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Nella cronaca recente nazionale viene citata frequentemente questa nuova moda che sta dilagando fra i giovani italiani: dare pugni a passanti sconosciuti per divertiemento. Lo scopo del “gioco” è dimostrare il proprio coraggio, provando a “stendere” con un solo pugno l’ignaro passante. E’ una moda nata negli USA, che per emulazione si sta diffondendo in Italia, passando per altri stati europei (come la Gran Bretagna). Vari casi sono stati registrati a Milano, Roma, Torino, Napoli, Venezia…. Immancabile, il video postato successivamente su youtube, come documento dell’azione compiuta, esempio da commentare e imitare.

77364_knockoutViolenza e bullismo. Parole che risuonano anche in questi episodi sopracitati. Il divertimento sembra collegato alla violenza e, più ci sono danni fisici nell’altra persona, più ci si diverte. Violenza collegata alla noia che sembra pervadere la quotidianità di molti adolescenti. <<Ho voglia di picchiare qualcuno. Adesso do un pugno a quello>> ha confidato un quattordicenne ai suoi compagni durante la ricreazione, in una scuola di Torino.  Il ragazzo è stato denunciato. Queste aggressioni hanno una caratteristica particolari: avvengono, infatti, in luoghi affollati perchè la violenza deve essere ammirata. Non ci sono scopi legati a furti di oggetti o di vendette personali: i protagonisti del knockout game non si conoscono.

Non solo coetanei nel mirino dei teenager: anche numerosi pensionati sono stati colpiti da questa moda. << Ti prendono alla sprovvista quando sei distratto e colpiscono forte per non farti reagire>> commenta una vittina intervistata (Corriere della Sera – Roma, venerdì 21 novembre 2014).

Il “gioco” ora, inoltre, sembra essere evoluto nelle sue forme: le vittime non sono soltanto pedoni, ma alcuni episodi riguardano autisti di ciclomotori.

La violenza è il filo conduttore di queste azioni. Violenza come distruzione, è l’espressione esterna di un vissuto interiore, di un’energia che si origina nella mente e viene espressa attraverso il comportamento. La violenza è spesso giustificata da un bisogno di proteggersi da un “nemico”. Quest’ultimo può essere pirncipalemente di tre tipi: cioè che è estraneo, ciò che rappresenta l’autorità e, infine, ciò che è debole. In ogni caso alla base delle azioni c’è un conflitto interiore di chi le commette, anche se non del tutto consapevole.

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Commettere atti di violenza nel knockout game viene giustificato dal “divertimento”, come se fare del male ad uno sconosciuto provocasse piacere in chi lo fa. Forse il problema sta a monte, in adolescenti che vivono momenti difficili e sono costretti a gestirli da soli, per mancanza di adulti capaci di ascoltarli e seguirli. Ragazzi che a casa sembrano angioletti e lungo il marciapiede si ritrovano ad agire violenza verso un ignaro passante. Come si è arrivati a tutto questo? Probabilmente ignorando campanelli d’allarme (a casa e a scuola) fra i quali, oltre all’aggressività verbale, possiamo inserire anche il silenzio.

E il rispetto? Anche in questo settore gli adulti dovrebbero porsi alcune domande, perchè forse l’educazione è un po’ superficiale. Rispetto che si impara in primo luogo a casa, e poi a scuola, luoghi privilegiati di formazione degli adulti del futuro. Anche riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni sembra un’abitudine fuori moda… che sta lasciando lo spazio ad altre “mode” più pericolose.

Se hai assistito a scene di violenza o ne sei vittima (nel senso sia che la subisci sia che è l’unico mezzo con il quale ti relazioni agli altri) non esitare a contattarci allo 0439-883170 o a scriversi a nuvoleinviaggio@consultoriogiovanifeltre.net! Nel prossimo post vi parleremo anche di una importante iniziativa dedicata a queste problematiche.

 

Molti ragazzi pensano che le raccomandazioni a non usare alcun tipo di droghe siano solo allarmismi. Ma…purtroppo non è così. Cerchiamo di capire il perché.

Il cervello comincia la sua maturazione acquisendo gli stimoli del mondo esterno a partire dalla nascita, ma completa tale processo tra i 20 ed i 21 anni con importanti varianti individuali. Come è comprensibile, durante tutto questo processo, le cellule cerebrali sono particolarmente sensibili e la loro fisiologica e naturale maturazione può venire facilmente alterata e deviata dai forti stimoli provenienti dall’esterno, quali quelli derivanti dalle droghe e dall’alcol.

Tutte le sostanze stupefacenti sono psicoattive (ossia capaci di modificare il funzionamento del nostro cervello) e in grado di conseguenza, anche a basse dosi, di interferire con questa maturazione cerebrale.

evoluzione cervello

Risulta quindi evidente che se il cervello di un ragazzo in piena maturazione viene bombardato con sostanze in grado di stimolare enormemente e intossicare le cellule nervose in evoluzione, non potrà avere uno sviluppo fisiologico ma sarà deviato dal suo naturale percorso di maturazione. I danni quindi che queste sostanze sono in grado di produrre nel cervello dei giovani scardinano importanti e delicati sistemi neuropsicologici, creando, oltre a documentabili danni fisici, anche il persistere di percezioni alterate del proprio essere e del mondo esterno, che possono perdurare per molto tempo se non addirittura per tutta la vita, condizionando le emozioni, i pensieri, il “volere” e, in ultima analisi, il proprio comportamento.

