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A cura della dott.ssa Cinzia Lusa, educatrice professionale del SERD.

La sigaretta elettronica (e-cig) è stata inventata in Cina nel 2003 con lo scopo di imitare il sistema di inalazione della nicotina con sigaretta convenzionale, senza avere gli effetti dannosi derivanti dalla combustione del tabacco. La sigaretta elettronica ha un aspetto e un sapore simili alla sigaretta convenzionale. Negli ultimi anni si è diffusa in tutto il mondo, specialmente attraverso internet.
Le nuove sigarette, già alla prima boccata, mostrano alcuni vantaggi rispetto alle tradizionali: non puzzano, non fanno cenere, non rimane il mozzicone, permettono di variare il gusto scegliendo fra decine di liquidi contenenti ogni sorta di aromi. Se si vuole si può fumare persino senza nicotina (ma solo il 3% degli utilizzatori lo fa); oppure se ne può ridurre progressivamente il contenuto, per cercare di svincolarsi dalla dipendenza da questa sostanza, pur mantenendo la gestualità alla quale i fumatori sono tanto affezionati.

Ma queste sigarette sono proprio innocue?  sigaretta-elettronica

In realtà le grandi organizzazioni mediche frenano gli entusiasmi, anche se la comunità scientifica è divisa su questo tema.
L’OMS ricorda che “occorrono studi per verificare la sicurezza di questi prodotti e ricerche che valutino le dichiarazioni delle aziende, in base alle quali i sistemi che somministrano nicotina elettronicamente possono aiutare i fumatori a smettere”.
Nel parere dell’Istituto Superiore di Sanità sta scritto: “Le sigarette elettroniche sollevano preoccupazioni per la salute pubblica e per il fatto che potrebbero rappresentare un rischio di rimpiazzare trattamenti efficaci per la cessazione del fumo”. Ed è ancora più dura la European Respiratory Society, che ritiene che “questi prodotti pongano rischi significativi per la salute anche legati alla possibilità che i liquidi usati contengano sostanze tossiche di vario tipo”.

Il Ministero della Salute in Italia ha messo almeno un punto fermo nella spinosa questione delle sigarette elettroniche: il divieto di vendita di quelle contenenti nicotina ai minori di 18 anni, tenuto conto della diffusione sempre più massiccia delle e-cig tra i giovanissimi. Tant’è che per indicare la nuova tendenza è stato perfino inventato un verbo: “svapare”, ovvero inspirare ed espirare il vapore della sigaretta elettronica.

 

A proposito di adolescenti e sigaretta elettronica due recenti studi americani hanno evidenziato che le e-cig sarebbere associate ad un aumento del rischio di passare al fumo tradizionale e di sviluppare disturbi respiratori.

Non significa che le e-cig facciano automaticamente da ponte per le altre, “lo studio indica un’associazione tra i due comportamenti, svapare e fumare, ma non chiarisce definitivamente se siano state davvero le sigarette elettroniche a indurre alcuni ragazzi a fumare o se questi avrebbero cominciato comunque o se abbia impedito ad alcuni potenziali fumatori di diventarlo davvero”. img_sigarette_elettroniche1

Il problema però è che alla resa dei conti, per adolescenti e giovani le e-cig potrebbero non essere così innocue come sembrano. Come sottolinea Roberta Pacifici, Responsabile dell’Osservatorio fumo dell’Istituto Superiore di Sanità, “che davvero facciano lentamente scivolare lungo la china del fumo tradizionale è ancora da dimostrare definitivamente, ma è indubbio che possono creare dipendenza. E questo non vale solo per quelle che contengono nicotina, ma per tutte, perchè a dare dipendenza è anche la ritualità del gesto compiuto per svapare, così simile a quello compiuto per fumare”.

A cura della dott.ssa Cinzia Lusa (del Servizio Serd Ulss di Feltre)

L’avventura del tabacco ha inizio con la scoperta dell’America: la pianta, una solanacea sconosciuta in Europa, era diffusa in America dove gli indigeni ne fumavano e masticavano le foglie. Il fumare la foglia di tabacco non era solo una personale abitudine, ma rientrava sovente nel rituale di ogni riunione civile e religiosa di quei popoli. La parola “tabacos” era il termine che gli indigeni usavano per indicare l’erba secca che, arrotolata e bruciata, poteva essere aspirata.

