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E’ appena terminata la settimana nazionale della dislessia. Un ragazzo così la definisce……

“Mi piace pensare ad un dislessico come a un autista con una macchina uguale alle altre , con un motore potente, ma che, per arrivare al traguardo, deve fare una strada in salita rispetto alle altre e più lunga. Alla fine, dopo tanta fatica e impegno, arriva pure stremato, ma arriva e forse se vede intorno a se persone che lo aiutano e non lo abbandonano mai, impara qualcosa più degli altri, l’amore per i propri cari e il riconoscimento per l’impegno altrui”. (tratto da storie di dislessia….”Dislessia: Io ti conosco”)

Un tempo la dislessia non era diagnosticata e per i bambini/ragazzi  la scuola, spesso, era vissuta come un vero incubo. Oggi grazie alla diagnosi precoce e al suo riconoscimento all’interno della scuola, i ragazzi possono avvalersi di adeguati strumenti compensativi che permettono loro  di svolgere il percorso scolastico in maniera serena e gratificante.

Riportiamo un racconto di una giovane che ha vissuto la dislessia e desidera dare una testimonianza positiva ai ragazzi.     

Dyslexia

“Scrivo la mia testimonianza per rassicurare chi è vicino alla dislessia.                                                                                                                                                                                                                      In prima elementare mi è stato riscontrato il problema della dislessia, non avevo alcun problema nella lettura ma non distinguevo alcuni suoni o forme delle lettere (mi parevano uguali) es la C con G e la D con B e per questo sbagliavo a scrivere e avevo anche problemi nel ragionamento logico. Alle elementari anche se venivo isolata dalle maestre, le quale avevo soltanto avvisato i miei dicendo che ero “stupida” incapace di imparare a contare bene e scrivere correttamente, i miei genitori mi hanno fatto fare vari esami, tra cui il test di intelligenza, perché a quel tempo si conosceva poco sull’argomento. Risultai essere molto intelligente, con molta memoria e un ottimo spirito di osservazione visiva per forme e figure, da qui iniziò il mio percorso.

Incontrai (dopo averne conosciute alcune che mi facevano soltanto disegnare o fare righe dritte sui fogli, facendomi sentire parecchio fuori luogo e stupida) una brava logopedista, mi insegnò a riconoscere il suono tramite il gioco e la lettura, e soprattutto fu in grado di darmi autostima.
Successivamente durante il liceo non ebbi alcun tipo di problema in nessuna materia, avevo bei voti sia in italiano, sia in fisica, in chimica e in matematica. OVVIO Il ragionamento logico è arrivato con il tempo, ho dovuto mettere forse più impegno degli altri nei primi due anni del liceo per comprendere fisica e matematica, ma dalla terza in poi è stato sempre tutto più facile. Idem per inglese, dove bisogna studiare bene il suono delle lettere, molto diverse da quelle italiane. Gli otto iniziavano ad arrivare sempre più facilmente e sapevo di aver consolidato un mio metodo di studio.
Che dire di altro? Mi sono diplomata al liceo e ora studio per il test d’ingresso all’università.
Ho sempre creduto che la prima cosa che bisogna insegnare a un bambino dislessico e l’autostima, arrivata quella si comprendono molte cose e nulla sembra irraggiungibile.
Ps ( non ho mai avuto l’insegnante di sostegno, me la sono sempre cavata da sola, studiando e correggendomi strada facendo, ovvio i casi di dislessia più gravi hanno bisogno di una figura di sostegno, ma chi può farcela da solo deve essere spronato, non adagiarsi e pensare che ci sarà sempre un aiuto dietro).” (tratto da testimonianze sulla dislessia/blogdi Rossella Grenci)

 

Ah non dimentichiamo che quest’anno il Premio Nobel 2017 per la chimica é andato a Jacques Dubochet che è dislessico e lo ha voluto scrivere con orgoglio sul suo curriculum per incoraggiare i ragazzi ad arrivare ai loro obbiettivi.

