Continuiamo con il racconto di Alberto Botte , vincitore del concorso per Lions Club.    maggio-dei-libri-sagome-2015

 

Gli aveva dato la collanina una domenica. Nei giorni di festa, gli piaceva prepararle la colazione e portargliela a letto, come nei peggiori clichè dei film. E lei gli aveva dato un pacchettino. Un pensiero che si portava sempre appresso.

L’indossava, se ne ricordava il peso rassicurante al collo, il giorno in cui radunarono tutti gli operai. Il principale aveva mandato le segretarie a chiamarli tutti, dicendo loro di rimanere nel parcheggio qualche minuto dopo il turno. Apparve molto vecchio e stanco. Informò che era un periodo duro anche per l’azienda, che alcuni clienti non pagavano, la produzione aveva dei problemi, e così via. E che tutti dovevano fare dei sacrifici. Era serio, distaccato. Ma negli occhi si vedevano gli accenni delle lacrime.

Disse che era temporaneo. Un paio di mesi, al massimo un anno. Poi tutto normale.

Non si era lamentato, come invece fecero molti dei suoi colleghi. Sentiva che era un sacrificio necessario. Si fidava del principale. Toccò la sua collanina in un piccolo gesto scaramantico. Provò a vedere il bicchiere mezzo pieno. Avrebbe passato più tempo a casa, con lei.

Invece cominciò a frequentare i bar. Non gli piaceva bere, aveva già fatto le sue baldorie negli anni. Tanto per stare in compagnia. Non ne poteva più di stare a casa a girarsi i pollici, lei era fuori, al lavoro, e lui lì dentro, a non far nulla. Si sentiva meglio quando entrava in fabbrica per quei pochi giorni a settimana. Sollevato. Di nuovo un uomo. Inoltre, per quanto sapesse che era un pensiero maschilista, si sentiva a disagio a vivere con una donna, la sua donna, che guadagnava più di lui. Lo manteneva. Cominciarono a litigare. E lui conobbe Cleopatra.

Non aveva mai giocato alle slot. Non ci aveva mai pensato. A lui i soldi piaceva guadagnarseli. Dovevano puzzare di sudore, non della birra slavata del bar.

Quella sera era stanco, stufo. Avevano litigato. Gli avevano ridotto i giorni di lavoro al mese. Bevve un po’, e così, chiacchierando con gli altri al bar, gli dissero di provare a giocare. “Tanto hai due soldi in tasca, giocali che almeno diventano di più”

Annebbiato dall’alcol, perse le sue inibizioni e ci provò. Cambiò due euro in gettoni. Ne infilò uno nella macchina. Fece partire la slot. Adrenalina pura.

L’eccitazione cancellò ogni problema, fece sparire le preoccupazioni. Cleopatra diventò ogni secondo di quella sera più dolce.

Al sesto gettone vinse. Cambiò tutto in gettoni e in altro da bere. Andò avanti a lungo.

Quando tornò a casa, lei era in piedi. Tremava avvolta in una sottile camicia da notte. Non disse una parola. Era terrorizzata. Quello non era l’uomo che amava.

Un’altra croce ansata si fermò. Cleopatra, l’unica donna che gli era rimasta, fece un urletto di gioia per la doppietta. Lui rise, quasi ringraziandola.

Trascorsero i mesi. Arrivò la notizia che la fabbrica rischiava di chiudere, erano in fallimento. Per la prima volta partecipò a atti di protesta, dipinse striscioni e cartelloni. Si tesserò anche ad un sindacato. L’aveva sempre considerato qualcosa da esaltati, non faceva per lui.

Poi una piccola speranza: imprenditori stranieri volevano acquistare la fabbrica e salvare la produzione. Quelli del sindacato sembravano scettici, ma l’allegria dilagava. Gli operai si misero a urlare al cielo la loro felicità.

La normalità tornò nella sua vita. Smise di bere, giocava ancora un po’, ma non era più la sua droga.

