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Il libro “Qualcosa” di Chiara Gamberale è una lettura adatta a tutti, ma particolamente interessantequalcosa per preadolescenti ed adolescenti. E’ la storia di una ragazza che esagera sempre, quando le succede qualcosa piange o ride sempre troppo, è invadente e fa troppe domande ai suoi coetanei… non conosce i limiti e le misure, fa disperare i suoi genitori (il re e la regina) e tutti i loro servitori.  E’ sempre in movimento e deve sempre fare qualcosa, non sta mai ferma. Un giorno incontra un cavalliere errante che le fa conoscere Madama Noia e la protagonista impara ad assaporare il momento ed a apprezzare il dolce far niente, senza riempire tutti i vuoti. Ma…  le capita una cosa molto brutta, la peggiore che possa succedere nella vita di una giovane ragazza, a cui reagisce tornando all’eccesso in tutto e con tutti. Per riprendersi, cerca l’Amore e farà molte esperienze diverse, finché capirà….

Una storia moderna che insegna ad amare sè stessi e gli altri, a non farsi travolgere dalla proprie emozioni ed allo stesso tempo a non avere paura di sperimentarle.

Buona lettura :lol:

libro tutto troppo prestoVi proponiamo un libro, a nostro avviso molto interessante, da leggere durante le vostre vacanze: “Tutto troppo presto” di Alberto Pellai.  E’ un libro che ha l’obbiettivo di accompagnare ragazzi ma sopratutto genitori nel tema dell’educazione sessuale nell’era di internet e delle nuove tecnologie. Come dice Pellai “…é un argomento per nulla semplice e scontato se solo si pensa che un ragazzo o ragazza d’oggi, prima ancora di avere la sua prima esperienza sessuale, è già stato esposto/a ad un numero di immagini di natura sessuale inimmaginabile per un adulto appartenente alle generazioni precedenti…”. Il libro è organizzato in quattro capitoli tematici e affronta il tema della sessualizzazione precoce delle bambine, il fenomeno del sexting, la pornografia e l’adescamento online; ci sono proposte di film da vedere a scuola e in famiglia e indicazioni su cosa fare qualora si è coinvolti in situazioni poco piacevoli.

Buona lettura!!!!

 

Questa volta abbiamo pensato ai genitori e a come aiutarli, nel loro importante ruolo educativo, ad accompagnare i figli in crescita.

Come?

Alberto Pellai e Barbara Tamborini hanno scritto un libro per genitori di figli preadolescenti.  eta dello tsunami

Di che cosa parla?

Tutto è iniziato con l’ingresso alle scuole medie. Fino a ieri vostro figlio era un bambino angelico, e ora di colpo è pronto a darvi battaglia su tutto, pensa solo a divertirsi e vive di emozioni intense e improvvise, come sulle montagne russe. Lo tsunami che vi sta travolgendo si chiama preadolescenza, e sappiate fin da subito che non c’è cura; ma un segreto per sopravvivere, sì: capire cosa sta succedendo in un cervello in piena evoluzione, che funziona in modo diverso rispetto a quello di un adulto. Barbara Tamborini e Alberto Pellai ne sanno qualcosa: esperti di psicologia dell’età evolutiva e genitori di due figli preadolescenti (e di altri due che stanno per diventarlo), sapranno introdurvi alle meraviglie di quest’età e darvi i consigli giusti per ritrovare un canale di comunicazione che vi sembra impossibile. Non solo. Vi aiuteranno anche a guardarvi dentro e a capire che tipo di genitori siete e vorreste diventare, per essere mamme e papà “sufficienternente buoni’; capaci di riflettere sui propri errori e aggiustare il tiro. Senza prendersi troppo sul serio, perché la perfezione non è di questo mondo.

Editore: De Agostini
Anno edizione: 2017

Oggi il finale del racconto di Alberto Botte.

I nuovi proprietari sembravano affidabili. Giovani, vestiti bene, solo uno parlava italiano.

Mandarono un comunicato a tutta la fabbrica. Ci sarebbero stati licenziamenti risanativi. Il vecchio era troppo emotivo, spinto dal suo cuore tenero aveva assunto troppi elementi inutili.

Lui si sentiva al sicuro. Glielo aveva detto, o no? “Lei, mio caro, lei è una grande risorsa per la nostra azienda”. Addirittura lo aveva chiamato mio caro. Era in una botta di ferro.

Eppur si muove. E lo mandarono a casa. Provò ad andare negli uffici di collocamento, ma non lo volevano. Troppo così, troppo poco colà. Non abbastanza istruito. Non ha questo, quello, eccetera.

Lei gli fu accanto finchè non ne potè più. Se ne andò altrove, gli faceva troppa pena quell’uomo che una volta aveva amato. maggio-dei-libri-sagome-2015

“Ghea femo, Cleopatra. GHEA FEMO”

I glifi continuavano a fermarsi benigni. Cominciò a tremargli il respiro. Il cuore batteva sempre più forte.

Aveva cominciato a impegnare, vendere, fare piccoli mutui e microcrediti. Addio macchina, e presto addio casa. Sua madre e suo padre si erano rifiutati di dargli ancora denaro. Avevano litigato pesantemente l’ultima sera che era andato da loro. “Basta !!! Non avrai più nulla da noi! Butti tutto in quelle macchinette! Ti stai bruciando ogni cosa. Vergognati. Vergognati!”

Lui piangeva senza vergogna. Suo padre, vecchio e tremolante per le medicine, aveva ragione. Ma che vuoi. L’adrenalina che si prova seduti davanti a quello schermo non è qualcosa che si può abbandonare facilmente. Aveva solo quello. Solo la sua Cleopatra lo amava e capiva.