 

Riflessioni……….

di

Matteo Bussola, scrittore e autore di “Notti in bianco, baci a colazione” sul tema della paternità (del 2016) ed. Einaudi

 

Quando abbiamo cominciato a mettere in discussione l’autorità degli insegnanti? E quando ci siamo convinti che fare il bene dei nostri figli significasse impedire a chiunque di metterli in crisi? Ecco perché invece di essere un ponte tra la scuola e i nostri ragazzi sempre più spesso siamo diventati un ostacolo.

Cari genitori, scrivo a voi, dunque a me stesso, per cercare di capire cosa ci abbia portati fino a qui. “Qui” è la relazione sempre più problematica che abbiamo con la scuola dei nostri figli. Fra la prima e i secondi dovremmo essere un ponte, invece ci troviamo sempre più spesso a rappresentare un ostacolo. Parlo da osservatore diretto: ho una figlia alla scuola materna, due alla primaria, il retaggio aggiuntivo di una madre ex docente di Lettere, diversi amici insegnanti.

Una di questi, maestra di scuola elementare, mi ha raccontato di recente una vicenda. Durante una lezione ha ripreso con fermezza un suo alunno, e per questo motivo ha subìto pesanti conseguenze.

Il bambino, a quanto pare, è tornato a casa e ha raccontato ai genitori di essere stato picchiato dalla maestra. I genitori si sono rivolti al preside chiedendo sanzioni, il preside ha preso immediati provvedimenti. Nessuno ha messo in discussione la versione del bambino, nessuno ha creduto a quella dell’insegnante. Una settimana dopo l’alunno ha rivelato di essersi inventato tutto, nonostante questo i provvedimenti sono rimasti attivi.

Ora, una singola testimonianza non ha valore di campione statistico, ma va detto che quando mi è stata riportata non sono rimasto sorpreso, perché storie come questa sono sempre più frequenti. Fa riflettere il fatto che, anche solo vent’anni fa, una cosa del genere non sarebbe mai successa: una volta rimproverato dall’insegnante, a casa il bambino si sarebbe sentito dire il resto dai genitori, e sarebbe finita lì.

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Il fatto è che se è vero che non tutti i bambini dicono la verità, è altrettanto vero che non tutti gli insegnanti sono integerrimi. Ma il sacrosanto diritto a vigilare sugli eccessi non dovrebbe trasformarsi nella giustificazione dei figli in automatico. La sensazione è che questo avvenga perché, dopo anni di precise responsabilizzazioni di madri e padri nei confonti dei figli, ci pare inaccettabile non avere il pieno controllo di ogni aspetto della loro vita, compreso il rendimento scolastico. Di più: di fronte a un brutto voto, o un ammonimento disciplinare, ci sentiamo messi in discussione nel nostro ruolo, come se le difficoltà scolastiche avessero come unica causa la nostra disattenzione. Ma se un insegnante rimprovera nostro figlio non significa che stia criticando noi, vuol dire anzi che sta cercando la nostra collaborazione. Invece, siamo arrivati a un punto in cui gli insegnanti vengono criminalizzati quasi a prescindere, il problema negato, e la psicosi è ormai tale per cui perfino alcuni dirigenti scolastici non credono ai propri docenti o non si possono permettere di prendere le loro difese.

La domanda che “ci” pongo è: quand’è che siamo diventati così?

Quando abbiamo cominciato a pensare alla scuola come all’erogazione di un servizio, nel quale il cliente deve avere sempre ragione? Quando abbiamo iniziato a mettere in discussione l’autorità dei docenti, a partire dai compiti assegnati a casa? Perché le chat di classe su WhatsApp, che dovrebbero essere luogo di confronto e partecipazione, diventano sempre più spesso pretesto per critiche aggressive? Ma soprattutto: quand’è che ci siamo convinti che essere genitori volesse dire vivere le vite dei nostri figli, che fare il loro bene significasse impedire a chiunque di metterli in crisi, mentre la crisi è uno strumento di crescita indispensabile?

