Archivi per la categoria ‘Adolescenza’

volantino 3 giugno

(tratto dal sito istituzionale Ulss1 Dolomiti)

IMMAGINE CORONAVIRUS

Non è facile per un adolescente essere adolescente ai tempi del corona virus. Molti dei suoi contatti, per lui importanti, sono stati eliminati: la scuola, lo sport, i momenti di incontro e di aggregazione.

Inoltre molti luoghi dove i ragazzi si sentono importanti, capiti e al sicuro sono, in questo periodo, off limits.

COME POSSIAMO AIUTARTI?

 SE PROVI ANSIA ANSIA

Ansia e paura sono reazioni comuni in questo momento. L’ansia, purchè non troppo
elevata, è quell’emozione che ti permette di mettere in atto alcuni comportamenti
“salvavita” per te e per i tuoi cari: evitare i contatti con le persone, lavarti spesso le mani,
non toccarti il viso con le mani.

informati, è fondamentale, ma scegli fonti attendibili come il Ministero della Salute o
l’Istituto Superiore della Sanità. Per mantenere l’ansia entro livelli accettabili scegli due
momenti della giornata per informarti ed evita l’iperconnessione! Potresti entrare in un
circolo vizioso in cui le notizie ricercate per curiosità diventano poi fonte di allarme.

● Se qualcosa ti preoccupa o se sei preoccupato per alcuni tuoi sintomi parlane con un
adulto di cui ti fidi, insieme troverete strategie utili per affrontare il problema.

COSTRUISCI NUOVE ROUTINE

● Cerca di pianificare le tue giornate con alcuni impegni, per esempio quelli scolastici
(seguire le lezioni, fare i compiti, studiare) e con attività piacevoli (leggere, guardare film,
chiamare qualche amico, fare qualche gioco di società con la tua famiglia o con i tuoi
fratelli) e praticando qualche esercizio fisico in casa.
Prova ad andare a letto e a svegliarti sempre alla stessa ora e alimentati in modo sano e
adeguato. Il corpo e la mente hanno i loro ritmi per mantenerle energie, soprattutto in
questo periodo.
Pratica tutte quelle attività che nella vita di tutti i giorni, spesso, per mancanza di tempo
non riesci a praticare.

CONNETTITI

Per mantenere i contatti con amici e compagni i social e tutte quelle app che ti permettono di
chattare-videochiamare i tuoi amici sono utilissime. Potreste anche darvi appuntamenti fissi
quotidiani o settimanali perché no, anche per fare insieme qualche esercizio fisico!
Attento però a mantenere dei limiti orari ed evitare di passare troppo tempo davanti alti schermi
di PC, smartphone o TV: potrebbero aumentare l’ansia, portare a mal di testa e, se usati la sera,
disturbare il sonno.

ESTERNA LE TUE EMOZIONI

In questo momento sono molte le emozioni che ti attraversano.. falle uscire!!!!! Potresti scrivere,
disegnare, recitare…..

Che cos’è la masturbazione?

La masturbazione pùo essere definita come l’auto stimolo provocato per causare le sensazioni sessuali.
L’uso della parola masturbazione suggerisce che la persona sta maneggiando le parti più sensibili del corpo al punto di procurarsi un piacere intenso che il più delle volte finisce con l’orgasmo (l’orgasmo si riferisce ad un periodo dell’eccitazione intenso provocando sia la produzione di spermatozoi che l’eiaculazione).

Per gli adulti e gli adolescenti la masturbazione finisce generalmente con leiaculazione, il momento in cui il liquido che contiene lo sperma viene emesso.

L’eiaculazione è accompagnata dall’ orgasmo; esso è cosi potente e piacevole che è impossibile paragonarlo a qualunque altra sensazione che il corpo umano può provare.

Fino a poco tempo fa, a causa delle paure e dei pregiudizi attribuiti alla sessualità, era difficile poter parlare della masturbazione…

Sono così caduti i falsi miti e le leggende sul fatto che:

  • l’attività masturbatoria sia l’espressione di menti malate;
  • produca danni al sistema neurovegetativo o ad altre parti del corpo;
  • causi l’abbassamento della vista;
  • sia all’origine della caduta dei capelli, della comparsa dell’acne o di un certo grado di gobba

Ma non ha controindicazioni?
No! Ma solo nel caso in cui l’uso di questa pratica non si trasformi in abuso.

L’abuso va inteso più sul versante psicologico che sul piano fisico.
Ce ne sono due tipi:

1. I nostri pensieri possono essere “intossicati” dall’idea fissa di masturbarsi anche quando non ce ne sarebbe bisogno.
In poche parole, ci riferiamo ai casi in cui il bisogno di masturbarsi diventi talmente incontrollabile da intaccare tutte le nostre attività quali il lavoro, lo studio, ecc.
(per esempio: se quando sei a scuola invece di concentrarti sulle attività scolastiche pensi solo all’idea di masturbarti… bè un pochino ti dovresti preoccupare!).

2. Il secondo tipo riguarda le modalità di eccitazione: se l’eccitazione e l’orgasmo avvengono solo ed unicamente in un modo, per esempio solo guardando, o solo attraverso gesti violenti, oppure solo usando certi oggetti, ecc. possiamo dire con una certa sicurezza di avere un problema connesso all’attività sessuale in generale e masturbatoria in particolare.

La pratica del sexting comporta notevoli rischi. Chi lo fa spera che questo tipo di contenuti rimangano privati tra sé e la persona con cui sono stati condivisi in quel momento. Purtroppo non sempre è così. Esiste la pornografia della vendetta, e cioè la pratica di pubblicare materiale imbarazzante, come foto e video hard fatti in casa senza il consenso dell’interessato, e spesso con tanto di nome, indirizzo e riferimenti che facciano capire di chi si tratta.

