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Mercoledì 8 novembre 2017 il Comitato No Antenne di Pedavena ha organizzato, con il patrocinio del Comune, un incontro serale con il dott. Pellai sul tema ” La vita on line dei giovanissimi”. E’ una buona occasione per avere un confronto sul nuovo modo di comunicare attraverso i social. Siete tutti invitati!!!!

La vita on line dei giovanissimi

 

 

 

 

 

Oggi proponiamo uno spunto di riflessione. E’ una lettera che sta girando sul web, scritta da Enrico Galliano, professore di una scuola di Pordenone, alla luce di quanto è successo all’alunna di 12 annni che si è gettata dal balcone dopo aver subito, per un lungo periodo, atti di bullismo dai compagni della sua scuola. La lettera é  indirizzata una parte ai ragazzi e una parte ai genitori.

A voi ragazzi

Mamma: Oggi una ragazza della mia città ha cercato di uccidersi.

Ha preso e si é buttata dal secondo piano….No, non é morta. Ma la botta che ha preso ha rischiato di prenderle la spina dorsale . Per poco non le succedeva qualcosa di forse peggiore della morte: la condanna a restare tutta la vita immobile e senza poter comunicare con gli altri normalmente.

” Adesso sarete contenti”, ha scritto. Parlava ai suoi compagni.

Allora io adesso vi dico una cosa.E sarò un pò duro, vi avverto. Ma c’ho sta cosa dentro ed é difficile lasciarla lì.  Quando la finirete?  Quando finirete di mettervi in due, in tre, in cinque, in dieci contro uno?

Quando finirete di far finta che le parole non siano importanti, che siano “solo parole”, che non abbiano conseguenze, e poi di mettervi lì a scrivere quei messaggi – li ho letti, sì, i messaggi che siete capaci di scrivere – tutte le vostre “troia di merda”, i vostri “figlio di puttana”, i vostri “devi morire”.

Quando la finirete di dire: “Ma sì, io scherzavo” dopo esser stati capaci di scrivere “non meriti di esistere”?

Quando la finirete di ridere, e di ridere così forte, quando passa la ragazza grassa, quando la finirete di indicare col dito il ragazzo  “che ha il professore di sostegno” , quando la finirete di dividere il mondo in fighi e sfigati?

Che cosa deve ancora succedere, perchè la finiate? Che cosa aspettate? Che tocchi al vostro compagno, alla vostra amica, a vostra sorella, a voi?

A voi genitori

E poi voi. Genitori, sì. Voi che i vostri figli sono capaci di scrivere certi messaggi. O quelli che ridono così forte.

Quando la finirete di chiudere un occhio? Quando la finirete di dire: “Ma sì, ragazzate?”

Quando la finirete di non avere idea di che diavolo ci fanno 8 ore al giorno i vostri figli con quel telefono?

Quando la finirete di non leggere neanche le note e le comunicazioni che scriviamo sul libretto personale? Quando la finirete di venire da noi insegnanti una volta l’anno (se va bene)?

Quando inizierete a spiegare ai vostri figli che la diversità non é una malattia, o un fatto da deridere, quando inizierete a non essere voi i primi a farlo, perchè da sempre non sono le parole ma gli esempi, gli insegnamenti migliori?

A noi tutti

Perchè quando una ragazzina di 12 anni prova a buttarsi di sotto , non é solo una ragazzina di 12 anni che lo sta facendo: siamo tutti noi. E se una ragazzina di quella età decide di buttarsi, non lo sta facendo da sola: una piccola spinta arriva da tutti quelli che erano lì e non hanno visto, non hanno fatto, non hanno detto.

E tutti noi, proprio tutti, siamo quelli che quando succedono cose come questa devono vedere, fare, dire. Anzi urlare. Una parola, una sola, che é: “Basta”.

