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Oggi proponiamo uno spunto di riflessione. E’ una lettera che sta girando sul web, scritta da Enrico Galliano, professore di una scuola di Pordenone, alla luce di quanto è successo all’alunna di 12 annni che si è gettata dal balcone dopo aver subito, per un lungo periodo, atti di bullismo dai compagni della sua scuola. La lettera é  indirizzata una parte ai ragazzi e una parte ai genitori.

A voi ragazzi

Mamma: Oggi una ragazza della mia città ha cercato di uccidersi.

Ha preso e si é buttata dal secondo piano….No, non é morta. Ma la botta che ha preso ha rischiato di prenderle la spina dorsale . Per poco non le succedeva qualcosa di forse peggiore della morte: la condanna a restare tutta la vita immobile e senza poter comunicare con gli altri normalmente.

” Adesso sarete contenti”, ha scritto. Parlava ai suoi compagni.

Allora io adesso vi dico una cosa.E sarò un pò duro, vi avverto. Ma c’ho sta cosa dentro ed é difficile lasciarla lì.  Quando la finirete?  Quando finirete di mettervi in due, in tre, in cinque, in dieci contro uno?

Quando finirete di far finta che le parole non siano importanti, che siano “solo parole”, che non abbiano conseguenze, e poi di mettervi lì a scrivere quei messaggi – li ho letti, sì, i messaggi che siete capaci di scrivere – tutte le vostre “troia di merda”, i vostri “figlio di puttana”, i vostri “devi morire”.

Quando la finirete di dire: “Ma sì, io scherzavo” dopo esser stati capaci di scrivere “non meriti di esistere”?

Quando la finirete di ridere, e di ridere così forte, quando passa la ragazza grassa, quando la finirete di indicare col dito il ragazzo  “che ha il professore di sostegno” , quando la finirete di dividere il mondo in fighi e sfigati?

Che cosa deve ancora succedere, perchè la finiate? Che cosa aspettate? Che tocchi al vostro compagno, alla vostra amica, a vostra sorella, a voi?

A voi genitori

E poi voi. Genitori, sì. Voi che i vostri figli sono capaci di scrivere certi messaggi. O quelli che ridono così forte.

Quando la finirete di chiudere un occhio? Quando la finirete di dire: “Ma sì, ragazzate?”

Quando la finirete di non avere idea di che diavolo ci fanno 8 ore al giorno i vostri figli con quel telefono?

Quando la finirete di non leggere neanche le note e le comunicazioni che scriviamo sul libretto personale? Quando la finirete di venire da noi insegnanti una volta l’anno (se va bene)?

Quando inizierete a spiegare ai vostri figli che la diversità non é una malattia, o un fatto da deridere, quando inizierete a non essere voi i primi a farlo, perchè da sempre non sono le parole ma gli esempi, gli insegnamenti migliori?

A noi tutti

Perchè quando una ragazzina di 12 anni prova a buttarsi di sotto , non é solo una ragazzina di 12 anni che lo sta facendo: siamo tutti noi. E se una ragazzina di quella età decide di buttarsi, non lo sta facendo da sola: una piccola spinta arriva da tutti quelli che erano lì e non hanno visto, non hanno fatto, non hanno detto.

E tutti noi, proprio tutti, siamo quelli che quando succedono cose come questa devono vedere, fare, dire. Anzi urlare. Una parola, una sola, che é: “Basta”.

(Prof. Enrico Galliano di Pordenone)        stop bullismo

Affrontiamo ora un tema molto noto in adolescenza: le bugie. Le storie e i fatti raccontati dai ragazzi, a volte, possono essere ben lontani dalla realtà. Come mai? I motivi possono essere molti e vanno ricercati nella storia di ogni sigolo ragazzo e nella famiglia in cui è cresciuto.

La bugia viene usata in primo luogo per sfuggire ad un controllo: “hai fatto i compiti?” chiede la mamma “si, ho studiato tutto il pomeriggio” salvo poi collezionare una serie di voti non brillanti. In un secondo luogo sotto la non-verità si può trovare la paura di non essere capiti, oppure il timore della reazione dei genitori, quindi dicendo quella cosa piuttiosto che la verità l’adolescente pensa di essere accettato, di ricevere affetto non deludendo gli adulti. La bugia, inoltre può servire anche per ritagliarsi uno spazio di libertà nei confronti delle regole ferree imposte dai genitori. Oppure diventare un’auto consolazione che il ragazzo o la ragazza si dice per non soffrire di fronte ad una realtà dolorosa in quel momento. bugie-di-coppia

All’adolescente piace raccontare la vita che vorrebbe vivere, o le cose che gli piacerebbero fare o, a volte, quello che mamma e papà vorrebbero sentirsi dire. Anche per questi motivi racconta cose non vere.