Abbiamo tutti lo stesso obiettivo: quello di formare gli adulti che saranno. Non di stare un passo avanti a loro nel tentativo di proteggerli, ma un passo indietro per essere pronti a sostenerli se cadranno. Quando succederà, col nostro aiuto potrebbero apprendere che da un fallimento si può imparare quanto da un piazzamento, e che può essere più mortificante e pericoloso un bel voto immeritato piuttosto che un brutto voto giusto o un rimprovero subìto. Su tutto, sarebbe ora di rendersi conto che noi genitori non siamo i paladini dei nostri figli, ma siamo i difensori dei loro interessi, e sostenere l’autorevolezza dei docenti dovrebbe essere il primo fra questi. Se non possiamo essere certi che tutti gli insegnanti rispettino allo stesso modo i bambini — ed è giusto prestarvi attenzione — possiamo però educare i bambini al rispetto per gli insegnanti. Avremo fornito ai nostri figli uno strumento prezioso per orientarsi sulla strada più difficile: quella del diventare individui autonomi, che non vivono le regole come una gabbia, ma come un’opportunità per strutturare un giorno le proprie.

Ricominciamo da qui.

 

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Il primo ministro somalo ha scelto di aderire ad un percorso legislativo che mira a rendere illegali le pratiche delle mutilazioni genitali femminili, messe al bando nel 2012 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che in Somalia vede il 95% di donne vittime di questa tradizione (vedi immagine).

La campagna di sensibilizzazione somala è nata dall’impegno dell’attivista Ifrah Ahmed. La donna, vittima essa stessa delle mutilazioni, si è schierata al fianco di tutte le donne somale e ha dichiarato “la firma del premier è significativa, un passo importante per combattere un problema di cui in Somalia poco se ne parla. Sarà necessaria una campagna di informazione (…). In Somalia le poche ragazze che non sono state vittime della pratica vengono insultate ed emarginate dalla società”. (fonte: Il Giornale, articolo di D. Bellocchio, pubblicato il 25/03/2016)

Grazie alla presenza nel territorio africano di attiviste e donne che si sono battute contro questa tradizione che lede gravemente la salute psico fisica della donna, le mutilazioni sono diventate illegali in 24 stati africani. Recentemente anche la Nigeria (dal 1 giugno 2015 – l’ex presidente ha firmato un disegno di legge) e il Gambia (dale 18 dicembre 2015 – l’Assemblea Nazionale ha sostenuto e votato il divieto delle MGF). Sono esempi importanti e rappresentano il cambiamento della mentalità a favore della tutela dei diritti delle donne. La violenza di queste pratiche viene osteggiata e resa illegale, chi pratica ancora le mutilazioni nonostante il divieto è punito con la multa e con la reclusione.

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Come trascorrere l’estate senza annoiarsi? Come impiegare costruttivamente il tempo libero estivo?

Il Centro Giovani di Feltre propone “NonnApp”, l’applicazione più generosa dell’estate! Dopo le positive esperienze delle due scorse estati, realizzate attraverso il progetto “I Partecipattivi”, anche quest’anno per ragazze e ragazzi dai 16 ai 26 anni si presenta l’opportunità di svolgere delle attività di volontariato nel Centro di Servizio per Anziani “A. Brandalise” di Feltre. I giovani verranno affiancati agli educatori nelle attività di animazione (ad esempio il gioco a carte, le attività creativo – manuali, il filò, la lettura del quotidiano) e nelle uscite. Agli aspiranti volontari si chiede disponibilità alla relazione, capacità di mettersi in gioco, puntualità, affidabilità. A fronte di un impegno di almeno 50 ore con gli anziani, il giovane riceverà un attestato di frequenza valutabile ai fini dei crediti formativi scolastici, ma, soprattutto, potrà vivere un’esperienza gratificante e formativa.

Per informazioni e iscrizioni, ci si può rivolgere, entro venerdì 10 giugno, al Centro Giovani (piano terra Campus “Tina Merlin”, via Borgo Ruga n. 40 – tel. 0439.885361 mail ufficio.giovani@comune.feltre.bl.it – FB Centro Giovani Feltre). Per informazioni più dettagliate si può chiedere al Centro di Servizio “A.Brandalise” di Feltre (0439 8857).