Il tabacco ben presto cominciò a diffondersi in Europa, accompagnato dalla fama di possedere notevoli virtù terapeutiche. Nel 1560 Jean Nicot, ambasciatore francese a Lisbona, lo fece conoscere alla Corte di Francia, portandolo come omaggio alla Regina Caterina de’ Medici; in Italia fu introdotto nel 1579 dai Cardinali Santa Croce e Tornabuoni e inizialmente l’abitudine al fumo si diffuse molto anche tra i religiosi. Ma già agli inizi del 1600 l’atteggiamento nei confronti di questa abitudine cambiò e si passò ad una violenta persecuzione; in molti paesi vennero introdotti divieti e i trasgressori severamente puniti.

La stessa Chiesa, inizialmente tollerante, nel 1642 decretò la scomunica per i fumatori. Ma nonostante le proibizioni, il tabacco continuò ad essere utilizzato e talmente era diffuso che divenne impossibile applicare le sanzioni, tant’è che le misure repressive piano piano vennero abrogate o sostituite da forme di tassazione. Nel 1725 Papa Benedetto XIII, pure lui amante del tabacco, annullò la scomunica per i fumatori.

L’uso del tabacco si diffuse in tutti gli strati sociali, dal popolo all’aristocrazia, prima come tabacco da fiuto, poi sottoforma di tabacco da pipa o da sigaro.

La prima sigaretta di fabbricazione industriale venne realizzata in Francia nel 1843. Ciò favorì la diffusione dell’abitudine al fumo, che vide la sua massima espansione nei paesi industrializzati nel periodo tra le due guerre mondiali.

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E’ solo a partire dai primi anni ’50 che cominciano i primi studi sulla pericolosità del fumo, ma ci vorranno almeno altri 40 anni perchè venga provata senza ombra di dubbio la responsabilità diretta del fumo nella genesi di alcuni tumori e di altre gravi patologie.

L’OMS definisce il fumo di tabacco la prima causa di morte facilmente evitabile ed è un importante fattore di rischio per molte malattie.

La gravità dei danni fisici dovuti all’esposizione al fumo di tabacco è direttamente proporzionale all’entità complessiva del suo abuso. Più precisamente sono determinanti: l’età di inizio, il numero di sigarette giornaliere fumate, il numero di anni di fumo, l’inalazione più o meno profonda del fumo.

Non dimentichiamo, inoltre, che l’abitudine al fumo crea dipendenza e se iniziare a fumare è facile non lo è altrettanto smettere.

Nonostante la diminuzione del numero di fumatori nei paesi industrializzati, resta preoccupante la percentuale di fumatori giovani. In tutto il mondo, in base ai dati dell’OMS, ogni giorno tra gli 80.000 e i 100.000 giovani iniziano a fumare ed è proprio l’Europa che ha la prevalenza più alta di uso del tabacco tra i ragazzi, in particolare tra le femmine.

In Italia il numero di fumatori in generale nel 2015 è di circa 10,9 milioni, che rappresenta il 20,8% della popolazione; 6,3% milioni sono uomini e 4,6% milioni sono donne. L’analisi della prevalenza del fumo di sigaretta tra gli uomini e le donne di varia età mostra che la parcentuale di fumatori è ancora superiore a quella delle fumatrici in tutte le fasce di età.

Si inizia a fumare mediamente a 17,9 anni con un gap tra uomini e donne di due anni circa (17 anni gli uomini e 19,1 le donne). Circa il 73% dei fumatori ha iniziato a fumare tra i 15 ed i 20 anni e il 12,9%anche prima dei 15 anni. La motivazione principale all’iniziazione al fumo di sigaretta rimane, costantemente nel tempo, l’influenza del gruppo dei pari. Rispetto alla tipologia di prodotti del tabacco acquistati si osserva una conferma, rispetto al 2014, della percentuale di fumatori che scelgono le sigarette fatte a mano (17%), i cui principali consumatori sono i giovani maschi fino ai 25 anni.

 

 

A cura della dott.ssa Lusa Cinzia, educatore professionale del Ser.D. di Feltre, che ringraziamo per la collaborazione e l’aiuto fornitoci.

Negli ultimi anni, alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato un’associazione tra abuso di alcol e abitudini alimentari non salutari. Il termine, inventato dai giornalisti del “New York Times”, coniato per rendere esplicite le caratteristiche di un disturbo alimentare legato all’abuso di alcol, è quello di drunkoressia.