Altri glifi si fermarono, tante croci ansate. “Ghea femo, ghea femo” grignò fra i denti.

 

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Oggi pubblichiamo il racconto scritto dal giovane Alberto Botte che ha partecipato e vinto il concorso promosso da Lions Club. Il racconto verrà pubblicato  in quattro parti.

Titolo: Obolo

di Alberto Botte                maggio-dei-libri-sagome-2015

 

Faceva schifo.

Faceva proprio schifo.

Guardò il bicchiere che aveva in mano. Si accorse di non vederci più bene. Chissà se per l’alcol o perché, in fondo, stava invecchiando.

“Se vinco questa, vado da un ottico e mi prendo un bel paio di occhiali” pensò” Uno di Gucci o Armani, roba da ricconi.”

Con un po’ di fatica infilò una moneta nella slot machine. Il seno di una formosa Cleopatra lo guardava dallo schermo. Accanto a lui qualche pensionato si stava giocando ciò che restava della pensione. Due uomini bevevano e ridevano, rossi in viso.

Fece partire la slot e gli salì l’ansia. Era il suo ultimo obolo alla speranza. Era passato ad un “ComprOro” prima. Aveva venduto una collanina. Valeva poco per quei mercanti, ma per il suo cuore moltissimo. Era l’ultimo regalo che lei gli aveva fatto. Prima di andarsene. Prima di scappare da lui.

Non sapeva cosa era stato peggio. Lo sguardo freddo dell’impiegato che aveva preso in quelle mani lerce il dono. Le sue parole di commento. Il tono piatto con cui aveva tradotto in denaro l’oggetto.

O il ricordo di quel giorno.

Era ancora felice. Aveva un’utilità. “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” Articolo 4 della Costituzione Italiana, comma 2. Si sentiva degno. Si sentiva un essere umano.

Non faceva un lavoro da salvatore della patria, uno di quelli che i tuoi figli bambini sono orgogliosi di dire ai loro compagni di classe “Mio papà è un pompiere/medico/astronauta/….” con gli occhietti che luccicano felici di ingenua malignità, vedendo l’invidia nei loro amichetti.

No, lui era un operaio. Caposquadra, ma sempre un operaio. Tanti anni di lavoro onesto. Non si lamentava, lavorava sodo e dava l’esempio. Il principale aveva una profonda stima di lui. Glielo aveva detto, ad una cena di fabbrica, con il suo sguardo severo e i baffoni d’altra epoca “Lei, mio caro, lei è una grande risorsa per la nostra azienda”.

Quello che gli piaceva di più era tornare a casa, la sera. Stanco, sudato e sporco. Ma felice. Se ne era accorto solo dopo. Solo quando ormai aveva perso tutto, si era accorto di quanto fosse stato felice.

Lo schermo azzurrino della slot continuava a far girare immagini, gli strani glifi egizi. Piramidi improbabili sullo sfondo. Odiava e amava quei momenti. Senti il cuore che batte. Il respiro diventa più forte. Tutto ricomincia a vivere. Si sentiva vivo. Buttava tutto lì dentro. Il freddo buco dove infilava i gettoni era diventato la sua chiesa, il luogo in cui riporre speranze e desideri. Incredibile quanto, per quella manciata di secondi, si sentisse vivo.

Aveva fatto molti sacrifici alla Cleopatra dello schermo. Ogni cosa che poteva avere un valore, via, subito da qualcuno che potesse cambiarla in denaro, il più possibile, il prima possibile. La macchinetta dei gettoni in breve avrebbe vomitato i suoi passepartout per la felicità.

L’attesa, i pensieri che se ne vanno, la vita che fa meno schifo, per un paio di secondi.

Il fine squallore di quel bar, le varie persone, la luce smorta del neon, scomparivano.

Nulla aveva più un valore se non quel turbinio di segni.

Il primo glifo si fermò. Una croce ansata. La Cleopatra sorrise e sbattè gli occhi, gelida e amara.

 

La prossima settimana pubblicheremo la seconda parte del racconto.

