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Cogli al volo questa opportunità!

Le iscrizioni sono aperte fino al 28/09

Se vuoi saperne di più siamo disponibili e rispondere alle tue domande!

 

Puoi trovarci
venerdì 21/09 e mercoledì 26/09,                                                                                                    ragazzi
presso gli uffici amministrativi
di Portaperta Società Cooperativa Sociale Onlus

in via Delle Fosse, 24C  Feltre

dalle h 18 alle h 20

Ti aspettiamo!!!!

per info  3495740395

La pratica del sexting comporta notevoli rischi. Chi lo fa spera che questo tipo di contenuti rimangano privati tra sé e la persona con cui sono stati condivisi in quel momento. Purtroppo non sempre è così. Esiste la pornografia della vendetta, e cioè la pratica di pubblicare materiale imbarazzante, come foto e video hard fatti in casa senza il consenso dell’interessato, e spesso con tanto di nome, indirizzo e riferimenti che facciano capire di chi si tratta.

Nel 90% la vittima di tale vendetta, chiamata anche “revenge porn“, è una donna. Il video o la foto finisce su siti VM18 e le visualizzazioni schizzano alle stelle per poi finire in altri siti di porn sharing. Cancellarlo dal Web diventa impossibile. Le conseguenze del revenge porn sono depressione e stress delle vittime che pensano addirittura al suicidio. La situazione diventa decisamente peggiore se la vittima vive in un piccolo centro.

In conclusione prima di fare sexting bisognerebbe pensarci non 2 ma 2000 volte.

La miglior cosa da fare è evitare di diffondere immagini o video intimi, peggio ancora video hot che ci ritraggono. Se però dovessimo accorgerci di essere vittime del sexting, dobbiamo assolutamente ricordarci che si tratta di azioni punibili dalla legge, anche se non esiste ancora un reato apposito.

Possiamo rivolgerci alle autorità di Polizia presenti sul territorio o alla polizia postale (www.commissariatodips.it), segnalando il link dei contenuti illecitamente diffusi. Sarà comunque difficile bloccare la completa diffusione delle immagini o dei video, ma quantomeno potremo riuscire a impedirne il reiterare dell’azione e scoraggiare gli altri dal farlo.

Risultato immagine per immagini polizia postale

Se le foto riguardano minorenni, è possibile chiamare il numero gratuito 1.96.96 di Telefono Azzurro, attivo tutti i giorni dell’anno, 24 ore su 24, o contattare l’associazione via chat accedendo al sito www.azzurro.it e cliccando su CHATTA con Telefono Azzurro!

Su Facebook è disponibile anche un’app per tutelarci in Rete SOS – Il Telefono Azzurro Onlus.

Il libro “Qualcosa” di Chiara Gamberale è una lettura adatta a tutti, ma particolamente interessantequalcosa per preadolescenti ed adolescenti. E’ la storia di una ragazza che esagera sempre, quando le succede qualcosa piange o ride sempre troppo, è invadente e fa troppe domande ai suoi coetanei… non conosce i limiti e le misure, fa disperare i suoi genitori (il re e la regina) e tutti i loro servitori.  E’ sempre in movimento e deve sempre fare qualcosa, non sta mai ferma. Un giorno incontra un cavalliere errante che le fa conoscere Madama Noia e la protagonista impara ad assaporare il momento ed a apprezzare il dolce far niente, senza riempire tutti i vuoti. Ma…  le capita una cosa molto brutta, la peggiore che possa succedere nella vita di una giovane ragazza, a cui reagisce tornando all’eccesso in tutto e con tutti. Per riprendersi, cerca l’Amore e farà molte esperienze diverse, finché capirà….

Una storia moderna che insegna ad amare sè stessi e gli altri, a non farsi travolgere dalla proprie emozioni ed allo stesso tempo a non avere paura di sperimentarle.

Buona lettura :lol:

cellulari

 

Mercoledì 8 novembre 2017 il Comitato No Antenne di Pedavena ha organizzato, con il patrocinio del Comune, un incontro serale con il dott. Pellai sul tema ” La vita on line dei giovanissimi”. E’ una buona occasione per avere un confronto sul nuovo modo di comunicare attraverso i social. Siete tutti invitati!!!!