Con questa definizione si indica un pericoloso comportamento alimentare, diffuso particolarmente tra le adolescenti: mangiare sempre meno fino a digiunare, per poi assumere rilevanti quantità di bevande alcoliche.

Anche se non è riconoscdrunkressia 1iuta ufficialmente come patologia vera e propria il numero crescente di casi fa supporre che la drunkoressia possa entrare quanto prima nel novero dei disturbi psichici relativi all’alimentazione e alle dipendenze. Sono presenti infatti alcuni criteri tipicamente patologici: consumo eccessivo di alcol, digiuni forzati, vomito autoindotto o uso di lassativi e ossessione per l’aspetto fisico.

Naturalmente le conseguenze si possono avere sia dal punto di vista fisico sia psicologico.

Bere a stomaco vuoto infatti permette all’etanolo di raggiungere il sangue più rapidamente, aumentando il proprio tasso di alcolemia con una velocità spesso pericolosa. Inoltre l’abuso di alcol può avere un impatto negativo sulla idratazione e conservazione di minerali e sostanze nutritive, esacerbando ulteriormente le conseguenze della malnutrizione.

Il consumo di alcol è ancora più deleterio se avviene in adolescenza, quando lo sviluppo psicofisico non è ancora completato e vi è maggiore vulnerabilità ai danni fisici e cerebrali alcolcorrelati.

Quando assumiamo bevande alcoliche in grandi quantità e, ancor peggio, a stomaco vuoto, non solo facciamo del male al nostro corpo ma, anche a livello psicologico, abbiamo delle ripercussioni importanti. Il nostro stato di coscienza si altera notevolmente, diventiamo disinibiti e perdiamo la consapevolezza ed il controllo delle nostre azioni, rischiando di mettere in atto dei comportamenti dannosi su noi stessi (ad esempio, rapporti sessuali a rischio, incidenti stradali,  …) e su gli altri (incidenti dove vengono coinvolte altre persone, atti di violenza, …). Ricordiamoci che, questi comportamenti possono avere delle conseguenze importanti di tipo penale.

Se senti la necessità di approfondire o di avere maggiori informazioni puoi rivolgerti al Consultorio Giovani di Feltre il giovedì pomeriggio dalle 14.00 alle 16.00 (senza appuntamento) o contattandoci direttamente da questo blog. oppure puoi telefonare al Ser.D. Giovani “Danza del Tempo”, al numero 0439 883147.

 

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Nel 2001 durante la Conferenza Ministeriale Europea dell’OMS su Giovani e alcol, è stata adottata una dichiarazione ufficiale con lo scopo di proteggere i bambini e i giovani dal consumo di alcol e di ridurre il danno causato da tale sostanza.

Se l’alcol è una sostanza dannosa in generale, lo è ancor di più per i giovani fino all’età di 20 anni circa, perchè il corpo umano non possiede ancora gli enzimi destinati alla sua metabolizzazione. Le bevande alcoliche risultano così molto più nocive per un giovane rispetto ad un adulto, perchè l’etanolo non può essere scomposto in sostanze più tollerabili, rendendo maggiormente probabili il coma etilico e situazioni piuttosto critiche dal punto di vista della salute.

Come è risaputo, l’uso di alcol in Italia è da sempre considerato parte integrante dell’alimentazione e della vita sociale, tuttavia la globalizzazione dei modelli di consumo alcolico ha portato all’ingresso di abitudini proprie dei paesi anglosassoni, che hanno coinvolto soprattutto la popolazione giovanile, come il “Binge drinking”.

Il Binge Drinking, o letteralmente “abbuffata alcolica”, è l’ubriacatura immediata, accompagnata dalla perdita di controllo. Consiste nell’assunzione di 5 o più bevande alcoliche in successione per gli uomini e di 4 o più bevande alcoliche in successione per le donne. La fascia d’età maggiormente coinvolta è quella che va dai 15 ai 24 anni, ed è fenomeno molto comune tra i maschi, specialmente durante l’adolescenza ed in prossimità della maturità.

Gli episodi di queste abbuffate alcoliche sono contraddistinti da consumo eccessivo e assunzione troppo rapida di alcol, bere fino a sentirsi male e ad ubriacarsi, specialmente in compagnia e/o rispetto ad un qualche evento.