Le bugie, però, possono anche rivelarsi il segnale di un malessere più grande che è difficile da gestire…

Che fare? Creare un clima di ascolto, dialogo e accettazione nella famiglia è il primo passo per permettere ai ragazzi di vivere il valore la sincerità, tenendo in considerazione che comunque la bugia è fisiologica nel percorso di crescita e maturazione personale di ogni adolescente.

Cari ragazzi, a volte può capitare di dire alcune non verità e di ritrovarsi a “doverne” raccontare molte e non potersi più fermare. Il vortice delle bugie può anche avere conseguenze pericolose perchè non viene distinta la realtà dalla menzogna e sembra non poter tornare indietro o smettere. Questo aspetto è sottovalutato quando viene detta la prima bugia… Considerate bene cosa può succedere dopo e riflettete sull’utilità di dire o non dirne o meno una, pensando che nonostante tutto gli adulti intorno a voi vogliono il vostro bene quindi i limiti, i “NO” e alcune scelte che non condividete hanno un perchè che forse capirete in un futuro non molto lontano.

Nella cronaca recente nazionale viene citata frequentemente questa nuova moda che sta dilagando fra i giovani italiani: dare pugni a passanti sconosciuti per divertiemento. Lo scopo del “gioco” è dimostrare il proprio coraggio, provando a “stendere” con un solo pugno l’ignaro passante. E’ una moda nata negli USA, che per emulazione si sta diffondendo in Italia, passando per altri stati europei (come la Gran Bretagna). Vari casi sono stati registrati a Milano, Roma, Torino, Napoli, Venezia…. Immancabile, il video postato successivamente su youtube, come documento dell’azione compiuta, esempio da commentare e imitare.

77364_knockoutViolenza e bullismo. Parole che risuonano anche in questi episodi sopracitati. Il divertimento sembra collegato alla violenza e, più ci sono danni fisici nell’altra persona, più ci si diverte. Violenza collegata alla noia che sembra pervadere la quotidianità di molti adolescenti. <<Ho voglia di picchiare qualcuno. Adesso do un pugno a quello>> ha confidato un quattordicenne ai suoi compagni durante la ricreazione, in una scuola di Torino.  Il ragazzo è stato denunciato. Queste aggressioni hanno una caratteristica particolari: avvengono, infatti, in luoghi affollati perchè la violenza deve essere ammirata. Non ci sono scopi legati a furti di oggetti o di vendette personali: i protagonisti del knockout game non si conoscono.

Non solo coetanei nel mirino dei teenager: anche numerosi pensionati sono stati colpiti da questa moda. << Ti prendono alla sprovvista quando sei distratto e colpiscono forte per non farti reagire>> commenta una vittina intervistata (Corriere della Sera – Roma, venerdì 21 novembre 2014).

Il “gioco” ora, inoltre, sembra essere evoluto nelle sue forme: le vittime non sono soltanto pedoni, ma alcuni episodi riguardano autisti di ciclomotori.

La violenza è il filo conduttore di queste azioni. Violenza come distruzione, è l’espressione esterna di un vissuto interiore, di un’energia che si origina nella mente e viene espressa attraverso il comportamento. La violenza è spesso giustificata da un bisogno di proteggersi da un “nemico”. Quest’ultimo può essere pirncipalemente di tre tipi: cioè che è estraneo, ciò che rappresenta l’autorità e, infine, ciò che è debole. In ogni caso alla base delle azioni c’è un conflitto interiore di chi le commette, anche se non del tutto consapevole.

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Commettere atti di violenza nel knockout game viene giustificato dal “divertimento”, come se fare del male ad uno sconosciuto provocasse piacere in chi lo fa. Forse il problema sta a monte, in adolescenti che vivono momenti difficili e sono costretti a gestirli da soli, per mancanza di adulti capaci di ascoltarli e seguirli. Ragazzi che a casa sembrano angioletti e lungo il marciapiede si ritrovano ad agire violenza verso un ignaro passante. Come si è arrivati a tutto questo? Probabilmente ignorando campanelli d’allarme (a casa e a scuola) fra i quali, oltre all’aggressività verbale, possiamo inserire anche il silenzio.

E il rispetto? Anche in questo settore gli adulti dovrebbero porsi alcune domande, perchè forse l’educazione è un po’ superficiale. Rispetto che si impara in primo luogo a casa, e poi a scuola, luoghi privilegiati di formazione degli adulti del futuro. Anche riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni sembra un’abitudine fuori moda… che sta lasciando lo spazio ad altre “mode” più pericolose.

Se hai assistito a scene di violenza o ne sei vittima (nel senso sia che la subisci sia che è l’unico mezzo con il quale ti relazioni agli altri) non esitare a contattarci allo 0439-883170 o a scriversi a nuvoleinviaggio@consultoriogiovanifeltre.net! Nel prossimo post vi parleremo anche di una importante iniziativa dedicata a queste problematiche.