 

 

 

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A cura della dott.ssa Cinzia Lusa (del Servizio Serd Ulss di Feltre)

L’avventura del tabacco ha inizio con la scoperta dell’America: la pianta, una solanacea sconosciuta in Europa, era diffusa in America dove gli indigeni ne fumavano e masticavano le foglie. Il fumare la foglia di tabacco non era solo una personale abitudine, ma rientrava sovente nel rituale di ogni riunione civile e religiosa di quei popoli. La parola “tabacos” era il termine che gli indigeni usavano per indicare l’erba secca che, arrotolata e bruciata, poteva essere aspirata.

Il tabacco ben presto cominciò a diffondersi in Europa, accompagnato dalla fama di possedere notevoli virtù terapeutiche. Nel 1560 Jean Nicot, ambasciatore francese a Lisbona, lo fece conoscere alla Corte di Francia, portandolo come omaggio alla Regina Caterina de’ Medici; in Italia fu introdotto nel 1579 dai Cardinali Santa Croce e Tornabuoni e inizialmente l’abitudine al fumo si diffuse molto anche tra i religiosi. Ma già agli inizi del 1600 l’atteggiamento nei confronti di questa abitudine cambiò e si passò ad una violenta persecuzione; in molti paesi vennero introdotti divieti e i trasgressori severamente puniti.

La stessa Chiesa, inizialmente tollerante, nel 1642 decretò la scomunica per i fumatori. Ma nonostante le proibizioni, il tabacco continuò ad essere utilizzato e talmente era diffuso che divenne impossibile applicare le sanzioni, tant’è che le misure repressive piano piano vennero abrogate o sostituite da forme di tassazione. Nel 1725 Papa Benedetto XIII, pure lui amante del tabacco, annullò la scomunica per i fumatori.

L’uso del tabacco si diffuse in tutti gli strati sociali, dal popolo all’aristocrazia, prima come tabacco da fiuto, poi sottoforma di tabacco da pipa o da sigaro.

La prima sigaretta di fabbricazione industriale venne realizzata in Francia nel 1843. Ciò favorì la diffusione dell’abitudine al fumo, che vide la sua massima espansione nei paesi industrializzati nel periodo tra le due guerre mondiali.

fumo

E’ solo a partire dai primi anni ’50 che cominciano i primi studi sulla pericolosità del fumo, ma ci vorranno almeno altri 40 anni perchè venga provata senza ombra di dubbio la responsabilità diretta del fumo nella genesi di alcuni tumori e di altre gravi patologie.

L’OMS definisce il fumo di tabacco la prima causa di morte facilmente evitabile ed è un importante fattore di rischio per molte malattie.

La gravità dei danni fisici dovuti all’esposizione al fumo di tabacco è direttamente proporzionale all’entità complessiva del suo abuso. Più precisamente sono determinanti: l’età di inizio, il numero di sigarette giornaliere fumate, il numero di anni di fumo, l’inalazione più o meno profonda del fumo.

Non dimentichiamo, inoltre, che l’abitudine al fumo crea dipendenza e se iniziare a fumare è facile non lo è altrettanto smettere.

Nonostante la diminuzione del numero di fumatori nei paesi industrializzati, resta preoccupante la percentuale di fumatori giovani. In tutto il mondo, in base ai dati dell’OMS, ogni giorno tra gli 80.000 e i 100.000 giovani iniziano a fumare ed è proprio l’Europa che ha la prevalenza più alta di uso del tabacco tra i ragazzi, in particolare tra le femmine.

In Italia il numero di fumatori in generale nel 2015 è di circa 10,9 milioni, che rappresenta il 20,8% della popolazione; 6,3% milioni sono uomini e 4,6% milioni sono donne. L’analisi della prevalenza del fumo di sigaretta tra gli uomini e le donne di varia età mostra che la parcentuale di fumatori è ancora superiore a quella delle fumatrici in tutte le fasce di età.