(Prof. Enrico Galliano di Pordenone)        stop bullismo

Save the Date: Safer Internet Day 9 febbraio, in diretta mondiale. Quest’anno la tredicesima edizione della manifestazione, che si svolge in contemporanea in oltre 100 paesi di tutto il mondo, avrà come tema “Gioca la tua parte per un internet più!”, in pratica lo scopo è quello di riflette sul ruolo che abbiamo per rendere il web un luogo più sicuro.

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Cos’è Safer Internet Day, (SID)?

E’ la giornata dedicata al ruolo che internet svolge nella vita, soprattutto dei più giovani. Dal cyberbullismo al social networking, ogni anno Safer Internet Day ha lo scopo di aumentare la consapevolezza dei problemi emergenti on line e sceglie un argomento che riflette sulle attuali preoccupazioni.

Come funziona la sfida Twitter?

“Vi stiamo chiedendo- si legge sul sito – di condividere un tweet con la comunità Safer Internet Day con un gesto che hai intenzione di fare per contribuire a creare un internet migliore. Infine chiediamo di condividere il post insieme ai tuoi amici!”

Il progetto Safer Internet Center Italy (SIC- Italia) è coordinato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, in partenariato con la Polizia postale e delle comunicazioni, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e Save the Children, Telefono Azzurro, Cooperativa E.D.I. e Movimento Difesa del Cittadino. Il punto di riferimento in Italia è Generazioni Connesse che promuove l’uso sicuro e responsabile dei nuovi media da parte dei giovani attraverso la realizzazione di un’ampia serie di iniziative che include interventi di sensibilizzazione, formazione e attività di peer-education nelle scuole.

In questa ultima settimana si è sentito parlare molto dai mass media del caso della ragazzina di 12 anni di Pordenone che è arrivata a compiere un atto estremo perchè vittima di bullismo a scuola. Quante altre situazioni esistono all’interno degli ambienti scolastici e non, per non parlare del cyberbullismo dove alcuni ragazzi vengono presi di mira attraverso azioni fisiche o messaggi diffamatori. Proviamo, inanzitutto, a fare una distinzione tra bullismo e cyberbullismo.

CYBERBULLISMO  BULLISMO
 Chiunque può essere coinvolto  Sono coinvolti solo gli studenti della classe o dell’Istituto
 I cyberbulli e i loro alleati possono essere anonimi, quindi la vittima non sa con chi sta interagendo  I bulli e i loro complici sono studenti conosciuti dalla vittima perchè appartenenti allo stesso Istituto. Contatto corporeo e visivo diretto
 Chiunque può diventare un cyberbullo, anche chi è percepito come “sfigato”  Generalmente il bullo è fisicamente prestante o sa usare il corpo per fare del male
 Il cyberbullo ha la possibilità di agire 24 su 24  Il bullo agisce nell’orario scolastico o nel tragitto casa-scuola
 La diffusione del materiale prodotto non ha limiti geografici  Gli atti di bullismo vengono raccontati ad altri studenti della scuola o di scuole vicine
 Alto livello di disinibizione: i cyberbulli spesso fanno online ciò che non farebbero nella vita reale. Le comunicazioni online possono essere particolarmente sadiche.  Minor livello di disinibizione. Il bullismo raramente raggiunge forme di sadismo, se non quando evolve nella criminalitàa minorile
 Il cyberbullo approfitta della propria invisibilità per agire  Il bullo cerca di rendersi visibile attraverso le sue azioni. Ha bisogno di dominare le relazioni interpersonali
 Il cyberbullo non vede direttamente le conseguenze delle sue azioni sulla vittima–> insufficiente consapevolezza  Il bullo vede concretamente la vittima e l’effetto delle proprie azioni ma lo ignora–> fredda consapevolezza
 Depersonalizzazione  Deresponsabilizzazione

 

 Che fare se un ragazzo o una ragazza assiste o é vittima di una di queste azioni? Nel momento in cui si è a conoscenza o si subisce comportamenti che perdurano nel tempo e che possono diventare pericolosi, è possibile ed importante segnalarli al numero.43002
La procedura è molto semplice… si invia un sms al 43002, indicando prima di tutto il nome della provincia di provenienza (per esteso, quindi nel nostro caso Belluno) e poi l’episodio che viene considerato preoccupante. In questo modo parte la segnalazione che, una volta arrivata in Questura, sarà poi trattata dalla Polizia o dai Carabinieri.
E’ importante sapere che il messaggio è gratuito e che alla Questura compare il numero telefonico dell’inviante, che potrebbe essere ricontattato dalle Forze dell’Ordine per eventuali chiarimenti.

