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Nelle prossime settimane riproponiamo, su richiesta dei ragazzi,  alcuni articoli su  patologie urologiche frequenti in età adolescenziale. Ringraziamo ancora una volta il dott. Xausa, primario di urologia presso l’Ulss di Feltre, per il materiale che gentilmente ci ha offerto.

Parliamo oggi della torsione del funicolo spermatico (cordone di consistenza molle, lungo circa 14 cm, formato da un insieme di organi, quali vasi, nervi, canale deferente, ecc..)

“è comparso, in pieno benessere e senza preavviso, un dolore acuto ad un testicolo, che improvvisamente si è gonfiato. Mi devo preoccupare subito o posso aspettare a vedere se mi passerà?”

..Attenzione!torsione-testicolare

Potrebbe essere una torsione del funicolo spermatico, che rappresenta un’urgenza assoluta e tale da richiedere una visita urologica immediata!

La torsione del funicolo spermatico sul suo asse compromette il flusso venoso di ritorno del testicolo, che può giungere rapidamente sino all’occlusione venosa e alla quale conseguono ben presto danni ischemici (assenza di afflusso di sangue) significativi a carico del testicolo stesso. Si presenta come un dolore allo scroto (sacca che racchiude i testicoli) violento, accompagnato da nausea e colpisce sopratutto l’adolescente. Insorge a causa della lassità dei legamenti che fissano il testicolo allo scroto. Non è rara nell’infanzia e si presenta solitamente fra i 14 e i 40 anni.

La terapia è chirurgica e deve essere instaurata entro sei ore dall’inizio dei sintomi per evitare le gravi complicanze anatomiche e funzionali del testicolo interessato. Nel caso siano trascorse più di sei ore dall’insorgenza del dolore, si verifica un’emorragia non risolvibile, che può comportare l’asportazione del testicolo stesso.

Messaggio: qualsiasi dolore acuto in sede scrotale riveste il carattere d’urgenza e va indagato immediatamente.  La prima cosa da farsi è quella di recarsi al più vicino pronto soccorso, a qualsiasi ora del giorno e della notte.

E’ appena terminata la settimana nazionale della dislessia. Un ragazzo così la definisce……

“Mi piace pensare ad un dislessico come a un autista con una macchina uguale alle altre , con un motore potente, ma che, per arrivare al traguardo, deve fare una strada in salita rispetto alle altre e più lunga. Alla fine, dopo tanta fatica e impegno, arriva pure stremato, ma arriva e forse se vede intorno a se persone che lo aiutano e non lo abbandonano mai, impara qualcosa più degli altri, l’amore per i propri cari e il riconoscimento per l’impegno altrui”. (tratto da storie di dislessia….”Dislessia: Io ti conosco”)

Un tempo la dislessia non era diagnosticata e per i bambini/ragazzi  la scuola, spesso, era vissuta come un vero incubo. Oggi grazie alla diagnosi precoce e al suo riconoscimento all’interno della scuola, i ragazzi possono avvalersi di adeguati strumenti compensativi che permettono loro  di svolgere il percorso scolastico in maniera serena e gratificante.

Riportiamo un racconto di una giovane che ha vissuto la dislessia e desidera dare una testimonianza positiva ai ragazzi.     

Dyslexia

“Scrivo la mia testimonianza per rassicurare chi è vicino alla dislessia.                                                                                                                                                                                                                      In prima elementare mi è stato riscontrato il problema della dislessia, non avevo alcun problema nella lettura ma non distinguevo alcuni suoni o forme delle lettere (mi parevano uguali) es la C con G e la D con B e per questo sbagliavo a scrivere e avevo anche problemi nel ragionamento logico. Alle elementari anche se venivo isolata dalle maestre, le quale avevo soltanto avvisato i miei dicendo che ero “stupida” incapace di imparare a contare bene e scrivere correttamente, i miei genitori mi hanno fatto fare vari esami, tra cui il test di intelligenza, perché a quel tempo si conosceva poco sull’argomento. Risultai essere molto intelligente, con molta memoria e un ottimo spirito di osservazione visiva per forme e figure, da qui iniziò il mio percorso.