Si inizia a fumare mediamente a 17,9 anni con un gap tra uomini e donne di due anni circa (17 anni gli uomini e 19,1 le donne). Circa il 73% dei fumatori ha iniziato a fumare tra i 15 ed i 20 anni e il 12,9%anche prima dei 15 anni. La motivazione principale all’iniziazione al fumo di sigaretta rimane, costantemente nel tempo, l’influenza del gruppo dei pari. Rispetto alla tipologia di prodotti del tabacco acquistati si osserva una conferma, rispetto al 2014, della percentuale di fumatori che scelgono le sigarette fatte a mano (17%), i cui principali consumatori sono i giovani maschi fino ai 25 anni.

 

 

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Questa settimana vi presentiamo delle false credenze sulla pillola: capita spesso infatti che le informazioni che girano attorno all’uso di essa siano incomplete e scorrette.. Cerchiamo quindi di fare un pò di chiarezza!!

Anche in questo caso, le informazioni che utilizziamo vengono tratte dal librSessoSenzaSorprese-294x300etto creato e pensato dalla SIGO (Società italiana Ginecologia e Ostetricia) all’interno del progetto di informazione sulla contraccezione“Scegli tu.

Pillola, vi hanno mai detto che..

“…Copre solo un numero limitato di rapporti sessuali ogni mese?”

Non è assolutamente vero!! La pillola protegge da gravidanze indesiderate per tutto il mese, per un numero illimitato di rapporti.

Se la prima pillola viene presa correttamente con l’inizio della mestruazione, l’efficacia contraccettiva è garantita fin da subito, perchè impedisce la successiva ovulazione e continua anche nei giorni di sospensione.

Package of Birth Control PillsL’efficacia può invece venire meno se ci si dimentica di prendere una pillola. In questo caso, se viene assunta entro le 12 ore dall’ora in cui si sarebbe dovuto farlo, si può continuare regolarmente la confezione con la stessa sicurezza. Se invece sono trascorse più di 12 ore la protezione contraccettiva può diminuire e, pur continuando ad assumere regolarmente le rimanenti pillole della confezione, sarà necessario, per tutto il ciclo, utilizzare un metodo contraccettivo di supporto (es. preservativo). La stessa precauzione dev’essere adottata se nelle prime ore seguenti l’assunzione della pillola (3-4 ore) si verifichi un episodio di vomito o diarrea.

Ogni modo, se dimenticate una o più pillole e avete dei dubbi su come procedere con la somministrazione delle successive compresse, il consiglio è quello di rivolgervi al vostro ginecologo o alle ostetriche del Consultorio Familiare (0439 883170 e nuvoleinviaggio@consultoriogiovanifeltre.net) o al medico di base. Queste figure professionali potranno consigliarvi nello specifico su cosa fare, in base a quale pillola avete dimenticato (una delle prime, piuttosto che le centrali, piuttosto che le ultime) e a quante ore sono passate dalla regolare assunzione.

Per qualsiasi informazione o dubbio potete contattarci via mail: nuvoleinviaggio@consultoriogiovanifeltre.net oppure potete trovarci al Consultorio Giovani di Feltre ogni giovedì pomeriggio dalle 14.00 alle 16.00, gratuitamente e senza appuntamento.

 

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Questa settimana vogliamo proporvi un articolo sulla pillola “del giorno dopo”.
Ci sono state, a tale proposito, delle importanti modifiche di legge, delle quali riteniamo importante informarvi!
Prima di tutto però ricordiamoci di cosa si tratta.
La cosiddetta “pillola del giorno dopo ” non è un contraccettivo!!
E’ un  intervento farmacologico di tipo ormonale, che ha lo scopo di prevenire una gravidanza indesiderata dopo un rapporto sessuale a rischio (ad esempio quando il preservativo si rompe e avviene l’eiaculazione all’interno della vagina senza alcuna protezione).
Il termine emergenza sottolinea che tale forma di contraccezione deve rappresentare una misura occasionale e non sostituire un regolare metodo contraccettivo: si tratta infatti di un farmaco da usare solamente se veramente necessario e se il rischio di una gravidanza indesiderata è molto alto.