Nel caso in cui la persona è coinvolta in episodi di violenza verbale virtuale (uso del web) è importante prestare attenzione a qualche indicazione pratica:

  •  non rispondere a mail e sms offensivi o che contengono insulti
  •  salvare e conservare le prove
  •  utilizzare filtri per bloccare le mail indesiderate
  •  sui social network utilizzare il tasto specifico o le procedure previste dal provider per segnalare comportamenti inadeguati di altri utenti
  •  impostare come privato il proprio profilo sui social network
  •  rivolgersi ad adulti di fiducia e chiedere il loro aiuto
  •  se necessario cambiare numero di cellulare e indirizzo mail
  •  contattare la Polizia Postale e delle Comunicazioni o i Carabinieri se i fatti sono gravi e prolungati nel tempo
  •  segnalare il cyberbullo ai moderatori delle chat e dei forum o ai proprietari di blog e siti.

hikikomori3Vi parliamo oggi di una nuova sindrome, che nasce in Giappone ma che inizia gradualmente a diffondersi anche in Europa e America: l’HIKIKOMORI.

Hikikomori, letteralmente “stare in disparte, isolarsi”, (dalle parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi”) è un termine giapponese usato per riferirsi a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento. Tali scelte sono causate da fattori personali e sociali di varia natura. Tra questi la particolarità del contesto familiare in Giappone, in particolare per la grande pressione della società giapponese verso l’auto-realizzazione e il successo personale cui l’individuo viene sottoposto fin dall’adolescenza. Infatti, nella maggior parte dei casi, chi soffre di questa sindrome, ha un’età compresa tra i 19 e i 27 anni e, per oltre il 90% dei casi, è di sesso maschile e di estrazione sociale solitamente medio-alta.

Può essere considerato come una volontaria esclusione sociale: adolescenti che vivono reclusi nella loro casa o nella loro stanza quasi senza contatto con l’esterno, né con i familiari, né con gli amici. A volte chiedono che il cibo gli sia lasciato dinanzi alla porta e consumano i pasti all’interno della propria stanza.

Il ritiro dalla società avviene gradualmente: i ragazzi spesso iniziano rifiutandosi di andare a scuola, in alcuni casi non riescono a immaginare se stessi adulti o hanno l’impressione di non crescere, possono apparire infelici, perdere le amicizie, la sicurezza e la fiducia in se stessi, con un aumento dell’aggressività verso i loro genitori.
Il governo del Giappone utilizza il termine hikikomori per coloro che si rifiutano di lasciare le proprie abitazioni e lì si isolano per un periodo superiore ai sei mesi.

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Le caratteristiche della sindrome sono:

  • ritiro sociale, incomunicabilità e isolamento totale da almeno sei mesi: rifiuto delle amicizie, delle attività ludiche (sport e socialità in genere), incapacità di relazionarsi in maniera spontanea, allontanamento dalla vita reale e conseguente fuga nel virtuale;
  • fobia scolare precedente e abbandono della scuola;
  • ritiro dalle attività lavorative;
  • possibile presenza di sintomi legati all’ Internet Addiction Disorder;
  • possibile inversione dei ritmi circadiani: spesso svegli l’intera notte, dormono di giorno;
  • Negli adolescenti affetti da questa psicopatologia la capacità di apprendimento non risulta significativamente alterata: mediamente sono in grado di giungere a profitti scolastici sufficienti
  • pigrizia e lentezza nello svolgere le attività quotidiane, “non aver voglia di far niente”

Per quanto riguarda internet, esso si configura spesso come una contraddizione in termini: la persona rifiuta i rapporti personali fisici, mentre con la mediazione della rete può addirittura passare la maggior parte del suo tempo intrattenendo relazioni sociali di vario tipo (dalle chat fino ai videogiochi online). Non tutti impiegano il loro tempo su internet ma, quando succede, il tempo di permanenza davanti al computer arriva fino a 10-12 ore giornaliere. Chi non utilizza questo mezzo, spesso passa il proprio tempo leggendo libri, girovagando all’interno della propria stanza o semplicemente oziando, incapaci di cercare lavoro o frequentare la scuola.