Incontrai (dopo averne conosciute alcune che mi facevano soltanto disegnare o fare righe dritte sui fogli, facendomi sentire parecchio fuori luogo e stupida) una brava logopedista, mi insegnò a riconoscere il suono tramite il gioco e la lettura, e soprattutto fu in grado di darmi autostima.
Successivamente durante il liceo non ebbi alcun tipo di problema in nessuna materia, avevo bei voti sia in italiano, sia in fisica, in chimica e in matematica. OVVIO Il ragionamento logico è arrivato con il tempo, ho dovuto mettere forse più impegno degli altri nei primi due anni del liceo per comprendere fisica e matematica, ma dalla terza in poi è stato sempre tutto più facile. Idem per inglese, dove bisogna studiare bene il suono delle lettere, molto diverse da quelle italiane. Gli otto iniziavano ad arrivare sempre più facilmente e sapevo di aver consolidato un mio metodo di studio.
Che dire di altro? Mi sono diplomata al liceo e ora studio per il test d’ingresso all’università.
Ho sempre creduto che la prima cosa che bisogna insegnare a un bambino dislessico e l’autostima, arrivata quella si comprendono molte cose e nulla sembra irraggiungibile.
Ps ( non ho mai avuto l’insegnante di sostegno, me la sono sempre cavata da sola, studiando e correggendomi strada facendo, ovvio i casi di dislessia più gravi hanno bisogno di una figura di sostegno, ma chi può farcela da solo deve essere spronato, non adagiarsi e pensare che ci sarà sempre un aiuto dietro).” (tratto da testimonianze sulla dislessia/blogdi Rossella Grenci)

 

Ah non dimentichiamo che quest’anno il Premio Nobel 2017 per la chimica é andato a Jacques Dubochet che è dislessico e lo ha voluto scrivere con orgoglio sul suo curriculum per incoraggiare i ragazzi ad arrivare ai loro obbiettivi.

 

Riflessioni……….

di

Matteo Bussola, scrittore e autore di “Notti in bianco, baci a colazione” sul tema della paternità (del 2016) ed. Einaudi

 

Quando abbiamo cominciato a mettere in discussione l’autorità degli insegnanti? E quando ci siamo convinti che fare il bene dei nostri figli significasse impedire a chiunque di metterli in crisi? Ecco perché invece di essere un ponte tra la scuola e i nostri ragazzi sempre più spesso siamo diventati un ostacolo.

Cari genitori, scrivo a voi, dunque a me stesso, per cercare di capire cosa ci abbia portati fino a qui. “Qui” è la relazione sempre più problematica che abbiamo con la scuola dei nostri figli. Fra la prima e i secondi dovremmo essere un ponte, invece ci troviamo sempre più spesso a rappresentare un ostacolo. Parlo da osservatore diretto: ho una figlia alla scuola materna, due alla primaria, il retaggio aggiuntivo di una madre ex docente di Lettere, diversi amici insegnanti.

Una di questi, maestra di scuola elementare, mi ha raccontato di recente una vicenda. Durante una lezione ha ripreso con fermezza un suo alunno, e per questo motivo ha subìto pesanti conseguenze.

Il bambino, a quanto pare, è tornato a casa e ha raccontato ai genitori di essere stato picchiato dalla maestra. I genitori si sono rivolti al preside chiedendo sanzioni, il preside ha preso immediati provvedimenti. Nessuno ha messo in discussione la versione del bambino, nessuno ha creduto a quella dell’insegnante. Una settimana dopo l’alunno ha rivelato di essersi inventato tutto, nonostante questo i provvedimenti sono rimasti attivi.

Ora, una singola testimonianza non ha valore di campione statistico, ma va detto che quando mi è stata riportata non sono rimasto sorpreso, perché storie come questa sono sempre più frequenti. Fa riflettere il fatto che, anche solo vent’anni fa, una cosa del genere non sarebbe mai successa: una volta rimproverato dall’insegnante, a casa il bambino si sarebbe sentito dire il resto dai genitori, e sarebbe finita lì.

