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Consigli per ragazzi
E’ necessario che i ragazzi siano i primi autori della loro tutela e della loro sicurezza quando sono online.iimagine cyber bullismo

Per questo motivo, Telefono Azzurro ha stilato alcuni consigli pratici per tutti i bambini e gli adolescenti, che possono aiutarli ad affrontare e reagire a situazioni per loro pericolose:
Non rispondere a sms, mms, email o post molesti o offensivi nei tuoi profili sui social network.

Se gli sms, mms, le email o i post nei tuoi profili sui social network ti infastidiscono cancellali, bloccando la persona che te li ha inviati (per vedere come bloccare, consulta la sezione “privacy” nella tua casella mail o nel tuo profilo).

Salva i messaggi che ricevi prendendo nota del giorno e dell’ora in cui arrivano (se chat, salva la cronologia).
A seconda di dove ricevi le minacce, cambia nickname o numero di cellulare o l’indirizzo mailcyberbullismo

Se qualcosa che avviene online ti infastidisce (o fa stare male un tuo amico), parlane con un adulto di cui ti fidi.

In caso di minacce o proposte che ti infastidiscono, parlane immediatamente con gli adulti di cui ti fidi.

Puoi chiedere un consiglio o un aiuto a Telefono Azzurro, per te o per un tuo compagno vittima di cyberbullismo, chiamando il numero 1.96.96 (anche in forma anonima), oppure contattando Telefono Azzurro anche via chat, tutti i giorni dalle 16.00 alle 20.00, accedendo al sito www.azzurro.it e cliccando su “ch@tt@ con Telefono Azzurro!”.

Se ti trovi in rete Telefono Azzurro è al tuo fianco anche in Facebook, tramite una APP specifica per aiutarti a tutelarti in rete. La app è raggiungibile qui o su Facebook cercando in “Persone, luoghi, oggetti” Telefono Azzurro e selezionando l’Applicazione “SOS – Telefono Azzurro onlus” nell’elenco che compare nel menu a tendina.

La pratica del sexting comporta notevoli rischi. Chi lo fa spera che questo tipo di contenuti rimangano privati tra sé e la persona con cui sono stati condivisi in quel momento. Purtroppo non sempre è così. Esiste la pornografia della vendetta, e cioè la pratica di pubblicare materiale imbarazzante, come foto e video hard fatti in casa senza il consenso dell’interessato, e spesso con tanto di nome, indirizzo e riferimenti che facciano capire di chi si tratta.

Nel 90% la vittima di tale vendetta, chiamata anche “revenge porn“, è una donna. Il video o la foto finisce su siti VM18 e le visualizzazioni schizzano alle stelle per poi finire in altri siti di porn sharing. Cancellarlo dal Web diventa impossibile. Le conseguenze del revenge porn sono depressione e stress delle vittime che pensano addirittura al suicidio. La situazione diventa decisamente peggiore se la vittima vive in un piccolo centro.

In conclusione prima di fare sexting bisognerebbe pensarci non 2 ma 2000 volte.

La miglior cosa da fare è evitare di diffondere immagini o video intimi, peggio ancora video hot che ci ritraggono. Se però dovessimo accorgerci di essere vittime del sexting, dobbiamo assolutamente ricordarci che si tratta di azioni punibili dalla legge, anche se non esiste ancora un reato apposito.

Possiamo rivolgerci alle autorità di Polizia presenti sul territorio o alla polizia postale (www.commissariatodips.it), segnalando il link dei contenuti illecitamente diffusi. Sarà comunque difficile bloccare la completa diffusione delle immagini o dei video, ma quantomeno potremo riuscire a impedirne il reiterare dell’azione e scoraggiare gli altri dal farlo.

Risultato immagine per immagini polizia postale

Se le foto riguardano minorenni, è possibile chiamare il numero gratuito 1.96.96 di Telefono Azzurro, attivo tutti i giorni dell’anno, 24 ore su 24, o contattare l’associazione via chat accedendo al sito www.azzurro.it e cliccando su CHATTA con Telefono Azzurro!

Su Facebook è disponibile anche un’app per tutelarci in Rete SOS – Il Telefono Azzurro Onlus.

Oggi parliamo di sexting.    sexting

Che cos’è il sexting ?

Sexting nasce dall’unione di due parole: sexual e texting. E’ la situazione in cui singoli o gruppi di giovani si scambiano messaggi di testo, foto, video dal contenuto esplicitamente sessuale.

Perchè si fa sexting ?