pillola_giorno_dopo_estate
Come si usa:
Esistono 2 farmaci : la ” vecchia pillola del giorno dopo ” a base di progesterone ( levonorgestrel)( nome commerciale : norlevo, levonelle) da assumere entro 72 ore dal rapporto a rischio e la nuova ” pillola dei 5 giorni dopo ” ( ulipristal acetato, nome commerciale : ellaOne) che si può assumere fino a 5 giorni dopo il rapporto a rischio ed è più efficace nel ridurre il rischio di gravidanza. Per es. entro 72 ore il rischio di gravidanza è della metà con ellaone rispetto a norlevo. Va comunque presa il prima possibile e non oltre i 5 giorni. Agisce bloccando o ritardando l’ovulazione. L’introduzione in commercio di questo nuovo tipo di contraccezione d’emergenza ha permesso di cambiare la legge in merito. Infatti sopra i 18 anni può essere acquistata senza ricetta medica e quindi anche i produttori della ” vecchia pillola del giorno dopo ” hanno richiesto tale possibilità. L’ importante è non assumerla se si è già instaurata una gravidanza il mese prima e non si è ancora a conoscenza. Se avete avuto rapporti non protetti o a rischio anche il mese prima è meglio fare un test di gravidanza prima di assumerla .
– Il farmaco deve essere assunto il più presto possibile e comunque entro 72- 120 ore dal rapporto non protetto che corrispondono a 3-5 giorni.
– Se il rapporto ha avuto luogo nelle ore o nei giorni che precedono l’ovulazione il farmaco impedisce la fecondazione, ossia l’unione dello spermatozoo con l’ovulo. Se il rapporto è avvenuto ad ovulazione già avvenuta, dovrebbe modificare la zona interna dell’utero impedendo l’impianto . Se il processo di impianto è già iniziato (anche se da poco tempo) il farmaco non è efficace.
– Il trattamento deve iniziare entro 24 ore ed in ogni caso prima delle 120 ore dal rapporto non protetto
– Gli effetti collaterali sono rari , in genere sono entrambe ben tollerate : nausea, diarrea, cefalea, stanchezza (astenia), algie pelviche, vomito, sanguinamenti.
– L’azione contraccettiva è limitata al solo rapporto avuto prima dell’assunzione.
– Se si ha un altro rapporto dopo aver preso la pillola il medicinale non impedirà la gravidanza e si deve usare il preservativo fino al ciclo successivo. Se si è già incinta non interromperà una gravidanza esistente.
– Se si vomita entro 3 ore dall’assunzione della compressa se ne deve prendere un’altra il prima possibile.
– Non può essere utilizzato regolarmente ne ad intervalli ravvicinati.
Rircordate queste caratteristiche.. andiamo a vedere cosa c’è di nuovo:
– per le ragazze minorenni, il farmaco dev’essere prescritto dal proprio medico di base, dal ginecologo/a ospedaliero, dal ginecologo/a del consultorio familiare o dalla guardia medica.
– ciò che è cambiato riguarda le maggiorenni: non è più necessaria, per le ragazze che hanno compiuto i 18 anni, la prescizione medica del farmaco. Ciò significa che è sufficiente recarsi in farmacia perchè vi venga dato il medicinale, senza aver bisogno di nient’altro.
Questo sicuramente semplifica le cose e vi da la possibilità di acquistare più facilmente e rapidamente il farmaco.
Ad ogni modo, è importante ricordare che si tratta di un medicinale preso in casi di emergenza e, per tale motivo, è opportuno assumerlo con responsabilità e solo nel raro caso (perchè raro dev’essere) sia veramente necessario.
Sarebbe poi opportuno che vi rivolgiate al vostro ginecologo/a di fiducia per parlare insieme dei metodi contraccettivi e capire quale meglio potrebbe rispondere alle vostre necessità, per aiutarvi a vivere serenamente i vostri rapporti sessuali senza incorrere nel rischio di gravidanze indesiderate!
Anche qui in Consultorio abbiamo a disposizione ginecologhe e ostetriche disponibili gratuitamente a parlarvi dei vari metodi contraccettivi e ad ascoltarvi per capire le vostre esigenze.
Per ulteriori informazioni potete contattarci allo 0439/883170, oppure venire a trovarci ogni giovedì dalle 14.00 alle 16.00 gratuitamente e senza appuntamento, o scriverci una mail a: nuvoleinviaggio@consultoriogiovanifeltre.net