Partecipate numerosi! Dedicare alcune ore del proprio tempo agli altri rende la propria vita più ricca!volontariato_nonni

Save the Date: Safer Internet Day 9 febbraio, in diretta mondiale. Quest’anno la tredicesima edizione della manifestazione, che si svolge in contemporanea in oltre 100 paesi di tutto il mondo, avrà come tema “Gioca la tua parte per un internet più!”, in pratica lo scopo è quello di riflette sul ruolo che abbiamo per rendere il web un luogo più sicuro.

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Cos’è Safer Internet Day, (SID)?

E’ la giornata dedicata al ruolo che internet svolge nella vita, soprattutto dei più giovani. Dal cyberbullismo al social networking, ogni anno Safer Internet Day ha lo scopo di aumentare la consapevolezza dei problemi emergenti on line e sceglie un argomento che riflette sulle attuali preoccupazioni.

Come funziona la sfida Twitter?

“Vi stiamo chiedendo- si legge sul sito – di condividere un tweet con la comunità Safer Internet Day con un gesto che hai intenzione di fare per contribuire a creare un internet migliore. Infine chiediamo di condividere il post insieme ai tuoi amici!”

Il progetto Safer Internet Center Italy (SIC- Italia) è coordinato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, in partenariato con la Polizia postale e delle comunicazioni, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e Save the Children, Telefono Azzurro, Cooperativa E.D.I. e Movimento Difesa del Cittadino. Il punto di riferimento in Italia è Generazioni Connesse che promuove l’uso sicuro e responsabile dei nuovi media da parte dei giovani attraverso la realizzazione di un’ampia serie di iniziative che include interventi di sensibilizzazione, formazione e attività di peer-education nelle scuole.

Una Peer si racconta……..

Anche quest’anno, a noi ragazzi, frequentanti le classi terze delle scuole superiori del feltrino, è stato proposto di prendere parte all’attività di “Peer Education” (educazione tra pari), portando avanti un progetto sorto qualche anno fa.

Le “fazioni” tra cui scegliere erano le seguenti:index

 

Consultorio

– Alimentazione

– Ser.D (servizio dipendenze)

 

Il servizio che più mi ha attirato è stato quello del Consultorio: un ambiente molto utile per noi ragazzi e non solo.

Anche ai giorni nostri si tende a vedere la sessualità e l’affettività come dei tabù, dei quale si parla, o con i propri coetanei, o con qualche esperto proposto in ambito scolastico con alcune lezioni in classe. Certamente è difficile esporre i nostri dubbi ad un adulto che neanche conosciamo e per lo più davanti a tutta la classe! Immaginate cosa significa… Relazionarsi con un compagno, invece, è tutta un’altra cosa!

D’altro canto, la relazione con i pari, può nascondere dei “limiti” se l’altro non ha informazioni certe e corrette!

Il nostro gruppo, denominato “the sex’s voice” era composto da una decina tra ragazzi e ragazze appoggiati da due operatrici del Consultorio che hanno saputo darci nozioni tecniche in modo facile, formandoci sugli argomenti ricchi di incertezze, dubbi e false credenze.

Piano piano il gruppo ha imparato a conoscersi, ad “aprirsi” e a collaborare in modo proficuo, sfruttando a pieno il tempo a nostra disposizione (sei incontri da due ore circa).

L’elaborazione del progetto è partita delineando gli aspetti basilari necessari per creare “la coppia” che sappia rispettare e riconoscere i limiti di ciascuno affinché insieme si possa crescere serenamente.

Il secondo tema trattato è stato quello della prevenzione e della precauzione sessuale per salvaguardare sia noi stessi sia gli altri.

Infine ci siamo formati sulle MST (malattie sessualmente trasmissibili) analizzando quelle più diffuse e quelle più pericolose in particolare tra noi adolescenti.

Quanto acquisito è stato oggetto di informazione nelle classi individuate dai docenti.

Per comunicare meglio le informazioni ai nostri pari ci siamo serviti di sistemi informatici come power point, inoltre, con la nostra fantasia adolescenziale, abbiamo creato un “video”…  Quest’ultimo ha saputo cogliere appieno le nozioni da trasmettere!