Le motivazioni che spingono ragazzi e ragazze ad inviare queste immagini sono diverse ed hanno implicazioni a vari livelli nella vita di un giovane. Se da una parte possono essere atti compiuti senza riflettere, dall’altra possono rappresentre una pericolosa mercificazione di parti del proprio corpo (“ti mando immagini sexy in cambio di ricariche, soldi, regali”).

Quali sono le conseguenze?

Le conseguenze di inviare immagini a sfondo sessuale sono varie.

In primo luogo è importante ricordare che in rete le immagini viaggiano in modo incontrollato. Questo vuol dire che pur essendo inviate ad una persona specifica (magari di cui ci si fida quasi completamente….come un amico/fidanzato, o un’amica/fidanzata) una volta inviate escono dal controllo dell’inviante. Come si può dedurre, se il fidanzato o la fidanzata che ha ricevuto questo “regalo”, fatto con amore, decide di chiudere la relazione, o viene lasciato, rimane in possesso dell’immagine e potrà farne ciò che vuole. A differenza delle relazioni, più o meno stabili, INTERNET E’ PER SEMPRE.

Quindi un’altra conseguenza del sexting è legata alla propria reputazione, che può essere minacciata dall’invio di queste immagini a un gran numero di persone… più o meno conosciute. L’impossibilità di cancellarle dal cellulare delle altre persone è un’eventualità a cui non viene data molta importanza nel momento dell’invio. In realtà quando la foto esce dal proprio telefono o dal prorio computer può essere utilizzata anche come arma per ricatti e minacce.

Queste immagini, se pubblicate online (nei profili delle chat, sui social network etc…) possono attirare malintenzionati ed adescatori, che cercano di guadagnare la fiducia attraverso complimenti, attenzione, ascolto… per poi richiedere d’incontrarsi off line, con conseguenze più o meno importanti e preoccupanti.

Infine, ma non da meno, c’è da ricordare che la produzione,  l’invio e la detenzione di immagini a sfondo sessuale può comportare rischi penali perchè rientra nel reato della pornografia minorile (L. 38/2006), per la quale possono essere imputati i minorenni che abbiano compiuto i 14 anni. Possedere materiale pornografico è vietato a tutte le età (art. 600-ter Codice Penale).

Riflettere su cosa può succedere dopo l’invio di immagini a sfondo sessuale è necessario per evitare di compiere azioni che possano avere effetti anche a lungo temine, sulla propria reputazione e sul proprio benessere psicologico.

Conoscere le conseguenze e capire l’importanza di non inviare immagini intime è un passo importante per proteggersi dai rischi virtuali… Ci sono tanti altri modi per dimostrare amore!

Save the Date: Safer Internet Day 9 febbraio, in diretta mondiale. Quest’anno la tredicesima edizione della manifestazione, che si svolge in contemporanea in oltre 100 paesi di tutto il mondo, avrà come tema “Gioca la tua parte per un internet più!”, in pratica lo scopo è quello di riflette sul ruolo che abbiamo per rendere il web un luogo più sicuro.

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Cos’è Safer Internet Day, (SID)?

E’ la giornata dedicata al ruolo che internet svolge nella vita, soprattutto dei più giovani. Dal cyberbullismo al social networking, ogni anno Safer Internet Day ha lo scopo di aumentare la consapevolezza dei problemi emergenti on line e sceglie un argomento che riflette sulle attuali preoccupazioni.

Come funziona la sfida Twitter?

“Vi stiamo chiedendo- si legge sul sito – di condividere un tweet con la comunità Safer Internet Day con un gesto che hai intenzione di fare per contribuire a creare un internet migliore. Infine chiediamo di condividere il post insieme ai tuoi amici!”

Il progetto Safer Internet Center Italy (SIC- Italia) è coordinato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, in partenariato con la Polizia postale e delle comunicazioni, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e Save the Children, Telefono Azzurro, Cooperativa E.D.I. e Movimento Difesa del Cittadino. Il punto di riferimento in Italia è Generazioni Connesse che promuove l’uso sicuro e responsabile dei nuovi media da parte dei giovani attraverso la realizzazione di un’ampia serie di iniziative che include interventi di sensibilizzazione, formazione e attività di peer-education nelle scuole.

hikikomori3Vi parliamo oggi di una nuova sindrome, che nasce in Giappone ma che inizia gradualmente a diffondersi anche in Europa e America: l’HIKIKOMORI.