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artiamo_2016_volantino_colore.iniziativa del Centro Giovani

 

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Vi presentiamo ancora una volta delle false credenze sulla pillola: capita spesso infatti che le informazioni che girano attorno all’uso di essa siano incomplete e scorrette.. Cerchiamo quindi di fare un pò di chiarezza!!preservativo blog

Anche in questo caso, le informazioni che utilizziamo vengono tratte dal libretto creato e pensato dalla SIGO (Società italiana Ginecologia e Ostetricia) all’interno del progetto di informazione sulla contraccezione“Scegli tu.

Pillola, vi hanno mai detto che..

“Non si può usare insieme al preservativo”

È assolutamente falso!!

Anzi, la “doppia barriera” (utilizzo di pillola e preservativo), è il metodo maggiormente consigliato.pillola blog

La pillola è infatti il metodo più sicuro per evitare una gravidanza ed è una scelta autonoma della donna, che in questo modo non delega al partner la responsabilità della contraccezione. Il preservativo è invece attualmente l’unico strumento che protegge dal rischio di malattie sessualmente trasmissibili, come l’AIDS, l’epatite, ma anche patologie molto diffuse come herpes genitale candidosi o clamidia.

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Il primo ministro somalo ha scelto di aderire ad un percorso legislativo che mira a rendere illegali le pratiche delle mutilazioni genitali femminili, messe al bando nel 2012 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che in Somalia vede il 95% di donne vittime di questa tradizione (vedi immagine).

La campagna di sensibilizzazione somala è nata dall’impegno dell’attivista Ifrah Ahmed. La donna, vittima essa stessa delle mutilazioni, si è schierata al fianco di tutte le donne somale e ha dichiarato “la firma del premier è significativa, un passo importante per combattere un problema di cui in Somalia poco se ne parla. Sarà necessaria una campagna di informazione (…). In Somalia le poche ragazze che non sono state vittime della pratica vengono insultate ed emarginate dalla società”. (fonte: Il Giornale, articolo di D. Bellocchio, pubblicato il 25/03/2016)

Grazie alla presenza nel territorio africano di attiviste e donne che si sono battute contro questa tradizione che lede gravemente la salute psico fisica della donna, le mutilazioni sono diventate illegali in 24 stati africani. Recentemente anche la Nigeria (dal 1 giugno 2015 – l’ex presidente ha firmato un disegno di legge) e il Gambia (dale 18 dicembre 2015 – l’Assemblea Nazionale ha sostenuto e votato il divieto delle MGF). Sono esempi importanti e rappresentano il cambiamento della mentalità a favore della tutela dei diritti delle donne. La violenza di queste pratiche viene osteggiata e resa illegale, chi pratica ancora le mutilazioni nonostante il divieto è punito con la multa e con la reclusione.

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Nell’anno scolastico in corso un’educatrice del Consultorio Giovani è entrata in alcune scuole del territorio feltrino per sensibilizzare gli studenti ad un tema molto attuale: le mutilazioni genitali femminili. Con questo termine si intende una serie di pratiche molto diversificate a seconda del popolo nelle quali vengono realizzate, che vi spiegheremo pubblicando vari articoli.