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Il fatto è che se è vero che non tutti i bambini dicono la verità, è altrettanto vero che non tutti gli insegnanti sono integerrimi. Ma il sacrosanto diritto a vigilare sugli eccessi non dovrebbe trasformarsi nella giustificazione dei figli in automatico. La sensazione è che questo avvenga perché, dopo anni di precise responsabilizzazioni di madri e padri nei confonti dei figli, ci pare inaccettabile non avere il pieno controllo di ogni aspetto della loro vita, compreso il rendimento scolastico. Di più: di fronte a un brutto voto, o un ammonimento disciplinare, ci sentiamo messi in discussione nel nostro ruolo, come se le difficoltà scolastiche avessero come unica causa la nostra disattenzione. Ma se un insegnante rimprovera nostro figlio non significa che stia criticando noi, vuol dire anzi che sta cercando la nostra collaborazione. Invece, siamo arrivati a un punto in cui gli insegnanti vengono criminalizzati quasi a prescindere, il problema negato, e la psicosi è ormai tale per cui perfino alcuni dirigenti scolastici non credono ai propri docenti o non si possono permettere di prendere le loro difese.

La domanda che “ci” pongo è: quand’è che siamo diventati così?

Quando abbiamo cominciato a pensare alla scuola come all’erogazione di un servizio, nel quale il cliente deve avere sempre ragione? Quando abbiamo iniziato a mettere in discussione l’autorità dei docenti, a partire dai compiti assegnati a casa? Perché le chat di classe su WhatsApp, che dovrebbero essere luogo di confronto e partecipazione, diventano sempre più spesso pretesto per critiche aggressive? Ma soprattutto: quand’è che ci siamo convinti che essere genitori volesse dire vivere le vite dei nostri figli, che fare il loro bene significasse impedire a chiunque di metterli in crisi, mentre la crisi è uno strumento di crescita indispensabile?

Abbiamo tutti lo stesso obiettivo: quello di formare gli adulti che saranno. Non di stare un passo avanti a loro nel tentativo di proteggerli, ma un passo indietro per essere pronti a sostenerli se cadranno. Quando succederà, col nostro aiuto potrebbero apprendere che da un fallimento si può imparare quanto da un piazzamento, e che può essere più mortificante e pericoloso un bel voto immeritato piuttosto che un brutto voto giusto o un rimprovero subìto. Su tutto, sarebbe ora di rendersi conto che noi genitori non siamo i paladini dei nostri figli, ma siamo i difensori dei loro interessi, e sostenere l’autorevolezza dei docenti dovrebbe essere il primo fra questi. Se non possiamo essere certi che tutti gli insegnanti rispettino allo stesso modo i bambini — ed è giusto prestarvi attenzione — possiamo però educare i bambini al rispetto per gli insegnanti. Avremo fornito ai nostri figli uno strumento prezioso per orientarsi sulla strada più difficile: quella del diventare individui autonomi, che non vivono le regole come una gabbia, ma come un’opportunità per strutturare un giorno le proprie.

Ricominciamo da qui.

 

Che cos’è il coito interrotto?

E’ una pratica molto usata dagli uomini nei rapporti sessuali.

In che cosa consiste?

Per evitare che gli spermatozoi raggiungano gli organi genitali della donna, l’uomo retrae il pene fuori dalla vagina prima dell’eiaculazione.

Dopo l’eiaculazione l’uomo deve urinare e lavare bene il pene prima di un nuovo rapporto. È un metodo molto diffuso che richiede all’uomo un ottimo controllo delle proprie reazioni durante l’orgasmo.

Svantaggi:pericolo

  • La possibilità di insuccesso è elevatissima (da numerose indagini risulta che la maggior parte delle donne che hanno abortito volontariamente usavano questo metodo);
  • L’insuccesso può dipendere sia dal fatto che l’uomo retrae il pene troppo tardi alcuni spermatozoi sono presenti anche nel liquido prodotto dall’uomo prima dell’eiaculazione;
  • L’obbligo di «fare attenzione» produce notevole ansia e tensione nervosa sia nell’uomo che nella donna; ciò può ridurre il loro piacere e provocare, col tempo, disturbi sessuali di vario genere.