Hikikomori, letteralmente “stare in disparte, isolarsi”, (dalle parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi”) è un termine giapponese usato per riferirsi a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento. Tali scelte sono causate da fattori personali e sociali di varia natura. Tra questi la particolarità del contesto familiare in Giappone, in particolare per la grande pressione della società giapponese verso l’auto-realizzazione e il successo personale cui l’individuo viene sottoposto fin dall’adolescenza. Infatti, nella maggior parte dei casi, chi soffre di questa sindrome, ha un’età compresa tra i 19 e i 27 anni e, per oltre il 90% dei casi, è di sesso maschile e di estrazione sociale solitamente medio-alta.

Può essere considerato come una volontaria esclusione sociale: adolescenti che vivono reclusi nella loro casa o nella loro stanza quasi senza contatto con l’esterno, né con i familiari, né con gli amici. A volte chiedono che il cibo gli sia lasciato dinanzi alla porta e consumano i pasti all’interno della propria stanza.

Il ritiro dalla società avviene gradualmente: i ragazzi spesso iniziano rifiutandosi di andare a scuola, in alcuni casi non riescono a immaginare se stessi adulti o hanno l’impressione di non crescere, possono apparire infelici, perdere le amicizie, la sicurezza e la fiducia in se stessi, con un aumento dell’aggressività verso i loro genitori.
Il governo del Giappone utilizza il termine hikikomori per coloro che si rifiutano di lasciare le proprie abitazioni e lì si isolano per un periodo superiore ai sei mesi.

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Le caratteristiche della sindrome sono:

  • ritiro sociale, incomunicabilità e isolamento totale da almeno sei mesi: rifiuto delle amicizie, delle attività ludiche (sport e socialità in genere), incapacità di relazionarsi in maniera spontanea, allontanamento dalla vita reale e conseguente fuga nel virtuale;
  • fobia scolare precedente e abbandono della scuola;
  • ritiro dalle attività lavorative;
  • possibile presenza di sintomi legati all’ Internet Addiction Disorder;
  • possibile inversione dei ritmi circadiani: spesso svegli l’intera notte, dormono di giorno;
  • Negli adolescenti affetti da questa psicopatologia la capacità di apprendimento non risulta significativamente alterata: mediamente sono in grado di giungere a profitti scolastici sufficienti
  • pigrizia e lentezza nello svolgere le attività quotidiane, “non aver voglia di far niente”

Per quanto riguarda internet, esso si configura spesso come una contraddizione in termini: la persona rifiuta i rapporti personali fisici, mentre con la mediazione della rete può addirittura passare la maggior parte del suo tempo intrattenendo relazioni sociali di vario tipo (dalle chat fino ai videogiochi online). Non tutti impiegano il loro tempo su internet ma, quando succede, il tempo di permanenza davanti al computer arriva fino a 10-12 ore giornaliere. Chi non utilizza questo mezzo, spesso passa il proprio tempo leggendo libri, girovagando all’interno della propria stanza o semplicemente oziando, incapaci di cercare lavoro o frequentare la scuola.

In ogni caso, la mancanza di contatto sociale e la prolungata solitudine hanno effetti profondi sulla persona, che gradualmente perde le competenze sociali, i riferimenti comportamentali e le abilità comunicative per interagire con il mondo esterno, fino ad arrivare ad uno stato di apatia.

hikikomori 2Inoltre, l’isolamento autoindotto, può comportare antropofobia (cioè la paura degli altri studenti, delle persone anziane o di non poter prendere l’autobus o il treno etc.), automisofobia (paura di essere sporchi), paranoia, manie di persecuzione, disturbi ossessivo-compulsivi, depressione, agorafobia (la paura degli spazi aperti), e comportamento regressivo (come un ragazzo più piccolo).
Se non curato il disturbo comporta la perdita di anni scolastici, del lavoro o della possibilità di costruire una vita autonoma dalla famiglia.
Il fenomeno, già presente in Giappone dalla seconda metà degli anni ottanta, ha incominciato a diffondersi negli anni duemila anche negli Stati Uniti e in Europa.
In Italia si stima che un individuo ogni 250 sia soggetto a comportamenti a rischio di reclusione sociale, con una cinquantina di casi dichiarati e presi in carico. Nel 2013, secondo la Società Italiana di Psichiatria, circa 3 milioni di italiani tra i 15 e i 40 anni soffrivano di questa patologia.