I rischi che il Binge Drinking può portare sono i medesimi di tutte le sostanze che provocano dipendenza. Il primo è senza dubbio la guida in stato d’ebbrezza, pericolo per gli altri, oltre che per il bevitore. A lungo termine invece si possono avere problemi sulla salute psicofisica, come il peggioramento delle prestazioni scolastiche e/o lavorative, l’introduzione all’uso di droghe e attività sessuali non pianificate, con il rischio, quindi, anche di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. Le bevute hanno inoltre influenza sull’umore, che può oscillare tra l’euforia e l’abbattimento morale, fino alla depressione. Si possono presentare anche problemi di concentrazione e della memoria, con conseguenze pesanti nella vita di tutti i giorni; le amicizie, i rapporti affettivi e le dinamiche familiari rischiano di venir sconvolte.

 

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“Un sms per dire no a droga e bullismo” è un progetto voluto dal Ministero dell’Interno che coinvolge anche la nostra provincia. Si tratta di un’iniziativa nata con l’intento di tutelare il mondo dei giovani e di potenziare le azioni di prevenzione.
Può succedere, soprattutto nelle scuole, di assistere a situazioni in cui qualcuno fa il bullo oppure spaccia droga e di non sapere come comportarsi… il 43002 corre in vostro aiuto! Nel momento in cui si è a conoscenza di comportamenti che possono diventare pericolosi, è possibile ed importante segnalarli a questo numero.
La procedura è molto semplice… si invia un sms al 43002, indicando prima di tutto il nome della provincia di provenienza (per esteso, quindi nel nostro caso Belluno) e poi l’episodio che viene considerato preoccupante. In questo modo parte la segnalazione che, una volta arrivata in Questura, sarà poi trattata dalla Polizia o dai Carabinieri.
E’ importante sapere che il messaggio è gratuito e che alla Questura compare il numero telefonico dell’inviante, che potrebbe essere ricontattato dalle Forze dell’Ordine per eventuali chiarimenti.  Inoltre, se l’utente non indica in maniera corretta la provincia, il sistema lo avviserà in modo tale che possa correggere l’errore entro 30 minuti.
Grazie al 43002 potete quindi essere d’aiuto per mettere in evidenza situazioni che possono diventare pericolose, ricordando però che questo numero non sostituisce quelli d’emergenza (113,112) che vanno comunque contattati quando c’è bisogno di un intervento immediato!

Nella cronaca recente nazionale viene citata frequentemente questa nuova moda che sta dilagando fra i giovani italiani: dare pugni a passanti sconosciuti per divertiemento. Lo scopo del “gioco” è dimostrare il proprio coraggio, provando a “stendere” con un solo pugno l’ignaro passante. E’ una moda nata negli USA, che per emulazione si sta diffondendo in Italia, passando per altri stati europei (come la Gran Bretagna). Vari casi sono stati registrati a Milano, Roma, Torino, Napoli, Venezia…. Immancabile, il video postato successivamente su youtube, come documento dell’azione compiuta, esempio da commentare e imitare.

77364_knockoutViolenza e bullismo. Parole che risuonano anche in questi episodi sopracitati. Il divertimento sembra collegato alla violenza e, più ci sono danni fisici nell’altra persona, più ci si diverte. Violenza collegata alla noia che sembra pervadere la quotidianità di molti adolescenti. <<Ho voglia di picchiare qualcuno. Adesso do un pugno a quello>> ha confidato un quattordicenne ai suoi compagni durante la ricreazione, in una scuola di Torino.  Il ragazzo è stato denunciato. Queste aggressioni hanno una caratteristica particolari: avvengono, infatti, in luoghi affollati perchè la violenza deve essere ammirata. Non ci sono scopi legati a furti di oggetti o di vendette personali: i protagonisti del knockout game non si conoscono.

Non solo coetanei nel mirino dei teenager: anche numerosi pensionati sono stati colpiti da questa moda. << Ti prendono alla sprovvista quando sei distratto e colpiscono forte per non farti reagire>> commenta una vittina intervistata (Corriere della Sera – Roma, venerdì 21 novembre 2014).

Il “gioco” ora, inoltre, sembra essere evoluto nelle sue forme: le vittime non sono soltanto pedoni, ma alcuni episodi riguardano autisti di ciclomotori.

La violenza è il filo conduttore di queste azioni. Violenza come distruzione, è l’espressione esterna di un vissuto interiore, di un’energia che si origina nella mente e viene espressa attraverso il comportamento. La violenza è spesso giustificata da un bisogno di proteggersi da un “nemico”. Quest’ultimo può essere pirncipalemente di tre tipi: cioè che è estraneo, ciò che rappresenta l’autorità e, infine, ciò che è debole. In ogni caso alla base delle azioni c’è un conflitto interiore di chi le commette, anche se non del tutto consapevole.