libro tutto troppo prestoVi proponiamo un libro, a nostro avviso molto interessante, da leggere durante le vostre vacanze: “Tutto troppo presto” di Alberto Pellai.  E’ un libro che ha l’obbiettivo di accompagnare ragazzi ma sopratutto genitori nel tema dell’educazione sessuale nell’era di internet e delle nuove tecnologie. Come dice Pellai “…é un argomento per nulla semplice e scontato se solo si pensa che un ragazzo o ragazza d’oggi, prima ancora di avere la sua prima esperienza sessuale, è già stato esposto/a ad un numero di immagini di natura sessuale inimmaginabile per un adulto appartenente alle generazioni precedenti…”. Il libro è organizzato in quattro capitoli tematici e affronta il tema della sessualizzazione precoce delle bambine, il fenomeno del sexting, la pornografia e l’adescamento online; ci sono proposte di film da vedere a scuola e in famiglia e indicazioni su cosa fare qualora si è coinvolti in situazioni poco piacevoli.

Buona lettura!!!!

 

contraccezioneEstate, tempo di vacanza e di spensieratezza.

Viste le numerose richieste abbiamo pensato di riproporre un articolo sulla pillola, spiegando che cosa contiene, come agisce e come si usa, con alcune avvertenze pratiche.

La pillola contiene due ormoni di sintesi (estrogeni e progestinici) sotto forma di compresse.

Come agisce:

  • Blocca l’ovulazione
  • modifica la consistenza del muco prodotto all’interno del canale cervicale (che dà accesso all’utero) rendendolo impenetrabile agli spermatozoi
  • modifica la mucosa dell’utero rendendola inadatta a una gravidanza.

Come si usa:

  • Deve essere presa tutti i giorni, per 21 o 28 giorni in base alla tipologia di pillola
  • é preferibile assumerla la sera o la mattina sempre nello stesso momento della giornata. Se la scatola è formata da 21 pillole, l’assunzione si interrompe poi per 7 giorni, e questo provoca un sanguinamento simile alle mestruazioni. Qualunque sia la durata del sanguinamento, dopo 7 giorni di interruzione si deve ricominciare l’assunzione della pillola. La pillola è efficace dal primo giorno, a condizione che sia  assunta quotidianamente e regolarmente
  • la pillola viene venduta su prescrizione medica in farmacia  in confezioni «calendario», che aiutano la donna a controllare l’assunzione quotidiana.

Se ci si dimentica di prendere la pillola:

  • E’ necessario che la pillola dimenticata venga assunta entro le 12 ore successive per garantire comunque l’efficacia contraccettiva. Se la dimenticanza è superiore c’è rischio di ovulazione e quindi di gravidanza. In questo caso è comunque preferibile assumere la pillola fino a consumare tutta la confezione utilizzando, in aggiunta, un altro metodo contraccettivo (profilattico)
  • se nelle 4 ore successive all’assunzione della pillola si ha vomito o diarrea è necessario assumere un’altra pillola da un’altra confezione
  • alcuni farmaci assunti contemporaneamente alla pillola ne riducono l’effetto contraccettivo; tra questi vi sono alcuni antibiotici, antiepilettici, alcuni sedativi ed antidolorifici. Per maggiori informazioni è bene rivolgersi al proprio medico
  • in previsione di un intervento chirurgico è necessario avvertire il medico dell’uso di questo contraccettivo.

Quando non si può usare:

  • Sospetto di gravidanza
  • malattie dell’apparato cardiocircolatorio (pressione alta, trombosi, embolie, flebiti)
  • é consigliabile inoltre non fumare.

Indicazioni:

  • Eseguire un controllo ginecologico periodico
  • non protegge dalle malattie sessualmente trasmessibili

Siete tutti invitati alla prima edizione del PEER DAY  il giorno 19 maggio 2017

Presso il
Centro Giovani
via Borgo Ruga 40, Feltre.