Tuttavia il disturbo è spesso associato e confuso con la cultura “nerd” e “geek”, o più frequentemente con una “semplice” dipendenza da internet (le cui stime parlano di 240 000 adolescenti italiani che trascorrono più di tre ore al giorno tra Internet e videogiochi), limitando il fenomeno a una conseguenza del progresso della società e non a una chiara scelta volontaria del soggetto.

Si tratta quindi di una sindrome da approfondire e riteniamo importante diffonderne la conoscenza.

Per maggiori informazioni potete trovarci il giovedì pomeriggio, gratuitamente e senza appuntamento dalle 14.00 alle 16.00 oppure potete contattarci telefonicamente allo 0439-883170 chiedendo di parlare con un operatore del Consultorio Giovani o inviando una mail a nuvoleinviaggio@consultoriogiovanifeltre.net.

 

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Gli adolescenti di oggi sono spesso chiamati “nativi digitali”, perchè sono nati quando internet era già diffuso e parte integrante del loro mondo. Sono abili nell’usare i social network, ma non sempre sanno tener conto delle conseguenze delle loro azioni. Per esempio, se in modo spavaldo pubblicano nel loro profilo una foto in stato di ebbrezza, non pensano che tra qualche anno un futuro datore di lavoro oltre a consultare il  cv darà una sbirciatina al loro profilo e saranno pertanto svantaggiati dall’aver pubblicato foto compromettenti.

I nativi digitali sono spavaldi, perchè alla ricerca di sensazioni e  accettazione (la famosa “web reputation”) possono esporsi a rischi che pagheranno nel tempo con gli interessi, come in questo esempio. Allo stesso tempo sono fragili, perchè soffrono e stanno male se i loro post ricevono pochi “mi piace” o non vengono condivisi.

Il compito dei genitori e degli adulti di riferimento (insegnanti, animatori, allenatori) è quello di aiutarli a utilizzare in modo consapevole internet e il cellulare, ponendo dei paletti quando serve. Per esempio, l’età minima di accesso a facebook è di 13 anni ed è opportuno farla rispettare ai ragazzi. Per gestire un profilo nella rete, è necessario un certo livello di maturità, sia per tener conto delle conseguenze delle proprie azioni, ma anche per sapersi difendere da eventuali adescatori.

 

 

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“Un sms per dire no a droga e bullismo” è un progetto voluto dal Ministero dell’Interno che coinvolge anche la nostra provincia. Si tratta di un’iniziativa nata con l’intento di tutelare il mondo dei giovani e di potenziare le azioni di prevenzione.
Può succedere, soprattutto nelle scuole, di assistere a situazioni in cui qualcuno fa il bullo oppure spaccia droga e di non sapere come comportarsi… il 43002 corre in vostro aiuto! Nel momento in cui si è a conoscenza di comportamenti che possono diventare pericolosi, è possibile ed importante segnalarli a questo numero.
La procedura è molto semplice… si invia un sms al 43002, indicando prima di tutto il nome della provincia di provenienza (per esteso, quindi nel nostro caso Belluno) e poi l’episodio che viene considerato preoccupante. In questo modo parte la segnalazione che, una volta arrivata in Questura, sarà poi trattata dalla Polizia o dai Carabinieri.
E’ importante sapere che il messaggio è gratuito e che alla Questura compare il numero telefonico dell’inviante, che potrebbe essere ricontattato dalle Forze dell’Ordine per eventuali chiarimenti.  Inoltre, se l’utente non indica in maniera corretta la provincia, il sistema lo avviserà in modo tale che possa correggere l’errore entro 30 minuti.
Grazie al 43002 potete quindi essere d’aiuto per mettere in evidenza situazioni che possono diventare pericolose, ricordando però che questo numero non sostituisce quelli d’emergenza (113,112) che vanno comunque contattati quando c’è bisogno di un intervento immediato!

Guardando la televione anche solo per pochi minuti è probabile incontrare gingle pubblicitari, di ogni tipo, che stanno dicome-fare-pubblicita-ad-un-negozio_506eb25770c2a39cceb109df81e5a4dcventando sempre più la colonna sonora della quotidianità di ogni persona. Ma cosa si vede in TV? Quali sono i messaggi nascosti che ci vengono trasmessi, e che più o meno indirettamente condizionano i nostri bisogni? Le pubblicità diventano delle brevi storie e, in alcuni casi, è addirittura necessario aspettare il termine dello spot per capire qual’è l’oggetto stesso.