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) rappresentano l’asportazione di una o più parti dei genitali femminili. Esse sono di quattro tipi:vulva

  1. SUNNA (I tipo): implica la resezione della parte esterna del clitoride (prepuzio)
  2. ESCISSIONE (II tipo): il clitoride viene asportato in parte o completamente
  3. INFIBULAZIONE (III tipo): vengono asportati clitoride, piccole labbra e, in alcune aree, anche le grandi labbra (in modo parziale o totale). Successivamente viene cucita la zona genitale riducendo la vagina ad un piccolo foro (grande come un chicco di riso) che permetta la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale.
  4. IIII tipo: prevede interventi misti sui genitali.

In Sudan c’è una variazione (chiamata circoncisione intermedia) dovuta alla differente chiusura in seguito all’asportazione di clitoride, piccole e grandi labbra: viene infatti lasciata un’apertura posteriore più grande.

Questa pratica viene compiuta a bambine di differenti età e lede gravemente la salute della donna: le condizioni igieniche precarie nelle quali vengono compiute possono provicare emorragie, shock, infezioni mortali. Inoltre le conseguenze psicologiche sulla donna sono a lungo termine e possono condurre a gravi depressioni, oltre a dolori forti nel momento del rapporto sessuale e del parto (con possibile morte).

Nei prossimi post approfondiremo alcune false credenze legate a questa tradizione.

 

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Continuiamo e concludiamo il tema trattato in alcuni post precedenti delle false credenze collegate alla tradizione delle Mutilazioni Genitali Femminili.la-nigeria-vieta-le-mutilazioni-genitali-femminili-orig_main

Si dice che le mutilazioni gentiali femminili siano garanzia di pulizia e purezza: le secrezioni prodotte dalle ghiandole collegate al clitoride producono un odore cattivo e rendono il corpo non pulito. Togliere una parte degli organi genitali garantisce pulizia. Questa è una falsa credenza perchè l’organo genitale femminile produce naturalmente delle secrezioni (che cambiano in base alla fase del ciclo); nel caso esse aumentino o determinino un odore forte sono sintomo di un’infezione che va curata. In ogni caso le secrezioni delle ghiandole sono impercettibili e aumentano nell’atto sessuale per facilitare la penetrazione.

Si dice che le mutilazioni genitali femminili, con il mantenimento di un unico piccolo foro nella vagina, migliorino le prestazioni sessuali dell’uomo. Il clitoride, inoltre, genera una maggiore eccitazione nella donna e questo è considerato un affronto. L’asportazione di una parte dei genitali esterni, compreso il clitoride, ha influenze dirette sul piacere della donna nel rapporto sessuale (il clitoride è infatti un muscolo ricco di stimolazioni nervose e quindi, se stimolato, porta la donna all’eccitazione). Non tutti gli uomini la pensano così, dipende dal condizionamento e dall’educazione ricevuti: sono pochi gli uomini che ritengono più piacevole la passività della donna nel rapporto sessuale.

Si dice che le mutilazioni genitali femminili prevengano le morti alla nascita perchè se la testa del  primogenito entra in contatto con il clitoride alla nascita morirà. Non esiste fondamento scientifico di questa convinzione. Anzi, come già detto, queste pratiche possono condurre alla morte del bambino e della madre durante il parto per forti emorragie e per il dolore.

Mgf3Si dice che le mutilazioni genitali femminili vengano fatte per motivi estetici, per evitare che le piccole e grandi labbra crescano fino a penzolare in mezzo alle gambe (come il pene). Questa crescita rappresenta un’anomalia rara che va curata chirurgicamente. Forma e funzioni dell’appartato genitale dipendono, infatti, da ormoni e influenze genetiche. Quindi una forma “anormale” dell’apparato genitale è una malformazione su cui porre attenzione.

Infine, si dice che le mutilazioni siano garanzia di salute e hanno poteri curativi contro la malinconia. Come già detto, questa tradizione ha influenze a breve e lungo termine sulla donna, che proverà dolore in ogni rapporto sessuale e ad ogni parto. L’insoddisfazione della donna e il dolore continuo possono causare gravi depressioni.

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Viale G. Marconi, 7 Feltre - tel. 0439 883170

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