Campus universitario
“Tina Merlin”

A partire dalle ore 14.15 i gruppi di peer che hanno lavorato sulle tematiche di salute vi presenteranno i loro
lavori:

Alcool e guida

Violenza di genere

Cibo ed emozioni

Dipendenze

Malattie a trasmissione sessuale

 

Per info:
SERVIZIO DI EDUCAZIONE E PROMOZIONE ALLA SALUTE
Tel.: 0439 883805 – 883721
Posta elettronica: guadagnare.salute@ulssfeltre.veneto.it

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Il CSI (Centro Sportivo Italiano di Feltre e Belluno) con il patrocinio dell’ULSS 1 Dolomiti, Centro per l’Affido  e la Solidarietà Familiare distretto di Feltre,  hanno organizzato

1° edizione di ” se mi fido…mi affido!” 

Domenica  23  aprile  2017   h 10

Passeggiata e corsa di 5 e 10 km aperta ad atleti e famiglie.

Partenza e arrivo presso Stadio Zugni Tauro a Feltre.

Iscrizioni dalle h 8,30 presso lo Stadio fino a poco prima della partenza.

COSTO  Euro  8

Nati dal 2007 al 2011  Euro 5

Nati dal 2012  gratuito

ALL’ ARRIVO  PASTA  PARTY  CORSA CAMPESTRE

Una coppa mestruale è un tipo di barriera che indossato all’interno della vagina durante la mestruazione ne raccoglie il flusso. A differenza di metodi più noti, come il tampone o l’assorbente, la coppetta non assorbe il flusso mestruale, né lo cattura fuori dal corpo ma lo raccoglie fino al suo svotamento.
La coppetta mestruale è…
Comoda: Realizzata solitamente in gomma, latex o morbido silicone per uso medicale, è così comoda da non sentirla. Puoi scegliere tra due dimensioni, le quali si adeguano alla conformazione della tua vagina. Mentre i tamponi assorbono il 35% dell’umidità vaginale, la coppetta mestruale non ti causerà secchezza né lascerà tracce di fibre. Abituarsi ad un uso corretto richiede al max qualche mese ma poi la cosa risulterà facile e intuitiva.
Pratica: E’ sempre pronta. Nessuna corsa in negozio all’ultimo minuto, nessun accumulo di assorbenti o tamponi con diverso grado di assorbenza. La coppetta mestruale ti libera dal dover gettare prodotti usati o portarti dietro ingombranti scorte (sia che siano nascosti nella tua manica mentre vai in bagno o che occupino posto in valigia quando viaggi). Inoltre, può essere utilizzata in qualsiasi momento del ciclo mestruale.
Affidabile: Con una capienza tripla rispetto a un tampone normale, la coppetta mestruale ti garantisce una protezione più duratura nei giorni di flusso abbondante. E non essendo assorbente, non provocherà secchezza nei giorni di ciclo leggero.
Risparmio: Hai bisogno di una sola coppetta mestruale, che può durare per molti anni ma che si ripaga dopo sei-otto mesi; da quel momento stai risparmiando la spesa mensile in prodotti di protezione igienica.
Delicata: In commercio se ne trovano prive di lattice, ipoallergeniche e senza coloranti, profumi, BPA, ftalati, plastica, candeggine o tossine, la coppetta mestruale è ideale se hai la pelle sensibile o soffri di allergie.

coppetta mestruale

CONSIGLI PER L’USO:
– Lava sempre le mani, come faresti quando rimuovi i tamponi, prima di inserire e rimuovere la tua coppetta mestruale.
– Piegare a C
– Inserire: Apri le grandi labbra e inserisci la coppetta nella vagina fino a che il corpo della coppa ed il tronco-da-presa sono completamente all’interno. La coppa riusabile tende a posizionarsi correttamente da sola, e non necessita di essere collocata.
– Rimuovere e vuotare: Ogni 4-8 ore on le mani pulite, schiaccia delicatamente la parte inferiore della coppetta per togliere aderenza e far scivolare fuori la coppetta. Successivamente puoi vuotare il contenuto nella toilette.
– Sciacquare con acqua o pulire con un fazzoletto di carta e piegare inserire nuovamente.

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Consultorio Giovani Feltre

Orari:
Accesso libero il giovedì dalle 14.00 alle 16.00

Indirizzo:
Viale G. Marconi, 7 Feltre - tel. 0439 883170

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