In ogni caso, la mancanza di contatto sociale e la prolungata solitudine hanno effetti profondi sulla persona, che gradualmente perde le competenze sociali, i riferimenti comportamentali e le abilità comunicative per interagire con il mondo esterno, fino ad arrivare ad uno stato di apatia.

hikikomori 2Inoltre, l’isolamento autoindotto, può comportare antropofobia (cioè la paura degli altri studenti, delle persone anziane o di non poter prendere l’autobus o il treno etc.), automisofobia (paura di essere sporchi), paranoia, manie di persecuzione, disturbi ossessivo-compulsivi, depressione, agorafobia (la paura degli spazi aperti), e comportamento regressivo (come un ragazzo più piccolo).
Se non curato il disturbo comporta la perdita di anni scolastici, del lavoro o della possibilità di costruire una vita autonoma dalla famiglia.
Il fenomeno, già presente in Giappone dalla seconda metà degli anni ottanta, ha incominciato a diffondersi negli anni duemila anche negli Stati Uniti e in Europa.
In Italia si stima che un individuo ogni 250 sia soggetto a comportamenti a rischio di reclusione sociale, con una cinquantina di casi dichiarati e presi in carico. Nel 2013, secondo la Società Italiana di Psichiatria, circa 3 milioni di italiani tra i 15 e i 40 anni soffrivano di questa patologia.

Tuttavia il disturbo è spesso associato e confuso con la cultura “nerd” e “geek”, o più frequentemente con una “semplice” dipendenza da internet (le cui stime parlano di 240 000 adolescenti italiani che trascorrono più di tre ore al giorno tra Internet e videogiochi), limitando il fenomeno a una conseguenza del progresso della società e non a una chiara scelta volontaria del soggetto.

Si tratta quindi di una sindrome da approfondire e riteniamo importante diffonderne la conoscenza.

Per maggiori informazioni potete trovarci il giovedì pomeriggio, gratuitamente e senza appuntamento dalle 14.00 alle 16.00 oppure potete contattarci telefonicamente allo 0439-883170 chiedendo di parlare con un operatore del Consultorio Giovani o inviando una mail a nuvoleinviaggio@consultoriogiovanifeltre.net.

 

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Gli adolescenti di oggi sono spesso chiamati “nativi digitali”, perchè sono nati quando internet era già diffuso e parte integrante del loro mondo. Sono abili nell’usare i social network, ma non sempre sanno tener conto delle conseguenze delle loro azioni. Per esempio, se in modo spavaldo pubblicano nel loro profilo una foto in stato di ebbrezza, non pensano che tra qualche anno un futuro datore di lavoro oltre a consultare il  cv darà una sbirciatina al loro profilo e saranno pertanto svantaggiati dall’aver pubblicato foto compromettenti.

I nativi digitali sono spavaldi, perchè alla ricerca di sensazioni e  accettazione (la famosa “web reputation”) possono esporsi a rischi che pagheranno nel tempo con gli interessi, come in questo esempio. Allo stesso tempo sono fragili, perchè soffrono e stanno male se i loro post ricevono pochi “mi piace” o non vengono condivisi.

Il compito dei genitori e degli adulti di riferimento (insegnanti, animatori, allenatori) è quello di aiutarli a utilizzare in modo consapevole internet e il cellulare, ponendo dei paletti quando serve. Per esempio, l’età minima di accesso a facebook è di 13 anni ed è opportuno farla rispettare ai ragazzi. Per gestire un profilo nella rete, è necessario un certo livello di maturità, sia per tener conto delle conseguenze delle proprie azioni, ma anche per sapersi difendere da eventuali adescatori.