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Commettere atti di violenza nel knockout game viene giustificato dal “divertimento”, come se fare del male ad uno sconosciuto provocasse piacere in chi lo fa. Forse il problema sta a monte, in adolescenti che vivono momenti difficili e sono costretti a gestirli da soli, per mancanza di adulti capaci di ascoltarli e seguirli. Ragazzi che a casa sembrano angioletti e lungo il marciapiede si ritrovano ad agire violenza verso un ignaro passante. Come si è arrivati a tutto questo? Probabilmente ignorando campanelli d’allarme (a casa e a scuola) fra i quali, oltre all’aggressività verbale, possiamo inserire anche il silenzio.

E il rispetto? Anche in questo settore gli adulti dovrebbero porsi alcune domande, perchè forse l’educazione è un po’ superficiale. Rispetto che si impara in primo luogo a casa, e poi a scuola, luoghi privilegiati di formazione degli adulti del futuro. Anche riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni sembra un’abitudine fuori moda… che sta lasciando lo spazio ad altre “mode” più pericolose.

Se hai assistito a scene di violenza o ne sei vittima (nel senso sia che la subisci sia che è l’unico mezzo con il quale ti relazioni agli altri) non esitare a contattarci allo 0439-883170 o a scriversi a nuvoleinviaggio@consultoriogiovanifeltre.net! Nel prossimo post vi parleremo anche di una importante iniziativa dedicata a queste problematiche.

 

Molti ragazzi pensano che le raccomandazioni a non usare alcun tipo di droghe siano solo allarmismi. Ma…purtroppo non è così. Cerchiamo di capire il perché.

Il cervello comincia la sua maturazione acquisendo gli stimoli del mondo esterno a partire dalla nascita, ma completa tale processo tra i 20 ed i 21 anni con importanti varianti individuali. Come è comprensibile, durante tutto questo processo, le cellule cerebrali sono particolarmente sensibili e la loro fisiologica e naturale maturazione può venire facilmente alterata e deviata dai forti stimoli provenienti dall’esterno, quali quelli derivanti dalle droghe e dall’alcol.

Tutte le sostanze stupefacenti sono psicoattive (ossia capaci di modificare il funzionamento del nostro cervello) e in grado di conseguenza, anche a basse dosi, di interferire con questa maturazione cerebrale.

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Risulta quindi evidente che se il cervello di un ragazzo in piena maturazione viene bombardato con sostanze in grado di stimolare enormemente e intossicare le cellule nervose in evoluzione, non potrà avere uno sviluppo fisiologico ma sarà deviato dal suo naturale percorso di maturazione. I danni quindi che queste sostanze sono in grado di produrre nel cervello dei giovani scardinano importanti e delicati sistemi neuropsicologici, creando, oltre a documentabili danni fisici, anche il persistere di percezioni alterate del proprio essere e del mondo esterno, che possono perdurare per molto tempo se non addirittura per tutta la vita, condizionando le emozioni, i pensieri, il “volere” e, in ultima analisi, il proprio comportamento.

Per concludere, evidenziamo che quei ragazzi che usano in età adolescenziale droghe e alcol, espongono se stessi ad una violenza neurologica e psichica di cui ignorano, ahimè, la gravità.

dipendenza

Diventare dipendenti da una sostanza tossica non è un evento che accade da un momento all’altro. All’inizio si beve, si fuma, si usano sostanze stupefacenti perché dà piacere e perchè si ha voglia di trasgredire. Ma quando si inizia a sentirsi troppo legati a tali sostanze il piacere diminuisce e il rischio aumenta: si inizia a credere di aver bisogno di assumerle per stare bene o meglio. E’ quindi una situazione che sopraggiunge un po’ alla volta, senza che ce ne accorgiamo.

Le sostanze stupefacenti non sono necessarie per la vita, non sono necessarie per un sano e normale sviluppo della persona (anzi!), né aiutano a divertirsi di più. Il loro consumo diventa uno stile di vita e nel tempo possono provocare dipendenza.