Nel 90% la vittima di tale vendetta, chiamata anche “revenge porn“, è una donna. Il video o la foto finisce su siti VM18 e le visualizzazioni schizzano alle stelle per poi finire in altri siti di porn sharing. Cancellarlo dal Web diventa impossibile. Le conseguenze del revenge porn sono depressione e stress delle vittime che pensano addirittura al suicidio. La situazione diventa decisamente peggiore se la vittima vive in un piccolo centro.

In conclusione prima di fare sexting bisognerebbe pensarci non 2 ma 2000 volte.

La miglior cosa da fare è evitare di diffondere immagini o video intimi, peggio ancora video hot che ci ritraggono. Se però dovessimo accorgerci di essere vittime del sexting, dobbiamo assolutamente ricordarci che si tratta di azioni punibili dalla legge, anche se non esiste ancora un reato apposito.

Possiamo rivolgerci alle autorità di Polizia presenti sul territorio o alla polizia postale (www.commissariatodips.it), segnalando il link dei contenuti illecitamente diffusi. Sarà comunque difficile bloccare la completa diffusione delle immagini o dei video, ma quantomeno potremo riuscire a impedirne il reiterare dell’azione e scoraggiare gli altri dal farlo.

Risultato immagine per immagini polizia postale

Se le foto riguardano minorenni, è possibile chiamare il numero gratuito 1.96.96 di Telefono Azzurro, attivo tutti i giorni dell’anno, 24 ore su 24, o contattare l’associazione via chat accedendo al sito www.azzurro.it e cliccando su CHATTA con Telefono Azzurro!

Su Facebook è disponibile anche un’app per tutelarci in Rete SOS – Il Telefono Azzurro Onlus.

E’ appena terminata la settimana nazionale della dislessia. Un ragazzo così la definisce……

“Mi piace pensare ad un dislessico come a un autista con una macchina uguale alle altre , con un motore potente, ma che, per arrivare al traguardo, deve fare una strada in salita rispetto alle altre e più lunga. Alla fine, dopo tanta fatica e impegno, arriva pure stremato, ma arriva e forse se vede intorno a se persone che lo aiutano e non lo abbandonano mai, impara qualcosa più degli altri, l’amore per i propri cari e il riconoscimento per l’impegno altrui”. (tratto da storie di dislessia….”Dislessia: Io ti conosco”)

Un tempo la dislessia non era diagnosticata e per i bambini/ragazzi  la scuola, spesso, era vissuta come un vero incubo. Oggi grazie alla diagnosi precoce e al suo riconoscimento all’interno della scuola, i ragazzi possono avvalersi di adeguati strumenti compensativi che permettono loro  di svolgere il percorso scolastico in maniera serena e gratificante.

Riportiamo un racconto di una giovane che ha vissuto la dislessia e desidera dare una testimonianza positiva ai ragazzi.     

Dyslexia

“Scrivo la mia testimonianza per rassicurare chi è vicino alla dislessia.                                                                                                                                                                                                                      In prima elementare mi è stato riscontrato il problema della dislessia, non avevo alcun problema nella lettura ma non distinguevo alcuni suoni o forme delle lettere (mi parevano uguali) es la C con G e la D con B e per questo sbagliavo a scrivere e avevo anche problemi nel ragionamento logico. Alle elementari anche se venivo isolata dalle maestre, le quale avevo soltanto avvisato i miei dicendo che ero “stupida” incapace di imparare a contare bene e scrivere correttamente, i miei genitori mi hanno fatto fare vari esami, tra cui il test di intelligenza, perché a quel tempo si conosceva poco sull’argomento. Risultai essere molto intelligente, con molta memoria e un ottimo spirito di osservazione visiva per forme e figure, da qui iniziò il mio percorso.

Incontrai (dopo averne conosciute alcune che mi facevano soltanto disegnare o fare righe dritte sui fogli, facendomi sentire parecchio fuori luogo e stupida) una brava logopedista, mi insegnò a riconoscere il suono tramite il gioco e la lettura, e soprattutto fu in grado di darmi autostima.
Successivamente durante il liceo non ebbi alcun tipo di problema in nessuna materia, avevo bei voti sia in italiano, sia in fisica, in chimica e in matematica. OVVIO Il ragionamento logico è arrivato con il tempo, ho dovuto mettere forse più impegno degli altri nei primi due anni del liceo per comprendere fisica e matematica, ma dalla terza in poi è stato sempre tutto più facile. Idem per inglese, dove bisogna studiare bene il suono delle lettere, molto diverse da quelle italiane. Gli otto iniziavano ad arrivare sempre più facilmente e sapevo di aver consolidato un mio metodo di studio.
Che dire di altro? Mi sono diplomata al liceo e ora studio per il test d’ingresso all’università.
Ho sempre creduto che la prima cosa che bisogna insegnare a un bambino dislessico e l’autostima, arrivata quella si comprendono molte cose e nulla sembra irraggiungibile.
Ps ( non ho mai avuto l’insegnante di sostegno, me la sono sempre cavata da sola, studiando e correggendomi strada facendo, ovvio i casi di dislessia più gravi hanno bisogno di una figura di sostegno, ma chi può farcela da solo deve essere spronato, non adagiarsi e pensare che ci sarà sempre un aiuto dietro).” (tratto da testimonianze sulla dislessia/blogdi Rossella Grenci)

 

Ah non dimentichiamo che quest’anno il Premio Nobel 2017 per la chimica é andato a Jacques Dubochet che è dislessico e lo ha voluto scrivere con orgoglio sul suo curriculum per incoraggiare i ragazzi ad arrivare ai loro obbiettivi.

 

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