Il mondo della pubblicità è sempre più evoluto: musiche, parole, riferimenti a situazioni ritenute fondamentali dalla maggior parte delle persone che subisce la pubblicità (es. il momento della colazione). Ma ci sono anche spot che rischiano di enfatizzare negativamente pregiudizi e ruoli sociali. Inoltre, il messaggio sottolineato dalla pubblicità può essere frainteso se non adatto a bambini e ragazzi, che vengono bombardati quotidianamente da spot di ogni tipo, spesso senza filtri adulti che possano far interpretare correttamente il contenuto.

E’ possibile, quindi, che i messaggi pubblicitari veicolino informazioni distorte ed ingannevoli, e potenzino pensieri dannosi se non riflettute. Basti pensare alle innumerevoli pubblicità su diete e prodotti dimagrati di ogni tipo; possono anche essere prodotti “utili” ed efficaci, ma cosa possono recepire bambini e ragazzi che iniziano a confrontarsi con i propri difetti fisici, soprattutto se non si confrontano con adulti di riferimento?

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La dottoressa J. Harris della Yale University ha condotto vari esperimenti sul tema dell’influenza delle pubblicità sulle scelte, pubblicando i risultati sulla rivista Health Psychology. Protagonisti dell’esperimento furono più di 100 bambini fra i 7 e  gli 11 anni, individuati sulla base di alcune variabili (se avevano la tv in camera, se fossero in sovrappeso…). I bambini vennero divisi in due gruppi: entrambi guardavano un cartone animato in tv ma nel primo gruppo i bambini assitivano a spot pubblicitari riguardanti i cibi dolci e poco sani, mentre nel secondo le pubblicità che interrompevano il cartone animato riguardavano altre tematiche; nella stanza la dott.ssa aveva precedentemente posizionato una confezione di cracker al formaggio, che i bambini potevano mangiare liberamente. Il risultato dimostrò che i bambini esposti alle pubblicità di cibi “spazzatura” mangiarono il 45% di cracker in più. Questo a dimostrare, ancora una volta, come la TV influenzi il comportamento di chi la subisce.

Poi ci sono tutti quei messaggi pubblicitari relativi al gioco d’azzardo e all’uso di sostanze alcoliche, che spesso sottolineano la bellezza e la potenzialità di questi mezzi per avere successo. Successo (a tutti i costi) che diventa un obiettivo di molti adolescenti, che si trovano disorientati in un mondo bombardato da messaggi di ogni tipo e in ogni luogo (compreso il mondo virtuale). Per non parlare di tutti quei messaggi che sottolineano le caratteristiche fisiche delle donne e delgi uomini ritenuti perfetti (vedi pubblicità di intimo, collant, indumenti in generale, profumi…). E, magari, questi messaggi non ci fanno molto piacere, anzi addirittura ci offendono e ci condizionano negativamente nelle scelte.

Che fare? Spegnere la TV ed accendere la testa: riflettere e capire i rischi insiti nella pubblicità sono, infatti, i primi passi importanti da fare per difendersi dai messaggi ingannevoli. Se volete confrontarvi con adulti preparati e competenti, non esitate a chiamarci allo 0439 883170 o scriveteci una mail cliccando su “contattaci”.

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Siamo nell’era dei “nativi digitali”… l’era in cui si nasce e cresce con internet e cellulari… ed allora perchè non interrogarsi un po’  su tutto ciò che questo comporta? Il web è un mondo intrigante ed offre moltissime opportunità di comunicazione, apprendimento, confronto e crescita… E’ sicuramente attraente ma farsene coinvolgere troppo può esporre a rischi che tendiamo a non considerare.

L’adolescente di oggi è spavaldo: tende a farsi guidare dal desiderio di soddisfare i propri bisogni e di essere popolare tra i ragazzi della sua età.  Spesso il primo luogo in cui si espone per apparire e cercare consensi è proprio quello virtuale. Tanto bello quanto pericoloso soprattutto se si dimentica che le azioni in esso possono avere conseguenze nel reale. Un’esposizione senza contenimento può rendere il ragazzo fragile!