 

 

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“Un sms per dire no a droga e bullismo” è un progetto voluto dal Ministero dell’Interno che coinvolge anche la nostra provincia. Si tratta di un’iniziativa nata con l’intento di tutelare il mondo dei giovani e di potenziare le azioni di prevenzione.
Può succedere, soprattutto nelle scuole, di assistere a situazioni in cui qualcuno fa il bullo oppure spaccia droga e di non sapere come comportarsi… il 43002 corre in vostro aiuto! Nel momento in cui si è a conoscenza di comportamenti che possono diventare pericolosi, è possibile ed importante segnalarli a questo numero.
La procedura è molto semplice… si invia un sms al 43002, indicando prima di tutto il nome della provincia di provenienza (per esteso, quindi nel nostro caso Belluno) e poi l’episodio che viene considerato preoccupante. In questo modo parte la segnalazione che, una volta arrivata in Questura, sarà poi trattata dalla Polizia o dai Carabinieri.
E’ importante sapere che il messaggio è gratuito e che alla Questura compare il numero telefonico dell’inviante, che potrebbe essere ricontattato dalle Forze dell’Ordine per eventuali chiarimenti.  Inoltre, se l’utente non indica in maniera corretta la provincia, il sistema lo avviserà in modo tale che possa correggere l’errore entro 30 minuti.
Grazie al 43002 potete quindi essere d’aiuto per mettere in evidenza situazioni che possono diventare pericolose, ricordando però che questo numero non sostituisce quelli d’emergenza (113,112) che vanno comunque contattati quando c’è bisogno di un intervento immediato!

Guardando la televione anche solo per pochi minuti è probabile incontrare gingle pubblicitari, di ogni tipo, che stanno dicome-fare-pubblicita-ad-un-negozio_506eb25770c2a39cceb109df81e5a4dcventando sempre più la colonna sonora della quotidianità di ogni persona. Ma cosa si vede in TV? Quali sono i messaggi nascosti che ci vengono trasmessi, e che più o meno indirettamente condizionano i nostri bisogni? Le pubblicità diventano delle brevi storie e, in alcuni casi, è addirittura necessario aspettare il termine dello spot per capire qual’è l’oggetto stesso.

Il mondo della pubblicità è sempre più evoluto: musiche, parole, riferimenti a situazioni ritenute fondamentali dalla maggior parte delle persone che subisce la pubblicità (es. il momento della colazione). Ma ci sono anche spot che rischiano di enfatizzare negativamente pregiudizi e ruoli sociali. Inoltre, il messaggio sottolineato dalla pubblicità può essere frainteso se non adatto a bambini e ragazzi, che vengono bombardati quotidianamente da spot di ogni tipo, spesso senza filtri adulti che possano far interpretare correttamente il contenuto.

E’ possibile, quindi, che i messaggi pubblicitari veicolino informazioni distorte ed ingannevoli, e potenzino pensieri dannosi se non riflettute. Basti pensare alle innumerevoli pubblicità su diete e prodotti dimagrati di ogni tipo; possono anche essere prodotti “utili” ed efficaci, ma cosa possono recepire bambini e ragazzi che iniziano a confrontarsi con i propri difetti fisici, soprattutto se non si confrontano con adulti di riferimento?

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La dottoressa J. Harris della Yale University ha condotto vari esperimenti sul tema dell’influenza delle pubblicità sulle scelte, pubblicando i risultati sulla rivista Health Psychology. Protagonisti dell’esperimento furono più di 100 bambini fra i 7 e  gli 11 anni, individuati sulla base di alcune variabili (se avevano la tv in camera, se fossero in sovrappeso…). I bambini vennero divisi in due gruppi: entrambi guardavano un cartone animato in tv ma nel primo gruppo i bambini assitivano a spot pubblicitari riguardanti i cibi dolci e poco sani, mentre nel secondo le pubblicità che interrompevano il cartone animato riguardavano altre tematiche; nella stanza la dott.ssa aveva precedentemente posizionato una confezione di cracker al formaggio, che i bambini potevano mangiare liberamente. Il risultato dimostrò che i bambini esposti alle pubblicità di cibi “spazzatura” mangiarono il 45% di cracker in più. Questo a dimostrare, ancora una volta, come la TV influenzi il comportamento di chi la subisce.

