Archivi per la categoria ‘Gli adolescenti raccontano’

Abbiamo parlato, in un precedente articolo,  della separazione della coppia e di quali  possono essere le conseguenze sui figli.

Oggi pubblichiamo la lettera di Luca,  figlio di genitori separati, per dare voce a quello che ha vissuto.                                                              ragazzo separazione

 

Cari mamma e papà,

è più di un anno che non viviamo più insieme e  volevo raccontarvi come sto. Mi ricordo come se fosse ieri il momento in cui mi avete detto che avevate deciso di separarvi e ho capito che da quel momento sarebbe cambiato tutto.

Vi ho sentito litigare spesso, anche quando voi non ve ne siete accorti, e temevo che un giorno sarebbe finita cosi… All’inizio mi sono arrabbiato perchè  nessuno mi spiegava cosa stava succedendo e, secondo voi, ero troppo piccolo e non avrei capito!

Nel corso di quel periodo, ogni volta che vi domandavo delle spiegazioni, voi restavate sul vago senza dirmi realmente qual’era il motivo della vostra separazione. I miei pensieri mi hanno portato a credere che fossi io la causa dei vostri litigi.

Per molto tempo mi sono convinto di ciò ma grazie al nonno Luigi sono riuscito a capire che non era affatto così e le cose dipendevano solo da voi due. I nonni mi hanno aiutato a superare i momenti difficili… e adesso sto meglio. Con il passare del tempo la mia rabbia è diminuita ma vorrei da voi delle spiegazioni.

Adesso mi sento pronto per sentirmi dire la verità…

A presto Luca

“vado dallo psicologo perchè sento di avere dei pesi dentro di me che nessuna persona a me

vicina possa capire realmente e vedo nello psicologo qualcuno che ascolta ciò che sento senza

avere pregiudizi su di me, su quello che sento e su quello che penso perchè sono una

adolescente”. Catia, quattordici anni e mezzo.

 

 

 

 

 

 

“vado dallo psicologo perchè ho qualcuno che mi ascolta e che non mi giudica, qualcuno con

cui rimettere in ordine i pensieri e che ti aiuta a fare un pò di chiarezza in me stessa.

o ancora qualcuno con cui sfogarsi e parlare di ogni cosa”

Cristina, 21 anni

Ciao ragazzi/e,

la scorsa volta si è parlato di volontariato. Abbiamo pensato di proporvi un percorso a tappe nel quale  presenteremo alcune testimonianze di giovani che hanno fatto esperienze di volontariato in contesti diversi. Sono pensieri e sentimenti, a nostro avviso,  belli da leggere e sui quali riflettere.

Questa settimana è una lettera scritta da due ragazzi che hanno trascorso alcuni mesi in Ciad, come volontari. La lettera integra è reperibile sul sito www.gruppone.org. Lì troverete anche altre iniziative e proposte per giovani, organizzate da questa associazione.  

 

“Cari amici,

allora cosa raccontarvi di questi ultimi mesi passati qui a Pala, cosa dire di questo popolo così difficile da capire con tutti i sui piccoli segreti da scoprire, quale storia descrivere dei nostri “amici” ciadiani che a poco a poco si stanno aprendo sempre più con noi?

 Sarebbe molto meglio per noi in questo periodo tacere perché siamo in un periodo un po’ particolare dove, probabilmente, le cose ora si stanno un po’ complicando e la voglia di conoscere lascia spazio al silenzio perché forse la verità a volte è troppo complessa e dura.

Ma qui è cosi, bisogna avere il coraggio di entrare dentro a questa realtà e vivere, e forse soffrire, assieme ad essa per trovarne una via di uscita insieme, altrimenti è meglio tornarsene a casa. Forse è l’unica soluzione per il momento che ci aiuta a vivere giorno dopo giorno senza fare programmi a lungo termine, pensando che il nostro essere qui,cambierà prima di tutto noi stessi, che questa realtà.

Questa piccola introduzione non deve spaventarvi assolutamente, perché siamo felici di vivere qui e di avere fatto la scelta di partire, ma crediamo giusto anche dirvi che è difficile la vita qui per le persone che ci vivono, certo per noi non è il massimo, mancano le cose “europee” ma non possiamo proprio lamentarci.

 A differenza dei nostri vicini, noi la sera possiamo usufruire di un po’ di luce donata da una batteria ricaricata da un piccolo pannello solare, l’acqua che esce dal rubinetto, il frigo, il gas. Mentre i nostri vicini tutte le mattine devono procurarsi l’acqua al pozzo e accendere il fuoco prima di qualsiasi altra cosa, chiaramente non hanno l’elettricità anche se qualcuno a volte accende un piccolo generatore la sera per vedere (non ci crederete) la televisione. Il frigo e altre comodità sono fuori di ogni portata.

 La cosa che più ci colpisce è che si può vivere lo stesso anche senza tutto quello che noi riteniamo indispensabile e che pensiamo non possa assolutamente mancare nelle nostre vite ………..”

A noi è piaciuta questo pezzo di lettera perchè mette in risalto tre apetti:

– mettersi in gioco (“sporcarsi le mani in prima persona”)

– silenzio (accogliere la diversità così com’è, evitando il giudizio) 

–  risonanza (su come siamo noi e sul nostro stile di vita)

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