L’aveva vista al mercato oggi. Era con un uomo. Rideva. Sembrava felice. Lui era corso a nascondersi, era scappato da lei. Si vergognò. Solo allora aveva perso tutto. Fu lì che decise di disfarsi della collanina. Di dare anima e corpo a Cleopatra.

L’ultimo glifo si fermò. Gli prese un sussulto.

“Ghe aven fata, Cleopatra. Ghe aven fata.”

Goia pura. Era felice. Aveva vinto tutto. Tutto. Ma non lei. Lei no. Urlò.

Dietro di lui il barista stava pulendo il bancone, fra poco avrebbe chiuso, solo il tempo di fare due conti. Era stata una lunga giornata. I suoi sbevazzoni avevano fatto caos, uno aveva rotto un bicchiere e altri due avevano litigato. Sentì dei rumori strani dall’angolo delle slot. L’uomo alzò gli occhi. Lo vide piangere. Si preoccupò e corse da lui.

I gettoni continuavano a piovere. Una cascata gli ricopriva le gambe. La gioia era durata un istante, subito era scomparsa nell’immagine della sua risata al mercato.

Piangeva senza vergona il suo dolore. Urlava il suo nome fra i singhiozzi. Solo lei importava. Lei fra le lacrime. Cadde piangendo dalla sedia. Singhiozzava rannicchiato a terra.

“Amore…. Amore…. Amore dove sei…. Amore dove sei?”

 

 

Continuiamo con il racconto di Alberto Botte , vincitore del concorso per Lions Club.    maggio-dei-libri-sagome-2015

 

Gli aveva dato la collanina una domenica. Nei giorni di festa, gli piaceva prepararle la colazione e portargliela a letto, come nei peggiori clichè dei film. E lei gli aveva dato un pacchettino. Un pensiero che si portava sempre appresso.

L’indossava, se ne ricordava il peso rassicurante al collo, il giorno in cui radunarono tutti gli operai. Il principale aveva mandato le segretarie a chiamarli tutti, dicendo loro di rimanere nel parcheggio qualche minuto dopo il turno. Apparve molto vecchio e stanco. Informò che era un periodo duro anche per l’azienda, che alcuni clienti non pagavano, la produzione aveva dei problemi, e così via. E che tutti dovevano fare dei sacrifici. Era serio, distaccato. Ma negli occhi si vedevano gli accenni delle lacrime.

Disse che era temporaneo. Un paio di mesi, al massimo un anno. Poi tutto normale.

Non si era lamentato, come invece fecero molti dei suoi colleghi. Sentiva che era un sacrificio necessario. Si fidava del principale. Toccò la sua collanina in un piccolo gesto scaramantico. Provò a vedere il bicchiere mezzo pieno. Avrebbe passato più tempo a casa, con lei.

Invece cominciò a frequentare i bar. Non gli piaceva bere, aveva già fatto le sue baldorie negli anni. Tanto per stare in compagnia. Non ne poteva più di stare a casa a girarsi i pollici, lei era fuori, al lavoro, e lui lì dentro, a non far nulla. Si sentiva meglio quando entrava in fabbrica per quei pochi giorni a settimana. Sollevato. Di nuovo un uomo. Inoltre, per quanto sapesse che era un pensiero maschilista, si sentiva a disagio a vivere con una donna, la sua donna, che guadagnava più di lui. Lo manteneva. Cominciarono a litigare. E lui conobbe Cleopatra.

Non aveva mai giocato alle slot. Non ci aveva mai pensato. A lui i soldi piaceva guadagnarseli. Dovevano puzzare di sudore, non della birra slavata del bar.

Quella sera era stanco, stufo. Avevano litigato. Gli avevano ridotto i giorni di lavoro al mese. Bevve un po’, e così, chiacchierando con gli altri al bar, gli dissero di provare a giocare. “Tanto hai due soldi in tasca, giocali che almeno diventano di più”

Annebbiato dall’alcol, perse le sue inibizioni e ci provò. Cambiò due euro in gettoni. Ne infilò uno nella macchina. Fece partire la slot. Adrenalina pura.

L’eccitazione cancellò ogni problema, fece sparire le preoccupazioni. Cleopatra diventò ogni secondo di quella sera più dolce.

Al sesto gettone vinse. Cambiò tutto in gettoni e in altro da bere. Andò avanti a lungo.

Quando tornò a casa, lei era in piedi. Tremava avvolta in una sottile camicia da notte. Non disse una parola. Era terrorizzata. Quello non era l’uomo che amava.

Un’altra croce ansata si fermò. Cleopatra, l’unica donna che gli era rimasta, fece un urletto di gioia per la doppietta. Lui rise, quasi ringraziandola.

Trascorsero i mesi. Arrivò la notizia che la fabbrica rischiava di chiudere, erano in fallimento. Per la prima volta partecipò a atti di protesta, dipinse striscioni e cartelloni. Si tesserò anche ad un sindacato. L’aveva sempre considerato qualcosa da esaltati, non faceva per lui.

Poi una piccola speranza: imprenditori stranieri volevano acquistare la fabbrica e salvare la produzione. Quelli del sindacato sembravano scettici, ma l’allegria dilagava. Gli operai si misero a urlare al cielo la loro felicità.

La normalità tornò nella sua vita. Smise di bere, giocava ancora un po’, ma non era più la sua droga.

Altri glifi si fermarono, tante croci ansate. “Ghea femo, ghea femo” grignò fra i denti.

 

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