La vita on line dei giovanissimi

 

 

 

 

 

E’ appena terminata la settimana nazionale della dislessia. Un ragazzo così la definisce……

“Mi piace pensare ad un dislessico come a un autista con una macchina uguale alle altre , con un motore potente, ma che, per arrivare al traguardo, deve fare una strada in salita rispetto alle altre e più lunga. Alla fine, dopo tanta fatica e impegno, arriva pure stremato, ma arriva e forse se vede intorno a se persone che lo aiutano e non lo abbandonano mai, impara qualcosa più degli altri, l’amore per i propri cari e il riconoscimento per l’impegno altrui”. (tratto da storie di dislessia….”Dislessia: Io ti conosco”)

Un tempo la dislessia non era diagnosticata e per i bambini/ragazzi  la scuola, spesso, era vissuta come un vero incubo. Oggi grazie alla diagnosi precoce e al suo riconoscimento all’interno della scuola, i ragazzi possono avvalersi di adeguati strumenti compensativi che permettono loro  di svolgere il percorso scolastico in maniera serena e gratificante.

Riportiamo un racconto di una giovane che ha vissuto la dislessia e desidera dare una testimonianza positiva ai ragazzi.     

Dyslexia

“Scrivo la mia testimonianza per rassicurare chi è vicino alla dislessia.                                                                                                                                                                                                                      In prima elementare mi è stato riscontrato il problema della dislessia, non avevo alcun problema nella lettura ma non distinguevo alcuni suoni o forme delle lettere (mi parevano uguali) es la C con G e la D con B e per questo sbagliavo a scrivere e avevo anche problemi nel ragionamento logico. Alle elementari anche se venivo isolata dalle maestre, le quale avevo soltanto avvisato i miei dicendo che ero “stupida” incapace di imparare a contare bene e scrivere correttamente, i miei genitori mi hanno fatto fare vari esami, tra cui il test di intelligenza, perché a quel tempo si conosceva poco sull’argomento. Risultai essere molto intelligente, con molta memoria e un ottimo spirito di osservazione visiva per forme e figure, da qui iniziò il mio percorso.

Incontrai (dopo averne conosciute alcune che mi facevano soltanto disegnare o fare righe dritte sui fogli, facendomi sentire parecchio fuori luogo e stupida) una brava logopedista, mi insegnò a riconoscere il suono tramite il gioco e la lettura, e soprattutto fu in grado di darmi autostima.
Successivamente durante il liceo non ebbi alcun tipo di problema in nessuna materia, avevo bei voti sia in italiano, sia in fisica, in chimica e in matematica. OVVIO Il ragionamento logico è arrivato con il tempo, ho dovuto mettere forse più impegno degli altri nei primi due anni del liceo per comprendere fisica e matematica, ma dalla terza in poi è stato sempre tutto più facile. Idem per inglese, dove bisogna studiare bene il suono delle lettere, molto diverse da quelle italiane. Gli otto iniziavano ad arrivare sempre più facilmente e sapevo di aver consolidato un mio metodo di studio.
Che dire di altro? Mi sono diplomata al liceo e ora studio per il test d’ingresso all’università.
Ho sempre creduto che la prima cosa che bisogna insegnare a un bambino dislessico e l’autostima, arrivata quella si comprendono molte cose e nulla sembra irraggiungibile.
Ps ( non ho mai avuto l’insegnante di sostegno, me la sono sempre cavata da sola, studiando e correggendomi strada facendo, ovvio i casi di dislessia più gravi hanno bisogno di una figura di sostegno, ma chi può farcela da solo deve essere spronato, non adagiarsi e pensare che ci sarà sempre un aiuto dietro).” (tratto da testimonianze sulla dislessia/blogdi Rossella Grenci)

 

Ah non dimentichiamo che quest’anno il Premio Nobel 2017 per la chimica é andato a Jacques Dubochet che è dislessico e lo ha voluto scrivere con orgoglio sul suo curriculum per incoraggiare i ragazzi ad arrivare ai loro obbiettivi.

 

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