E’ stata una esperienza del tutto nuova… Prima studenti e poi… Insegnanti!

Non nascondo che la fatica maggiore è stata essere “insegnante” con la paura di non essere in grado o di non essere ascoltata o peggio ancora fraintesa!

Se volete un consiglio: cogliete queste occasioni e mettetevi in gioco! Vi aiuteranno sicuramente ad arricchire il vostro bagaglio personale e magari a mettere da parte la timidezza!

Una componente del gruppo.

Alessia

A proposito……..domani 5 giugno tutti i Peer (vecchi e nuovi) si ritroveranno per condividere l’esperienza fatta assieme; a conclusione ci sarà un momento di festa finale. L’appuntamento è alle h 14,15 presso l’Aula Magna del campus Tina Merlin.                                                                                                                                                                     

                         Vi  aspettiamo!!!!!!

 

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Ritorna anche quest’anno la tradizionale corsa dei Babbi Natale a Pedavena, giunta alla sesta edizione, occasione unica per inaugurare il periodo pre-natalizio in modo divertente!

Chi volesse partecipare può presentarsi il giorno 7 dicembre 2014 alle ore 10.00 a Pedavena, davanti alla  Birreria. E’ già possibile iscriversi anche il 30 novembre presso lo stand della Pro Loco dei mercatini di Natale della Birreria Pedavena, sabato 6 dicembre presso la Pro Loco in via Roma 11 dalle ore 14.00 e dal 25 novembre al 5 dicembre dalle 18.00 alle 19.30, sempre presso la sede della Pro Loco. Anche la mattina stessa della corsa ci si può iscrivere, fino a 15 minuti prima della partenza.

Il percorso della corsa segue alcune vie delle frazioni di Pedavena e ha la lungheza di 4 km per famiglie e bambini e 10 km per chi si sente più allenato!!

Verranno consegnati ricchi premi ai partecipanti che si classificano ai primi posti. Inoltre, partecipando alla gara automaticamente, si potrà vincere un week end romantico fra i due messi in palio dagli organizzatori (uno presso l’Hotel Menardi di Cortina d’Ampezzo e uno presso lo Sport Hotel di Padola, con incluso cena a lume di candela, pernottamento e prima colazione). Si partecipa alla gara indossando l’abito di Babbo Natale, che si potrà acquistare al momento stesso dell’iscrizione!

PARTECIPARE NUMEROSI a quest’occasione unica e irripetibile per divertirsi in compagnia a contatto con la natura…aspettando Natale!!

:-) :-) :-)

 

img. articolo Life s.

 

Partiamo dall’inizio: L’O.M.S. nel 1994 ha avviato il progetto “LIFE SKILLS”, volto a promuovere la salute ed il benessere di bambini e adolescenti,  intesi come sviluppo delle potenzialità umane.

Secondo la definizione dell’O.M.S. le life skills sono: abilità/capacità che ci permettono di acquisire un comportamento versatile e positivo, grazie al quale possiamo affrontare efficacemente le richieste e le sfide della vita quotidiana.

In altre parole, la scuola ci aiuta a tirar fuori le nostre abilità, conoscenze e valori, acquisiti sia in ambito scolastico che extrascolastico (famiglia, amici, sport ecc.). L’obiettivo è far diventare bambini, ragazzi ed adolescenti capaci (COMPETENTI) di affrontare e risolvere in maniera serena e positiva i piccoli e grandi problemi, le incomprensioni e i dubbi della vita di ciascuno. Per esempio ci aiuta ad affrontare le pressioni dei coetanei verso atteggiamenti o esperienze sui quali non siamo d’accordo (come può essere per assunzione di alcol/droghe) o per i quali non ci sentiamo ancora pronti (come la scelta di  avere rapporti sessuali) .