Poi ci sono tutti quei messaggi pubblicitari relativi al gioco d’azzardo e all’uso di sostanze alcoliche, che spesso sottolineano la bellezza e la potenzialità di questi mezzi per avere successo. Successo (a tutti i costi) che diventa un obiettivo di molti adolescenti, che si trovano disorientati in un mondo bombardato da messaggi di ogni tipo e in ogni luogo (compreso il mondo virtuale). Per non parlare di tutti quei messaggi che sottolineano le caratteristiche fisiche delle donne e delgi uomini ritenuti perfetti (vedi pubblicità di intimo, collant, indumenti in generale, profumi…). E, magari, questi messaggi non ci fanno molto piacere, anzi addirittura ci offendono e ci condizionano negativamente nelle scelte.

Che fare? Spegnere la TV ed accendere la testa: riflettere e capire i rischi insiti nella pubblicità sono, infatti, i primi passi importanti da fare per difendersi dai messaggi ingannevoli. Se volete confrontarvi con adulti preparati e competenti, non esitate a chiamarci allo 0439 883170 o scriveteci una mail cliccando su “contattaci”.

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Siamo nell’era dei “nativi digitali”… l’era in cui si nasce e cresce con internet e cellulari… ed allora perchè non interrogarsi un po’  su tutto ciò che questo comporta? Il web è un mondo intrigante ed offre moltissime opportunità di comunicazione, apprendimento, confronto e crescita… E’ sicuramente attraente ma farsene coinvolgere troppo può esporre a rischi che tendiamo a non considerare.

L’adolescente di oggi è spavaldo: tende a farsi guidare dal desiderio di soddisfare i propri bisogni e di essere popolare tra i ragazzi della sua età.  Spesso il primo luogo in cui si espone per apparire e cercare consensi è proprio quello virtuale. Tanto bello quanto pericoloso soprattutto se si dimentica che le azioni in esso possono avere conseguenze nel reale. Un’esposizione senza contenimento può rendere il ragazzo fragile!

La ricerca di una “web reputation”, il bisogno di avere molti contatti, visualizzazioni e mi piace riduce il pensiero critico ed espone a rischi seri. Oltre alla già citata perdita di confini tra virtualità e realtà, il mondo del web è un contesto in cui la visibilità può diventare un’arma a doppio taglio. Nel momento in cui un ragazzo condivide nel web materiale che lo riguarda con l’intento di farsi notare dai pari, può non mettere in conto che quei contenuti potrebbero invece danneggiarlo, per esempio domani quando cercherà un lavoro e il futuro datore di lavoro vedrà quei post o quelle foto compromettenti. Inoltre, è importante ricordare che gli adolescenti non sono gli unici frequentatori del virtuale. Il web può diventare anche luogo di adescamento da parte di adulti malintenzionati che in alcuni casi lo usano come canale per arrivare a chiedere ai ragazzi dei contatti diretti. Non da dimenticare poi, che nell’era digitale si sta assistendo ad una forte diffusione di quel fenomeno noto come cyberbullismo.  Il bullo miete vittime anche nel web, contesto in cui la presa in giro (nel migliore dei casi) può avere un impatto ancora più devastante, considerato il potenziale numero di spettatori e il fatto che può essere svolta 24 ore su 24 e non solo durante la scuola.