Per concludere, evidenziamo che quei ragazzi che usano in età adolescenziale droghe e alcol, espongono se stessi ad una violenza neurologica e psichica di cui ignorano, ahimè, la gravità.

dipendenza

Diventare dipendenti da una sostanza tossica non è un evento che accade da un momento all’altro. All’inizio si beve, si fuma, si usano sostanze stupefacenti perché dà piacere e perchè si ha voglia di trasgredire. Ma quando si inizia a sentirsi troppo legati a tali sostanze il piacere diminuisce e il rischio aumenta: si inizia a credere di aver bisogno di assumerle per stare bene o meglio. E’ quindi una situazione che sopraggiunge un po’ alla volta, senza che ce ne accorgiamo.

Le sostanze stupefacenti non sono necessarie per la vita, non sono necessarie per un sano e normale sviluppo della persona (anzi!), né aiutano a divertirsi di più. Il loro consumo diventa uno stile di vita e nel tempo possono provocare dipendenza.

Chi usa sostanze stupefacenti diviene vittima di una doppia dipendenza:

  1. dipendenza fisica legata alla presenza di sintomi di astinenza a livello fisico, se non si assume la sostanza
  2. dipendenza psichica, che è una dipendenza più complessa, legata ad un piacere dal quale è difficile rendersi autonomi ed in particolare all’abitudine di compiere le stesse azioni per un lungo periodo di tempo, arrivando persino ad impostare la propria vita in funzione delle sostanze.

Ognuno può scegliere il proprio stile di vita: libero, drug free, sano, dipendente, nella consapevolezza però che le scelte personali ricadono e/o influiscono sullo stile di vita e quindi sul benessere presente e futuro anche dei propri familiari e delle persone che ci stanno vicino.

Meditate giovani, meditate…

a cura di: dott.ssa Cinzia Lusa (Educatrice Professionale Serd ULSS 2 Feltre)

 

“Nek nomination” è il nome di una delle ultime mode fra gli adolescenti; la traduzione letterale della parola è NECK=collo della bottiglia, NOMINATION= nomina di una o più persone. Si tratta di una competizione alcolica: vince chi beve più velocemente mezzo litro di un alcolico o supercalcolico a scelta. Per assicurarsi che la persona partecipi al gioco deve filmarsi mentre beve il contenuto della bottiglia nel minore tempo possibile, per poi pubblicare in internet il proprio filmato, con nomina di altri tre compagni/amici che a loro volta continueranno la catena, pena regalare una cassa di birre o bottiglie di superalcolici se non si rispetta il gioco. Oltre a questa conseguenza “economica” ce n’è un’altra forse più pericolosa: se non si beve il contenuto della bottiglia o se lo si fa troppo lentamente si verrà derisi in rete dagli “amici”. È una sfida “a tempo”: i ragazzi nominati devono rispondere alla sfida entro 24 ore.

nek nomination

Questo gioco ha le sue origini in Australia, ed è dilagato in America fino ad arrivare in Europa ed è già responsabile di almeno 5 vittime…

Vorremmo riflettere con voi sulle molte sfaccettature di questa nuova moda. Oltre al tema dell’uso di alcol, con tutte le conseguenze fisiche e psicologiche che ciò comporta nello sviluppo dell’adolescente, c’è anche la questione della notorietà che i ragazzi ricercano attraverso la rete, nel cosiddetto “palcoscenico mediatico”, evidenziato dal numero di visualizzazioni del proprio video in rete.

Nell’età adolescenziale l’aspetto della sfida e della trasgressione rappresenta un aspetto naturale nell’evoluzione. In questo caso i ragazzi sfidano il proprio corpo e i propri limiti, ben consapevoli di ciò che l’alcol provoca come ad esempio perdita del controllo, disinibizione, rallentamento dei riflessi, euforia… Il video diventa un modo per farsi conoscere, il numero di mi piace ha un effetto positivo sull’autostima soprattutto dei ragazzi più timidi e insicuri “se mi comporto così tutti mi vedono, mi conoscono e mi considerano un eroe”.

Ma quali sono le conseguenze? Se in un primo momento gli adolescenti che partecipano a questo “gioco alcolico” si sentono appoggiati, visti da un ampio pubblico, considerate persone coraggiose …c’è da domandarsi: e se la settimana prossima ci si pentisse? Il filmato sarà stato visualizzato da tutti gli amici, e magari anche da persone non proprio vicine e conosciute e …può essere stato scaricato da qualcuno. Qualche malintenzionato utilizzerà il materiale per ricatti e per rovinare la reputazione dell’ “eroe”. E non solo nei giorni seguenti, ma anche a distanza di molto tempo, anche anni. Quindi sorge spontanea una domanda: come saranno i rapporti fra due amici, due compagni di classe, due compagni di squadra, dopo molto tempo? Il o la protagonista del video con la neknomination può essere preso di mira e subire minacce anche a distanza di anni da quello che si definiva “amico”.

Ma al di là di queste possibili conseguenze (più reali di quanto si possa immaginare) è necessario chiedersi se c’è proprio bisogno di “scolarsi” mezzo litro di birra solo per dimostrare qualcosa a qualcuno…  Se non si vuole rompere la catena, perchè non utilizzare altre forme di visibilità o di accettazione sociale che non compromettano la propria salute e l’immagine personale?

stop-nek-660x320  Se vi accorgete di aver compiuto un atto di cui vi siete pentiti, parlate con un adulto di cui vi fidate che vi potrà aiutare. Potete anche rivolgervi al Consultorio Giovani per una consulenza gratuita!

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