Le principali LIFE SKILLS  sono:

 Decision making: capacità di prendere decisioni

 Problem solving: capacità di risolvere i problemi

Creatività:cercare le varie possibilità e alternative anche con la fantasia per risolvere un problema

Comunicazione efficace: imparare ad esprimere il proprio pensiero anche in modo comprensibile agli altri

Capacità di interagire: relazionarsi con gli altri in maniera positiva,

Autocoscienza: conoscersi bene sia nei lati positivi che negativi del proprio carattere.

Empatia:volontà di capire gli altri, di mettersi nei loro panni,

Gestione delle emozioni: riconoscere le proprie emozioni (sia positive che negative) sapendo che esse hanno una forte influenza sul nostro comportamento e sulle reazioni altrui,

Gestione dello stress: riconoscere le cause di tensione per riuscire a controllarle.

Senso critico: analizzare le informazioni (valutandone vantaggi e svantaggi), cercando di superare le influenze esterne per decidere più serenamente ed autonomamente,

Le Life Skills rendono la persona capace di trasformare le conoscenze, gli atteggiamenti ed i valori in reali capacità, ciò significa sapere cosa fare e come farlo. Si tratta di avere un comportamento sano e positivo! In questo modo le ‘life skills’  equipaggiano voi ragazzi a fare scelte consapevoli, limitando i comportamenti a rischio.

Come Consultorio Giovani, in collaborazione con gli istituti scolastici e con gli altri servizi ULSS, quest’anno ci siamo attivati per fare progetti che prevedano l’insegnamento delle life skills (vd. nella parte in alto “progetti a.s. 2014/2015) nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado.

Mika ( Michael Holbrook Penniman Jr.) è un nome molto conosciuto nel mondo degli adolescenti e…non solo.   Parlando  con le ragazze/i delle classi terze medie, è emerso che tra i cantautori favoriti, Mika occupa un posto di rilievo .

I giovani ricercano nei loro star dei modelli positivi che li rassicurano, che li facciano sentire meno diversi . Forse é per questo che Mika piace così tanto perchè oltre ad essere un giovane musicalmente competente, é brillante, originale, semplice, che trasmette simpatia, ma soprattutto autenticità in chi l’ascolta.

I testi delle sue canzoni rispecchiano la sua filosofia di vita: invitano a sapersi accettare per quello che si è e ad apprezzare e amare  la ricchezza e le meraviglie della realtà che ci circonda.

Mika non ha avuto una vita facile: ha la dislessia e caratterialmente è molto timido. Nelle interviste, quando si racconta, parla ironicamente  della sua storia, delle difficoltà  incontrate nel suo percorso di crescita personale e di  come sia riuscito, trovando soluzioni creative, a “tirar fuori” le sue potenzialità dando una svolta alla sua vita.

Riportiamo alcune sue citazioni (da Aforismi.meglio.it):

  • ” Ero il soggetto preferito dai bulli. Vestivo bizzarro, ero dislessico e molto timido. Facevo di tutto per essere popolare, ma non funzionava. Allora mi sono detto:”Devo trovare un modo perchè la mia stranezza lavori per me, invece di distruggermi”. Mia madre, era molto preoccupata in quel periodo, mi diceva: ” Tu, o finisci in galera o diventi molto speciale”.
  • “Mio padre non c’era e mia madre, ogni volta che le cose si mettevano male, accendeva la radio e ci mettevamo a cantare e saltare come se facessimo le prove di un’opera lirica. Anche quando abbiamo vissuto per due anni nella stanzetta di un bed and breakfast a Londra sopravvivevamo grazie alle nostre fantasie. Così funziona la testa di chi si sposta spesso. Crea un mondo che si porta con sè in ogni viaggio”.
  • “Sono uno di 26 anni che riflette sulla sua identità. E uno di 26 anni per fare questo deve guardare indietro alla propria infanzia e alla propria adolescenza. Io l’ho fatto in due dischi e ho chiuso. Se mi ripetessi ancora mi sentirei come…surgelato. Se resti fermo lì non cambi più.