Chi usa sostanze stupefacenti diviene vittima di una doppia dipendenza:

  1. dipendenza fisica legata alla presenza di sintomi di astinenza a livello fisico, se non si assume la sostanza
  2. dipendenza psichica, che è una dipendenza più complessa, legata ad un piacere dal quale è difficile rendersi autonomi ed in particolare all’abitudine di compiere le stesse azioni per un lungo periodo di tempo, arrivando persino ad impostare la propria vita in funzione delle sostanze.

Ognuno può scegliere il proprio stile di vita: libero, drug free, sano, dipendente, nella consapevolezza però che le scelte personali ricadono e/o influiscono sullo stile di vita e quindi sul benessere presente e futuro anche dei propri familiari e delle persone che ci stanno vicino.

Meditate giovani, meditate…

a cura di: dott.ssa Cinzia Lusa (Educatrice Professionale Serd ULSS 2 Feltre)

 

“Nek nomination” è il nome di una delle ultime mode fra gli adolescenti; la traduzione letterale della parola è NECK=collo della bottiglia, NOMINATION= nomina di una o più persone. Si tratta di una competizione alcolica: vince chi beve più velocemente mezzo litro di un alcolico o supercalcolico a scelta. Per assicurarsi che la persona partecipi al gioco deve filmarsi mentre beve il contenuto della bottiglia nel minore tempo possibile, per poi pubblicare in internet il proprio filmato, con nomina di altri tre compagni/amici che a loro volta continueranno la catena, pena regalare una cassa di birre o bottiglie di superalcolici se non si rispetta il gioco. Oltre a questa conseguenza “economica” ce n’è un’altra forse più pericolosa: se non si beve il contenuto della bottiglia o se lo si fa troppo lentamente si verrà derisi in rete dagli “amici”. È una sfida “a tempo”: i ragazzi nominati devono rispondere alla sfida entro 24 ore.

nek nomination

Questo gioco ha le sue origini in Australia, ed è dilagato in America fino ad arrivare in Europa ed è già responsabile di almeno 5 vittime…

Vorremmo riflettere con voi sulle molte sfaccettature di questa nuova moda. Oltre al tema dell’uso di alcol, con tutte le conseguenze fisiche e psicologiche che ciò comporta nello sviluppo dell’adolescente, c’è anche la questione della notorietà che i ragazzi ricercano attraverso la rete, nel cosiddetto “palcoscenico mediatico”, evidenziato dal numero di visualizzazioni del proprio video in rete.

Nell’età adolescenziale l’aspetto della sfida e della trasgressione rappresenta un aspetto naturale nell’evoluzione. In questo caso i ragazzi sfidano il proprio corpo e i propri limiti, ben consapevoli di ciò che l’alcol provoca come ad esempio perdita del controllo, disinibizione, rallentamento dei riflessi, euforia… Il video diventa un modo per farsi conoscere, il numero di mi piace ha un effetto positivo sull’autostima soprattutto dei ragazzi più timidi e insicuri “se mi comporto così tutti mi vedono, mi conoscono e mi considerano un eroe”.

Ma quali sono le conseguenze? Se in un primo momento gli adolescenti che partecipano a questo “gioco alcolico” si sentono appoggiati, visti da un ampio pubblico, considerate persone coraggiose …c’è da domandarsi: e se la settimana prossima ci si pentisse? Il filmato sarà stato visualizzato da tutti gli amici, e magari anche da persone non proprio vicine e conosciute e …può essere stato scaricato da qualcuno. Qualche malintenzionato utilizzerà il materiale per ricatti e per rovinare la reputazione dell’ “eroe”. E non solo nei giorni seguenti, ma anche a distanza di molto tempo, anche anni. Quindi sorge spontanea una domanda: come saranno i rapporti fra due amici, due compagni di classe, due compagni di squadra, dopo molto tempo? Il o la protagonista del video con la neknomination può essere preso di mira e subire minacce anche a distanza di anni da quello che si definiva “amico”.

Ma al di là di queste possibili conseguenze (più reali di quanto si possa immaginare) è necessario chiedersi se c’è proprio bisogno di “scolarsi” mezzo litro di birra solo per dimostrare qualcosa a qualcuno…  Se non si vuole rompere la catena, perchè non utilizzare altre forme di visibilità o di accettazione sociale che non compromettano la propria salute e l’immagine personale?

stop-nek-660x320  Se vi accorgete di aver compiuto un atto di cui vi siete pentiti, parlate con un adulto di cui vi fidate che vi potrà aiutare. Potete anche rivolgervi al Consultorio Giovani per una consulenza gratuita!

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