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Mercoledì 8 novembre 2017 il Comitato No Antenne di Pedavena ha organizzato, con il patrocinio del Comune, un incontro serale con il dott. Pellai sul tema ” La vita on line dei giovanissimi”. E’ una buona occasione per avere un confronto sul nuovo modo di comunicare attraverso i social. Siete tutti invitati!!!!

La vita on line dei giovanissimi

 

 

 

 

 

libro tutto troppo prestoVi proponiamo un libro, a nostro avviso molto interessante, da leggere durante le vostre vacanze: “Tutto troppo presto” di Alberto Pellai.  E’ un libro che ha l’obbiettivo di accompagnare ragazzi ma sopratutto genitori nel tema dell’educazione sessuale nell’era di internet e delle nuove tecnologie. Come dice Pellai “…é un argomento per nulla semplice e scontato se solo si pensa che un ragazzo o ragazza d’oggi, prima ancora di avere la sua prima esperienza sessuale, è già stato esposto/a ad un numero di immagini di natura sessuale inimmaginabile per un adulto appartenente alle generazioni precedenti…”. Il libro è organizzato in quattro capitoli tematici e affronta il tema della sessualizzazione precoce delle bambine, il fenomeno del sexting, la pornografia e l’adescamento online; ci sono proposte di film da vedere a scuola e in famiglia e indicazioni su cosa fare qualora si è coinvolti in situazioni poco piacevoli.

Buona lettura!!!!

 

Oggi proponiamo uno spunto di riflessione. E’ una lettera che sta girando sul web, scritta da Enrico Galliano, professore di una scuola di Pordenone, alla luce di quanto è successo all’alunna di 12 annni che si è gettata dal balcone dopo aver subito, per un lungo periodo, atti di bullismo dai compagni della sua scuola. La lettera é  indirizzata una parte ai ragazzi e una parte ai genitori.

A voi ragazzi

Mamma: Oggi una ragazza della mia città ha cercato di uccidersi.

Ha preso e si é buttata dal secondo piano….No, non é morta. Ma la botta che ha preso ha rischiato di prenderle la spina dorsale . Per poco non le succedeva qualcosa di forse peggiore della morte: la condanna a restare tutta la vita immobile e senza poter comunicare con gli altri normalmente.

” Adesso sarete contenti”, ha scritto. Parlava ai suoi compagni.

Allora io adesso vi dico una cosa.E sarò un pò duro, vi avverto. Ma c’ho sta cosa dentro ed é difficile lasciarla lì.  Quando la finirete?  Quando finirete di mettervi in due, in tre, in cinque, in dieci contro uno?

Quando finirete di far finta che le parole non siano importanti, che siano “solo parole”, che non abbiano conseguenze, e poi di mettervi lì a scrivere quei messaggi – li ho letti, sì, i messaggi che siete capaci di scrivere – tutte le vostre “troia di merda”, i vostri “figlio di puttana”, i vostri “devi morire”.

Quando la finirete di dire: “Ma sì, io scherzavo” dopo esser stati capaci di scrivere “non meriti di esistere”?

Quando la finirete di ridere, e di ridere così forte, quando passa la ragazza grassa, quando la finirete di indicare col dito il ragazzo  “che ha il professore di sostegno” , quando la finirete di dividere il mondo in fighi e sfigati?

Che cosa deve ancora succedere, perchè la finiate? Che cosa aspettate? Che tocchi al vostro compagno, alla vostra amica, a vostra sorella, a voi?

A voi genitori

E poi voi. Genitori, sì. Voi che i vostri figli sono capaci di scrivere certi messaggi. O quelli che ridono così forte.

Quando la finirete di chiudere un occhio? Quando la finirete di dire: “Ma sì, ragazzate?”

Quando la finirete di non avere idea di che diavolo ci fanno 8 ore al giorno i vostri figli con quel telefono?

Quando la finirete di non leggere neanche le note e le comunicazioni che scriviamo sul libretto personale? Quando la finirete di venire da noi insegnanti una volta l’anno (se va bene)?