La ricerca di una “web reputation”, il bisogno di avere molti contatti, visualizzazioni e mi piace riduce il pensiero critico ed espone a rischi seri. Oltre alla già citata perdita di confini tra virtualità e realtà, il mondo del web è un contesto in cui la visibilità può diventare un’arma a doppio taglio. Nel momento in cui un ragazzo condivide nel web materiale che lo riguarda con l’intento di farsi notare dai pari, può non mettere in conto che quei contenuti potrebbero invece danneggiarlo, per esempio domani quando cercherà un lavoro e il futuro datore di lavoro vedrà quei post o quelle foto compromettenti. Inoltre, è importante ricordare che gli adolescenti non sono gli unici frequentatori del virtuale. Il web può diventare anche luogo di adescamento da parte di adulti malintenzionati che in alcuni casi lo usano come canale per arrivare a chiedere ai ragazzi dei contatti diretti. Non da dimenticare poi, che nell’era digitale si sta assistendo ad una forte diffusione di quel fenomeno noto come cyberbullismo.  Il bullo miete vittime anche nel web, contesto in cui la presa in giro (nel migliore dei casi) può avere un impatto ancora più devastante, considerato il potenziale numero di spettatori e il fatto che può essere svolta 24 ore su 24 e non solo durante la scuola.

Quelli riportati sono solo una serie di esempi dei rischi che si corrono frequentando il mondo virtuale che, se in alcuni casi è una risorsa, in altri può diventare fonte di materiali inadeguati e dannosi. Saper sfruttare le opportunità che il web offre è molto importante per l’adolescente (e non solo)! Esso è un contesto di appartenenza, di relazione, informazione e comunicazione ma è fondamentale che non resti l’unico. Il mondo virtule è utile, attraente e coinvolgente… il consiglio non è quello di evitarlo ma bensì di farne un uso adeguato e consapevole.

segretoAbbiamo parlato nei post precedenti del sexting, fenomeno in forte aumento fra i giovani, legato alla diffusione di immagini di parti intime del proprio corpo. Oltre a tutte le conseguenze già specificate la volta scorsa, vorremmo approfondire un altro aspetto di questa moda: che valore ha per i giovani l’intimità?

L’adolescenza è un periodo legato a grandi cambiamenti, fisici e psicologici, che i ragazzi e le ragazze non sempre riescono a comprendere e fronteggiare. Alcune emozioni sono inspiegabili e portano spesso a comportamenti impulsivi e superficiali. La voglia di apparire, di sfidare le regole, di essere riconosciuti spinge i ragazzi ad utilizzare il proprio corpo in modo provocatorio senza rendersi conto, la maggior parte delle volte, delle possibili conseguenze delle proprie azioni; a volte, invece, se ne rendono conto lucidamente e pensano che comunque si possa sempre tornare indietro. Ma non è sempre così.

È importante per gli adolescenti delle ultime generazioni condividere più cose possibili online, ma sul piano delle emozioni e dei sentimenti è meglio pensarci due volte prima di renderle pubbliche. Esprimere on line sentimenti ed emozioni profondi svela a persone più o meno conosciute aspetti molto profondi del proprio sè. Ed è proprio questa profondità che può diventare un’arma a doppio taglio: i sentimenti che vengono espressi possono essere utilizzati per ferire, offendere o essere offesi. È importante, perciò, riconoscere e definire cosa si può condividere e cosa è meglio tenere per sè, creando un confine chiaro fra il pubblico e il privato.

L’immagine di parti intime del proprio corpo rientra senza ombra di dubbio nella sfera del privato. L’invio di esse, però, rende pubblici alcuni aspetti della propria intimità determinando la scomparsa on-line del naturale senso del pudore: il proprio corpo sembra non essere più una cosa preziosa da custodire.

Inoltre sembra scomparire sempre più il confine fra il desiderio e la realizzazione del desiderio …e si è precocemente esposti ad immagini altamente erotiche. Ma l’amore, le relazioni, i sentimenti sono limitati a queste immagini?

Non è proprio così. L’intimità e il rispetto del proprio corpo sono valori da difendere. Il rapporto fra due persone cresce e si rafforza quotidianamente in base a quanto si sceglie di svelare di sè. Il tempo trascorso insieme, il grado di confidenza, la fiducia e la pazienza sono fattori imprescindibili nel costuire relazioni profonde che possano durare nel tempo. La complicità e l’espressione dei propri sentimenti anche attraverso il corpo rappresenta un momento da tutelare per poter essere realmente autentici. E proprio per tutti questi aspetti è meglio pensarci veramente a fondo prima di inviare immagini di parti intime del proprio corpo. Esso vale molto di più!

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“La prima cosa che due persone si offrono stando insieme dovrebbe essere un sentimento d’amore verso sè stessi. Se non ti ami tu, perchè dovrei amarti io? E poi amando sè stessi si dà molta importanza alla persona con cui si decide di vivere nell’intimità. Vuol dire avere una grande considerazione di quella persona. Chi non si ama può darsi a chiunque. L’amore di per sè è il ponte necessario per arrivare all’altro” F.V.

 

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