Tra i testi delle sue canzoni:

…You’ve got the whole world in your pocket
But you just don’t know
Everybody’s smilin’ at you everywhere you go
It’s like you’ve got that secret
That everybody else wants to know……. (tratto da ” live your life”)

(Hai il mondo intero in tasca, ma non lo sai. Ovunque tu vada, tutti ti sorridono. E’ come se avessi un segreto dentro di te che tutti vogliono conoscere…)

“Nek nomination” è il nome di una delle ultime mode fra gli adolescenti; la traduzione letterale della parola è NECK=collo della bottiglia, NOMINATION= nomina di una o più persone. Si tratta di una competizione alcolica: vince chi beve più velocemente mezzo litro di un alcolico o supercalcolico a scelta. Per assicurarsi che la persona partecipi al gioco deve filmarsi mentre beve il contenuto della bottiglia nel minore tempo possibile, per poi pubblicare in internet il proprio filmato, con nomina di altri tre compagni/amici che a loro volta continueranno la catena, pena regalare una cassa di birre o bottiglie di superalcolici se non si rispetta il gioco. Oltre a questa conseguenza “economica” ce n’è un’altra forse più pericolosa: se non si beve il contenuto della bottiglia o se lo si fa troppo lentamente si verrà derisi in rete dagli “amici”. È una sfida “a tempo”: i ragazzi nominati devono rispondere alla sfida entro 24 ore.

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Questo gioco ha le sue origini in Australia, ed è dilagato in America fino ad arrivare in Europa ed è già responsabile di almeno 5 vittime…

Vorremmo riflettere con voi sulle molte sfaccettature di questa nuova moda. Oltre al tema dell’uso di alcol, con tutte le conseguenze fisiche e psicologiche che ciò comporta nello sviluppo dell’adolescente, c’è anche la questione della notorietà che i ragazzi ricercano attraverso la rete, nel cosiddetto “palcoscenico mediatico”, evidenziato dal numero di visualizzazioni del proprio video in rete.

Nell’età adolescenziale l’aspetto della sfida e della trasgressione rappresenta un aspetto naturale nell’evoluzione. In questo caso i ragazzi sfidano il proprio corpo e i propri limiti, ben consapevoli di ciò che l’alcol provoca come ad esempio perdita del controllo, disinibizione, rallentamento dei riflessi, euforia… Il video diventa un modo per farsi conoscere, il numero di mi piace ha un effetto positivo sull’autostima soprattutto dei ragazzi più timidi e insicuri “se mi comporto così tutti mi vedono, mi conoscono e mi considerano un eroe”.

Ma quali sono le conseguenze? Se in un primo momento gli adolescenti che partecipano a questo “gioco alcolico” si sentono appoggiati, visti da un ampio pubblico, considerate persone coraggiose …c’è da domandarsi: e se la settimana prossima ci si pentisse? Il filmato sarà stato visualizzato da tutti gli amici, e magari anche da persone non proprio vicine e conosciute e …può essere stato scaricato da qualcuno. Qualche malintenzionato utilizzerà il materiale per ricatti e per rovinare la reputazione dell’ “eroe”. E non solo nei giorni seguenti, ma anche a distanza di molto tempo, anche anni. Quindi sorge spontanea una domanda: come saranno i rapporti fra due amici, due compagni di classe, due compagni di squadra, dopo molto tempo? Il o la protagonista del video con la neknomination può essere preso di mira e subire minacce anche a distanza di anni da quello che si definiva “amico”.

Ma al di là di queste possibili conseguenze (più reali di quanto si possa immaginare) è necessario chiedersi se c’è proprio bisogno di “scolarsi” mezzo litro di birra solo per dimostrare qualcosa a qualcuno…  Se non si vuole rompere la catena, perchè non utilizzare altre forme di visibilità o di accettazione sociale che non compromettano la propria salute e l’immagine personale?

stop-nek-660x320  Se vi accorgete di aver compiuto un atto di cui vi siete pentiti, parlate con un adulto di cui vi fidate che vi potrà aiutare. Potete anche rivolgervi al Consultorio Giovani per una consulenza gratuita!

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Accesso libero il giovedì dalle 14.00 alle 16.00

Indirizzo:
Viale G. Marconi, 7 Feltre - tel. 0439 883170

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