Quando inizierete a spiegare ai vostri figli che la diversità non é una malattia, o un fatto da deridere, quando inizierete a non essere voi i primi a farlo, perchè da sempre non sono le parole ma gli esempi, gli insegnamenti migliori?

A noi tutti

Perchè quando una ragazzina di 12 anni prova a buttarsi di sotto , non é solo una ragazzina di 12 anni che lo sta facendo: siamo tutti noi. E se una ragazzina di quella età decide di buttarsi, non lo sta facendo da sola: una piccola spinta arriva da tutti quelli che erano lì e non hanno visto, non hanno fatto, non hanno detto.

E tutti noi, proprio tutti, siamo quelli che quando succedono cose come questa devono vedere, fare, dire. Anzi urlare. Una parola, una sola, che é: “Basta”.

(Prof. Enrico Galliano di Pordenone)        stop bullismo

Save the Date: Safer Internet Day 9 febbraio, in diretta mondiale. Quest’anno la tredicesima edizione della manifestazione, che si svolge in contemporanea in oltre 100 paesi di tutto il mondo, avrà come tema “Gioca la tua parte per un internet più!”, in pratica lo scopo è quello di riflette sul ruolo che abbiamo per rendere il web un luogo più sicuro.

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Cos’è Safer Internet Day, (SID)?

E’ la giornata dedicata al ruolo che internet svolge nella vita, soprattutto dei più giovani. Dal cyberbullismo al social networking, ogni anno Safer Internet Day ha lo scopo di aumentare la consapevolezza dei problemi emergenti on line e sceglie un argomento che riflette sulle attuali preoccupazioni.

Come funziona la sfida Twitter?

“Vi stiamo chiedendo- si legge sul sito – di condividere un tweet con la comunità Safer Internet Day con un gesto che hai intenzione di fare per contribuire a creare un internet migliore. Infine chiediamo di condividere il post insieme ai tuoi amici!”

Il progetto Safer Internet Center Italy (SIC- Italia) è coordinato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, in partenariato con la Polizia postale e delle comunicazioni, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e Save the Children, Telefono Azzurro, Cooperativa E.D.I. e Movimento Difesa del Cittadino. Il punto di riferimento in Italia è Generazioni Connesse che promuove l’uso sicuro e responsabile dei nuovi media da parte dei giovani attraverso la realizzazione di un’ampia serie di iniziative che include interventi di sensibilizzazione, formazione e attività di peer-education nelle scuole.

hikikomori3Vi parliamo oggi di una nuova sindrome, che nasce in Giappone ma che inizia gradualmente a diffondersi anche in Europa e America: l’HIKIKOMORI.

Hikikomori, letteralmente “stare in disparte, isolarsi”, (dalle parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi”) è un termine giapponese usato per riferirsi a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento. Tali scelte sono causate da fattori personali e sociali di varia natura. Tra questi la particolarità del contesto familiare in Giappone, in particolare per la grande pressione della società giapponese verso l’auto-realizzazione e il successo personale cui l’individuo viene sottoposto fin dall’adolescenza. Infatti, nella maggior parte dei casi, chi soffre di questa sindrome, ha un’età compresa tra i 19 e i 27 anni e, per oltre il 90% dei casi, è di sesso maschile e di estrazione sociale solitamente medio-alta.

Può essere considerato come una volontaria esclusione sociale: adolescenti che vivono reclusi nella loro casa o nella loro stanza quasi senza contatto con l’esterno, né con i familiari, né con gli amici. A volte chiedono che il cibo gli sia lasciato dinanzi alla porta e consumano i pasti all’interno della propria stanza.