 

img. articolo Life s.

 

Partiamo dall’inizio: L’O.M.S. nel 1994 ha avviato il progetto “LIFE SKILLS”, volto a promuovere la salute ed il benessere di bambini e adolescenti,  intesi come sviluppo delle potenzialità umane.

Secondo la definizione dell’O.M.S. le life skills sono: abilità/capacità che ci permettono di acquisire un comportamento versatile e positivo, grazie al quale possiamo affrontare efficacemente le richieste e le sfide della vita quotidiana.

In altre parole, la scuola ci aiuta a tirar fuori le nostre abilità, conoscenze e valori, acquisiti sia in ambito scolastico che extrascolastico (famiglia, amici, sport ecc.). L’obiettivo è far diventare bambini, ragazzi ed adolescenti capaci (COMPETENTI) di affrontare e risolvere in maniera serena e positiva i piccoli e grandi problemi, le incomprensioni e i dubbi della vita di ciascuno. Per esempio ci aiuta ad affrontare le pressioni dei coetanei verso atteggiamenti o esperienze sui quali non siamo d’accordo (come può essere per assunzione di alcol/droghe) o per i quali non ci sentiamo ancora pronti (come la scelta di  avere rapporti sessuali) .

Le principali LIFE SKILLS  sono:

 Decision making: capacità di prendere decisioni

 Problem solving: capacità di risolvere i problemi

Creatività:cercare le varie possibilità e alternative anche con la fantasia per risolvere un problema

Comunicazione efficace: imparare ad esprimere il proprio pensiero anche in modo comprensibile agli altri

Capacità di interagire: relazionarsi con gli altri in maniera positiva,

Autocoscienza: conoscersi bene sia nei lati positivi che negativi del proprio carattere.

Empatia:volontà di capire gli altri, di mettersi nei loro panni,

Gestione delle emozioni: riconoscere le proprie emozioni (sia positive che negative) sapendo che esse hanno una forte influenza sul nostro comportamento e sulle reazioni altrui,

Gestione dello stress: riconoscere le cause di tensione per riuscire a controllarle.

Senso critico: analizzare le informazioni (valutandone vantaggi e svantaggi), cercando di superare le influenze esterne per decidere più serenamente ed autonomamente,

Le Life Skills rendono la persona capace di trasformare le conoscenze, gli atteggiamenti ed i valori in reali capacità, ciò significa sapere cosa fare e come farlo. Si tratta di avere un comportamento sano e positivo! In questo modo le ‘life skills’  equipaggiano voi ragazzi a fare scelte consapevoli, limitando i comportamenti a rischio.

Come Consultorio Giovani, in collaborazione con gli istituti scolastici e con gli altri servizi ULSS, quest’anno ci siamo attivati per fare progetti che prevedano l’insegnamento delle life skills (vd. nella parte in alto “progetti a.s. 2014/2015) nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado.

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L’adolescenza è il periodo in cui si comincia ad avvicinarsi all’altro sesso alla ricerca di qualcosa che vada oltre l’amicizia. Si inizia ad esplorare un mondo nuovo sul quale si fantastica molto.

Anche per questo motivo l’hanno scorso è stato portato avanti il progetto “Amore e sesso: che scoperta megagalattica” con i ragazzi delle terze medie del territorio feltrino. Il lavoro ha permesso a chi vi ha preso parte, di confrontarsi con il tema della relazione con l’altro sesso. Si è parlato di amore, aspettative, desideri… e si è cercato di capire come i ragazzi vedano l’ipotetico/a fidanzato/a ed il rapporto con lui/lei.

A differenza di quanto gli adulti possano pensare, le relazioni desiderate dagli adolescenti sono tutt’altro che superficiali. Ragazze e ragazzi indistintamente esprimono la voglia di creare una relazione profonda, fondata sul rispetto e la sincerità reciproche. Emerge molto il bisogno di avere a fianco una persona affidabile, sensibile e capace d’ascoltare. Altro desiderio comune è quello di trovare qualcuno che sappia diventare complice e punto di riferimento.

Gli adolescenti, maschi e femmine, sognano quindi l’amore dolce e romantico. Manifestano un generale bisogno di vicinanza, fisica ed emotiva, legato all’idea che per essere vicini e funzionare come coppia non si debba litigare. I ragazzi sembrano condividere la paura del conflitto, lo considerano in maniera negativa senza pensare che possa invece essere costruttivo. Il confronto infatti, se ben gestito, può portarsi dietro un’evoluzione… può aiutare le persone a conoscersi meglio e renderle più unite e consapevoli delle necessità dell’altro. Rappresenta un momento in cui ci si mette alla prova come coppia ma anche come singoli, si sperimenta la propria capacità di trovare un accordo comune, che possa soddisfare i bisogni di entrambi.

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