Quelli riportati sono solo una serie di esempi dei rischi che si corrono frequentando il mondo virtuale che, se in alcuni casi è una risorsa, in altri può diventare fonte di materiali inadeguati e dannosi. Saper sfruttare le opportunità che il web offre è molto importante per l’adolescente (e non solo)! Esso è un contesto di appartenenza, di relazione, informazione e comunicazione ma è fondamentale che non resti l’unico. Il mondo virtule è utile, attraente e coinvolgente… il consiglio non è quello di evitarlo ma bensì di farne un uso adeguato e consapevole.

“Nek nomination” è il nome di una delle ultime mode fra gli adolescenti; la traduzione letterale della parola è NECK=collo della bottiglia, NOMINATION= nomina di una o più persone. Si tratta di una competizione alcolica: vince chi beve più velocemente mezzo litro di un alcolico o supercalcolico a scelta. Per assicurarsi che la persona partecipi al gioco deve filmarsi mentre beve il contenuto della bottiglia nel minore tempo possibile, per poi pubblicare in internet il proprio filmato, con nomina di altri tre compagni/amici che a loro volta continueranno la catena, pena regalare una cassa di birre o bottiglie di superalcolici se non si rispetta il gioco. Oltre a questa conseguenza “economica” ce n’è un’altra forse più pericolosa: se non si beve il contenuto della bottiglia o se lo si fa troppo lentamente si verrà derisi in rete dagli “amici”. È una sfida “a tempo”: i ragazzi nominati devono rispondere alla sfida entro 24 ore.

nek nomination

Questo gioco ha le sue origini in Australia, ed è dilagato in America fino ad arrivare in Europa ed è già responsabile di almeno 5 vittime…

Vorremmo riflettere con voi sulle molte sfaccettature di questa nuova moda. Oltre al tema dell’uso di alcol, con tutte le conseguenze fisiche e psicologiche che ciò comporta nello sviluppo dell’adolescente, c’è anche la questione della notorietà che i ragazzi ricercano attraverso la rete, nel cosiddetto “palcoscenico mediatico”, evidenziato dal numero di visualizzazioni del proprio video in rete.

Nell’età adolescenziale l’aspetto della sfida e della trasgressione rappresenta un aspetto naturale nell’evoluzione. In questo caso i ragazzi sfidano il proprio corpo e i propri limiti, ben consapevoli di ciò che l’alcol provoca come ad esempio perdita del controllo, disinibizione, rallentamento dei riflessi, euforia… Il video diventa un modo per farsi conoscere, il numero di mi piace ha un effetto positivo sull’autostima soprattutto dei ragazzi più timidi e insicuri “se mi comporto così tutti mi vedono, mi conoscono e mi considerano un eroe”.

Ma quali sono le conseguenze? Se in un primo momento gli adolescenti che partecipano a questo “gioco alcolico” si sentono appoggiati, visti da un ampio pubblico, considerate persone coraggiose …c’è da domandarsi: e se la settimana prossima ci si pentisse? Il filmato sarà stato visualizzato da tutti gli amici, e magari anche da persone non proprio vicine e conosciute e …può essere stato scaricato da qualcuno. Qualche malintenzionato utilizzerà il materiale per ricatti e per rovinare la reputazione dell’ “eroe”. E non solo nei giorni seguenti, ma anche a distanza di molto tempo, anche anni. Quindi sorge spontanea una domanda: come saranno i rapporti fra due amici, due compagni di classe, due compagni di squadra, dopo molto tempo? Il o la protagonista del video con la neknomination può essere preso di mira e subire minacce anche a distanza di anni da quello che si definiva “amico”.

Ma al di là di queste possibili conseguenze (più reali di quanto si possa immaginare) è necessario chiedersi se c’è proprio bisogno di “scolarsi” mezzo litro di birra solo per dimostrare qualcosa a qualcuno…  Se non si vuole rompere la catena, perchè non utilizzare altre forme di visibilità o di accettazione sociale che non compromettano la propria salute e l’immagine personale?

stop-nek-660x320  Se vi accorgete di aver compiuto un atto di cui vi siete pentiti, parlate con un adulto di cui vi fidate che vi potrà aiutare. Potete anche rivolgervi al Consultorio Giovani per una consulenza gratuita!

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