Il ritiro dalla società avviene gradualmente: i ragazzi spesso iniziano rifiutandosi di andare a scuola, in alcuni casi non riescono a immaginare se stessi adulti o hanno l’impressione di non crescere, possono apparire infelici, perdere le amicizie, la sicurezza e la fiducia in se stessi, con un aumento dell’aggressività verso i loro genitori.
Il governo del Giappone utilizza il termine hikikomori per coloro che si rifiutano di lasciare le proprie abitazioni e lì si isolano per un periodo superiore ai sei mesi.

hikikomori

Le caratteristiche della sindrome sono:

  • ritiro sociale, incomunicabilità e isolamento totale da almeno sei mesi: rifiuto delle amicizie, delle attività ludiche (sport e socialità in genere), incapacità di relazionarsi in maniera spontanea, allontanamento dalla vita reale e conseguente fuga nel virtuale;
  • fobia scolare precedente e abbandono della scuola;
  • ritiro dalle attività lavorative;
  • possibile presenza di sintomi legati all’ Internet Addiction Disorder;
  • possibile inversione dei ritmi circadiani: spesso svegli l’intera notte, dormono di giorno;
  • Negli adolescenti affetti da questa psicopatologia la capacità di apprendimento non risulta significativamente alterata: mediamente sono in grado di giungere a profitti scolastici sufficienti
  • pigrizia e lentezza nello svolgere le attività quotidiane, “non aver voglia di far niente”

Per quanto riguarda internet, esso si configura spesso come una contraddizione in termini: la persona rifiuta i rapporti personali fisici, mentre con la mediazione della rete può addirittura passare la maggior parte del suo tempo intrattenendo relazioni sociali di vario tipo (dalle chat fino ai videogiochi online). Non tutti impiegano il loro tempo su internet ma, quando succede, il tempo di permanenza davanti al computer arriva fino a 10-12 ore giornaliere. Chi non utilizza questo mezzo, spesso passa il proprio tempo leggendo libri, girovagando all’interno della propria stanza o semplicemente oziando, incapaci di cercare lavoro o frequentare la scuola.

In ogni caso, la mancanza di contatto sociale e la prolungata solitudine hanno effetti profondi sulla persona, che gradualmente perde le competenze sociali, i riferimenti comportamentali e le abilità comunicative per interagire con il mondo esterno, fino ad arrivare ad uno stato di apatia.

hikikomori 2Inoltre, l’isolamento autoindotto, può comportare antropofobia (cioè la paura degli altri studenti, delle persone anziane o di non poter prendere l’autobus o il treno etc.), automisofobia (paura di essere sporchi), paranoia, manie di persecuzione, disturbi ossessivo-compulsivi, depressione, agorafobia (la paura degli spazi aperti), e comportamento regressivo (come un ragazzo più piccolo).
Se non curato il disturbo comporta la perdita di anni scolastici, del lavoro o della possibilità di costruire una vita autonoma dalla famiglia.
Il fenomeno, già presente in Giappone dalla seconda metà degli anni ottanta, ha incominciato a diffondersi negli anni duemila anche negli Stati Uniti e in Europa.
In Italia si stima che un individuo ogni 250 sia soggetto a comportamenti a rischio di reclusione sociale, con una cinquantina di casi dichiarati e presi in carico. Nel 2013, secondo la Società Italiana di Psichiatria, circa 3 milioni di italiani tra i 15 e i 40 anni soffrivano di questa patologia.

Tuttavia il disturbo è spesso associato e confuso con la cultura “nerd” e “geek”, o più frequentemente con una “semplice” dipendenza da internet (le cui stime parlano di 240 000 adolescenti italiani che trascorrono più di tre ore al giorno tra Internet e videogiochi), limitando il fenomeno a una conseguenza del progresso della società e non a una chiara scelta volontaria del soggetto.

Si tratta quindi di una sindrome da approfondire e riteniamo importante diffonderne la conoscenza.

Per maggiori informazioni potete trovarci il giovedì pomeriggio, gratuitamente e senza appuntamento dalle 14.00 alle 16.00 oppure potete contattarci telefonicamente allo 0439-883170 chiedendo di parlare con un operatore del Consultorio Giovani o inviando una mail a nuvoleinviaggio@consultoriogiovanifeltre.net.

 

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