarette fatte a mano (17%), i cui principali consumatori sono i giovani maschi fino ai 25 anni.

 

 

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